13. L’esperienza estetica dell’amore

Salmo 115
[1] Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da' gloria, per il tuo amore, per la tua fedeltà.
[2] Perché le genti dovrebbero dire: «Dov'è il loro Dio?».

[3] Il nostro Dio è nei cieli: tutto ciò che vuole, egli lo compie.
[4] I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell'uomo.

[5] Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono,
[6] hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano.

[7] Le loro mani non palpano, i loro piedi non camminano; dalla loro gola non escono suoni!
[8] Diventi come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida!

[9] Israele, confida nel Signore: egli è loro aiuto e loro scudo.
[10] Casa di Aronne, confida nel Signore: egli è loro aiuto e loro scudo.

[11] Voi che temete il Signore, confidate nel Signore: egli è loro aiuto e loro scudo.
[12] Il Signore si ricorda di noi, ci benedice: benedice la casa d'Israele, benedice la casa di Aronne.

[13] Benedice quelli che temono il Signore, i piccoli e i grandi.
[14] Vi renda numerosi il Signore, voi e i vostri figli.

[15] Siate benedetti dal Signore, che ha fatto cielo e terra.
[16] I cieli sono i cieli del Signore, ma la terra l'ha data ai figli dell'uomo.

[17] Non i morti lodano il Signore né quelli che scendono nel silenzio,
[18] ma noi benediciamo il Signore da ora e per sempre.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-41)
[38] Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. [39] Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. [40] Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». [41] Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, [42] ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Qual è la parte migliore? Nella relazione, nell’amicizia e nella fede? Il Papa invita ad avere uno sguardo contemplativo sull’altro e sulla stessa vita. Uno sguardo cioè capace di cogliere il cuore dell’altro e del mondo. Quello sguardo conduce fino a Dio. Chi guarda con gli occhi di Dio sperimenta che la sua felicità si compie quando vede felice la persona a cui si vuol bene.

Dall’AL
128. L’esperienza estetica dell’amore si esprime in quello sguardo che contempla l’altro come un fine in sé stesso, quand’anche sia malato, vecchio o privo di attrattive sensibili. Lo sguardo che apprezza ha un’importanza enorme e lesinarlo produce di solito un danno. Quante cose fanno a volte i coniugi e i figli per essere considerati e tenuti in conto! Molte ferite e crisi hanno la loro origine nel momento in cui smettiamo di contemplarci. Questo è ciò che esprimono alcune lamentele e proteste che si sentono nelle famiglie. “Mio marito non mi guarda, sembra che per lui io sia invisibile”. “Per favore, guardami quando ti parlo”. “Mia moglie non mi guarda più, ora ha occhi solo per i figli”. “A casa mia non interesso a nessuno e neppure mi vedono, come se non esistessi”. L’amore apre gli occhi e permette di vedere, al di là di tutto, quanto vale un essere umano. 129. La gioia di tale amore contemplativo va coltivata. Dal momento che siamo fatti per amare, sappiamo che non esiste gioia maggiore che nel condividere un bene: «Regala e accetta regali, e divertiti» (Sir 14,16). Le gioie più intense della vita nascono quando si può procurare la felicità degli altri, in un anticipo del Cielo. Va ricordata la felice scena del film Il pranzo di Babette, dove la generosa cuoca riceve un abbraccio riconoscente e un elogio: «Come delizierai gli angeli!». È dolce e consolante la gioia che deriva dal procurare diletto agli altri, di vederli godere. Tale gioia, effetto dell’amore fraterno, non è quella della vanità di chi guarda sé stesso, ma quella di chi ama e si compiace del bene dell’amato, che si riversa nell’altro e diventa fecondo in lui.

Per riflettere
- La vera gioia è nel far felici le persone cui vogliamo bene. Mi è mai capitato di vivere questa esperienza? Sentirmi felice nel far felice un altro? Provo a ricordare
- Amare vuol dire andare al di la delle apparenze. Nelle relazioni riesco ad avere uno sguardo contemplativo che non si ferma a ciò che appare, a ciò che tutti vedono?

Preghiamo
Ti chiedo, al mattino, la forza per cominciare, la sera, di esser stanca, come chi è in pace con sé, la notte il riposo che mi ristori. Dammi un motivo per fare  e uno per non fare. Fammi amare la mia persona  almeno quanto chi mi è più caro. Abbi cura della mia vita, rendimi capace di impiegarla, fa sì che non bruci il tempo che mi dai. Concedimi il rispetto degli altri e di me. Non farmi soffrire per ciò che non conta. Perdona il mio egoismo. Rendi forti i miei, scaccia da loro la paura che opprime. Perdona il mio egoismo. Potessi chiederti “non farmi sbagliare”, e volere il meglio per me non solo quel che mi serve per essere felice.  Ringraziarti per la gioia  che consegue alle mie scelte, non lasciarmi distruggere dal dolore  per le stesse che, lo so, arriverà. Che nessuno possa soffrire di quel che ho deciso mai. Fammi gioire del mio amore in ogni istante, ricordando che può finire, e sapere che, quando accadrà,  niente potrà cancellare ciò che mi ha dato. Perdona il mio egoismo. Questo è ciò di cui ho bisogno e questo ti domando. Aiutami ad essere felice nel far felici gli altri. Amen.

Ministri straordinari della Santa Comunione

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Il ministro straordinario della Santa Comunione ricopre in maniera straordinaria (ovvero solo quando si presenti una reale necessità) in particolare due tipologie di servizio liturgico nella distribuzione della Comunione:durante le Messe particolarmente affollate o per altre difficoltà in cui possa trovarsi il celebrantefuori dalla Messa in modo particolare ai malati in pericolo di morte o quando il numero dei malati che non possono partecipare alla Messa sia...

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