19. L’ospitalità

Da Isaia 58
[4] Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.

[5] È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l'uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?

[6] Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?

[7] Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato,
nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?

[8] Allora la tua luce sorgerà come l'aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
[9] Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà;
implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!».

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 25-37)
[25] Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». [26] Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». [27] Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». [28] Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».[29] Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». [30] Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. [31] Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. [32]Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. [33] Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. [34] Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. [35] Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». [36] Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». [37] Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».

L’amore che da gioia non è quello che si gioca solo tra i due della relazione, ma quello capace di allargarsi per accogliere il desiderio di bene dei circostanti. È l’amore che spinge al dono, alla capacità di fermarsi di fronte al dolore altrui, condividerlo, perché sia alleggerito. L’amore che riempie di gioia è quello del buon samaritano, che superando i confini della razza e della religione è capace di accogliere e di curare un uomo malmenato, a prescindere dal suo passaporto e dalla sua provenienza. Ma senza guardare troppo in là, l’amore che rimane sempre giovane è quello che ci fa attenti al bene possibile di chi ci vive accanto, perché ne diventiamo collaboratori.

Dall’AL
324. Sotto l’impulso dello Spirito, il nucleo familiare non solo accoglie la vita generandola nel proprio seno, ma si apre, esce da sé per riversare il proprio bene sugli altri, per prendersene cura e cercare la loro felicità. Questa apertura si esprime particolarmente nell’ospitalità[389], incoraggiata dalla Parola di Dio in modo suggestivo: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli»(Eb 13,2). Quando la famiglia accoglie, e va incontro agli altri, specialmente ai poveri e agli abbandonati, è «simbolo, testimonianza, partecipazione della maternità della Chiesa». L’amore sociale, riflesso della Trinità, è in realtà ciò che unifica il senso spirituale della famiglia e la sua missione all’esterno di sé stessa, perché rende presente il kerygma con tutte le sue esigenze comunitarie. La famiglia vive la sua spiritualità peculiare essendo, nello stesso tempo, una Chiesa domestica e una cellula vitale per trasformare il mondo.

Per la riflessione
- Amare significa per un credente impegno nella vita pubblica e sociale per trovare soluzioni ai problemi. Mi interesso alle questioni sociali che vivono le persone che mi sono accanto? Provo ad informarmi criticamente sulle questioni o sono fermo al sentito dire?
- Come abbiamo vissuto la “carità” in questi giorni? Come “fratelli” che hanno condiviso o come “pretenziosi benestanti” che hanno elargito le briciole agli altri?

Preghiamo
Gesù mio, nato in una stalla perché nella locanda non c'era posto per te e la tua famiglia, benedici tutti coloro che offrono ospitalità. Fa' che abbiano sempre posto per i poveri e per i viaggiatori in cammino. Dà loro il coraggio e la forza di accogliere tutti i loro ospiti e fa’ che ricordino che tutto quello che avranno fatto per loro l'avranno fatto per Te. Gesù mio, benedici tutti coloro che danno ospitalità. Lo Spirito Santo dica loro che saranno bene accetti e privilegiati nel Regno dei Cieli che ospita tanta gente, e soprattutto i più poveri fra i poveri. Amen. 

S. Teresa di Calcutta

Comunità in cammino

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