All'opera!

Meravigliose sono le tue opere

Secondo il Suo disegno
Giunti quasi all’estate, ecco finalmente svelato tutto il materiale per preparare al meglio i Grest nei nostri Oratori.
Mettiamoci AllOpera allora… A partire dal logo:
- la forma quadrata indica il Creato, il campo d’azione entro cui muovere i propri passi e mettere in gioco le proprie abilità;
- la linea è il farsi traccia del processo attivo con cui si dà senso al mondo e si costruiscono storie e relazioni;
- gli “omini” stilizzati nello stile di Keith Haring, desiderano raccontare la quotidianità di ogni uomo.

 

 

 

 

 

 

L’AGIRE DELL’UOMO NEL CREATO

Un giardino meraviglioso

Se accostiamo una conchiglia all’orecchio e aspettiamo, sentiremo in lontananza il mormorio del mare. Ma se ascoltiamo ancora più attentamente, senza stancarci, troveremo qualcosa di più raro e segreto, perché in quel rumore leggero e ritmico, come in ogni suono della natura, si nasconde una storia. Questa storia ha per protagonista una bambina: potresti essere tu, ma noi per comodità la chiameremo Sofia. Un giorno Sofia aprì gli occhi e si trovò in un bellissimo giardino, grande e lussureggiante, proprio come doveva essere il paradiso terrestre descritto nella Genesi: pieno di ogni sorta di alberi belli da vedere e buoni da mangiare, ogni specie di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo.  Nella Genesi il Signore Dio chiese ad Adamo di prendersi cura del giardino dell’Eden. Nella nostra storia, invece, Sofia trovò un misterioso biglietto e una chiave, con un invito a esplorare il giardino e a prendersene cura, diventandone custode. Un invito a comprendere - a partire da questo compito - che cosa vuol dire “agire” nel mondo.

Com’è difficile diventare “custode”

Sofia si accorse subito che questo era un compito molto importante ed era molto felice, perché averlo ricevuto era davvero una grande dimostrazione di fiducia, anche se si rendeva conto che realizzarlo non era così semplice come poteva sembrare a un primo sguardo. Nel biglietto che accompagnava la chiave c’era il brano di un salmo, il numero 8, che Sofia conosceva già:
“Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cos’è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
tutte le greggi e gli armenti,
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie del mare”.
Non era un indizio molto chiaro. Parlava della grandezza di Dio e dell’uomo, creato a sua immagine, come custode del mondo, ma senza spiegare di preciso in che cosa consistessero i suoi compiti e sue possibilità.  

Come i grandi esploratori

“Cosa mai dovrò fare?” si chiedeva Sofia. Si guardò intorno. L’erba era verdissima, le piante cariche di frutti, gli animali correvano liberi nei prati. Ovunque si voltasse, il panorama era stupendo. Qualunque azione avesse intrapreso - questo l’aveva capito - doveva servire a salvaguardare questa bellezza e ad accrescerla. Non sapeva però da dove incominciare: pensò che bisognava ragionarci bene, preparare un progetto, come facevano gli adulti prima di avviare qualunque lavoro, perché altrimenti c’era il rischio di sbagliare. Per farlo per prima cosa doveva esplorare il giardino, conoscerlo, Tema Cre-Grest 2018 cercare tutte le informazioni che gli servivano per compiere le scelte giuste, quelle che rispettavano ogni specie vivente, secondo giustizia e armonia. E poi doveva ancora scoprire a che cosa serviva quella chiave misteriosa.  Incominciò a passeggiare lentamente e ad esplorare ogni angolo del giardino. Il sole le scaldava la pelle. Nell’aria si sentiva un intenso profumo di fiori. Pensò che per prendersi cura di tutto quello che le stava intorno aveva molte cose da capire e da imparare. Sofia si incamminò quindi attraverso il giardino guardandosi attentamente intorno e cercando una traccia.  Sotto una tettoia di legno trovò uno scrigno prezioso, finemente intarsiato. La serratura era d’oro, e la chiave di Sofia ci entrava perfettamente: lo aprì e restò molto stupita dal contenuto; non c’erano tesori, oro, pietre preziose, solo altre quattro piccole scatole numerate.  Aprì la prima. C’era una frase: “Primo, osservare. Quello che vedi dipende da come lo guardi. Incomincia da un albero”. Ma cosa avrà voluto dire? 

Primo: Osservare

Un albero restava sempre un albero, da qualunque punto del giardino. Ma se Sofia si avvicinava molto le sembrava più alto, e poteva individuare particolari della corteccia che da lontano sarebbe stato impossibile scorgere, e capire per esempio se era giovane o vecchio, se era sano e forte oppure un po’ malato e secco. Se si allontanava un po’, fino alla cima della collina di fronte, tutt’intorno vedeva anche gli altri alberi che gli stavano intorno formando un bosco: era come una piccola città, e sembrava che i rami si tendessero uno verso l’altro, come braccia, che i più alti proteggessero i più piccoli con la loro ombra. Se si arrampicava tra i suoi rami, il suo punto di vista cambiava ancora: poteva scoprire le tane degli scoiattoli, i nidi degli uccelli, perfino le ragnatele e gli alveari, e scoprire così che un albero è anche una casa per moltissimi esseri viventi. Sofia continuò a passeggiare e a osservare.  Poi tornò indietro. Nella prima scatola c’era anche un piccolo rotolo di carta, che prima non aveva notato, legato da un nastro sottile. Lo sciolse: all’interno c’era un disegno, un albero tracciato da Leonardo da Vinci, accompagnato da una spiegazione. Leonardo Da Vinci era un artista, uno scienziato, un inventore, vissuto tanto tempo fa, alla fine del 1400. Era un grande osservatore, e proprio guardando un albero, come aveva fatto Sofia, una bambina di oggi, aveva notato un particolare importante: tra i rami esistono proporzioni fisse, e grazie ad esse gli alberi possono resistere meglio alla violenza del vento. Questa conformazione aiuta infatti le piante a evitare rotture dei rami. Quante cose, dunque - pensò Sofia -, può imparare l’uomo dalla natura, utili, per esempio, per costruire oggetti e attrezzi che possano resistere alla forza del vento. Osservare è davvero importante.

Secondo: creare

Poi aprì la seconda scatola. E dentro c’era questo messaggio: “Secondo, creare. Prova a stabilire legami nuovi tra gli oggetti che vedi. Incomincia da un albero”.  Sofia, pazientemente, tornò davanti al “suo” albero. Aveva scoperto che quel gioco lo interessava molto. Si guardò intorno. A terra c’erano piccoli rami secchi, arbusti flessibili, e grandi foglie verdi. Le venne in mente un’idea: costruire un aquilone. I piccoli rami potevano essere delle ottime aste. Cercò bene finché ne trovò due della misura giusta, e usando un ramo piatto provò a lisciarle, a togliere i nodi, a spianare la corteccia. Gli arbusti erano flessibili ma resistenti: adatti ad essere utilizzati come delle corde. Provò a tirarli e a fletterli, per saggiarne l’elasticità, finché ne trovò alcuni che facevano al caso suo. Li legò per tenere ferme le aste a croce. Poi provò a tenere unite le foglie intrecciandole. Alla fine, però, non ci riuscì. Si chiese che cosa fosse andato storto, e tornò indietro. Nella scatola c’era un foglio arrotolato. Sofia aveva già qualche sospetto su che cosa potesse contenere, e infatti, una volta aperto, rivelò un altro progetto di Leonardo Da Vinci: era proprio un aquilone, che coincidenza! Era accompagnato, però, da una serie accuratissima di istruzioni per realizzarlo, passo dopo passo. Lo potremmo chiamare “tutorial” se lo trovassimo sotto forma di video su Youtube. Sofia provò a ricominciare da capo seguendo le indicazioni del foglio, e realizzò un bellissimo aquilone, e riuscì perfino a farlo volare. Aveva imparato che creare qualcosa richiedeva i materiali adatti, le competenze per saperli usare nel modo corretto, un maestro che aiuti a svilupparle.

Terzo: Scambiare

Sofia attendeva con una certa trepidazione di scoprire dove lo avrebbe condotto la terza scatola. La aprì lentamente, ed ecco che cosa diceva il biglietto nascosto al suo interno: “Terzo, scambiare. Ogni cosa che crei e che impari si può condividere. Incomincia dal tuo aquilone”.  Sofia si era guardata un po’ intorno ma passeggiando nel giardino fino a quel momento non aveva incontrato nessuno. Uscì un po’ dubbiosa e incominciò a cercare. Teneva il suo aquilone in mano e pensò che in effetti sarebbe stato bello trovare qualcuno che la aiutasse a farlo volare. Vide un vecchio signore che sedeva sul bordo di un lago con la canna da pesca. Si avvicinò e gli si sedette accanto. Aveva sempre trovato affascinante pescare, ma nessuno glielo aveva mai insegnato. Pensò che poteva essere una buona occasione per provare. “Signore, le farebbe comodo un aquilone?” chiese timidamente. Quel signore gli sorrise, annuì: “Lo porterei volentieri a mio nipote - le disse -. E tu vorresti una canna da pesca?”. Sofia sorrise e si azzardò a chiedere: “Mi insegnerebbe a pescare?”. Così Sofia e quel nonno passarono il pomeriggio insieme. Era nata una bella amicizia. La ragazza si sentiva molto fiera di aver ottenuto qualcosa per sé in cambio di un lavoro che aveva portato a termine da sola.

E infine: raccontare

Aprì infine l’ultima scatola. “Hai imparato molte cose lungo il percorso. Ora è il tempo di raccontarle. Vedrai che scegliere le parole con cura, come un poeta o uno scrittore, è un’attività bellissima. Puoi scoprire molti dettagli che prima ti erano sfuggiti”. Sofia vide che proprio in fondo allo scrigno c’era il suo computer portatile. Strano, non si era proprio resa conto di averlo portato con sé. Si accorse che era davvero un lavoro importante: man mano che scriveva era come se ricostruisse quel meraviglioso giardino da capo, attraverso ciò che aveva visto e ciò che aveva imparato. Pensò che quel compito di “custode” che le era stato affidato era stato davvero una bellissima occasione per lei. La aveva spinta a creare qualcosa di nuovo, che era anche suo. Nel profondo del suo cuore pronunciò un silenzioso “grazie”. Sentiva una gioia così grande che non vedeva l’ora di condividerla con altri amici. Così non appena finito il racconto decise di pubblicarlo subito sul suo blog. Nel giro di pochi minuti arrivarono moltissimi commenti di lettori entusiasti e di altri ragazzi come lei che avevano vissuto esperienze simili. Sofia sorrise, rispose a tutti, e questo la fece subito sentire parte di un gruppo più grande di persone. Pensò che quel giorno aveva davvero molte ragioni per festeggiare. 

Obiettivi Cre-Grest 2018

“Fare bene” forse all’inizio non è poi così semplice, ma se impariamo le mosse giuste può diventare entusiasmante. La caccia al tesoro della nostra amica Sofia è partita da azioni precise: Osservare, Creare, Scambiare, Raccontare. E se nelle quattro settimane di Cre-Grest provassimo a seguire il suo esempio? Per capire quale strada seguire, scateniamo la curiosità: bisogna porre molte domande

Fare... Che cosa?

Immaginiamo di viaggiare nel tempo con un drone fino allo studio dove lavorava Leonardo Da Vinci. Eccolo: è in piedi davanti al cavalletto, ha in mano un carboncino, ma il suo sguardo è puntato fuori dalla finestra. Sta guardando un albero. Lo osserva con attenzione, per imprimersi nella memoria non solo la forma del tronco, dei rami, delle foglie, ma ogni particolare utile. Dimensioni, aspetto, colore. A un certo punto si accorge che guardare da lontano non è sufficiente. Allora Leonardo lascia il suo studio e va a passeggiare fuori. Incomincia ad esplorare: attraversa il giardino, si avvicina, misura le distanze tra i tronchi, ne saggia la corteccia per capire com’è fatta.  Prova a scrutare attentamente tra le foglie, con pazienza - perché ci sono particolari che a un primo sguardo risultano invisibili - fino a scoprire i nidi degli uccelli e degli insetti, le piccole increspature, le gemme. Ci vuole più tempo per indagare a fondo e scoprire se ci sono alberi più vecchi e altri più giovani, per capire da che cosa dipende lo sviluppo dei rami, per distinguerne le specie. E poi bisogna trovare gli strumenti adatti a comprendere, per esempio, quale posto occupa l’albero nel paesaggio, perché si sviluppa in un certo modo, come cresce nel tempo. A Leonardo non sfugge nulla. Per ottenere risultati migliori usa anche qualcuna delle sue invenzioni. Torna nel suo studio e...No, non si mette subito a disegnare. Per prima cosa, infatti, scrive. Tutto il suo paziente lavoro di ricerca diventa un trattato della pittura, in cui riunisce le sue scoperte e ne mette in relazione gli elementi più importanti. Così fa emergere aspetti nascosti, che nessuno prima aveva accostato nello stesso modo. Alla fine, poi, eccolo di nuovo davanti alla sua tela, a dipingere alberi speciali come quello sullo sfondo della celebre Annunciazione conservata al museo degli Uffizi di Firenze, che ha spinto a lungo i critici a scervellarsi: non riuscivano infatti a capire a quale specie appartenesse. Artista, inventore, scienziato, Leonardo ha messo a frutto i suoi talenti, le sue indagini, le sue ricerche, svolte con pazienza e lavoro, per creare cose nuove: i suoi dipinti, gli oggetti, le macchine), che rendessero il mondo più bello e più accogliente. Molte volte ha provato e ha sbagliato, proprio come fanno spesso gli scienziati: per riuscire bisogna prima sperimentare. Possiamo farlo anche noi

Fare... Come?

Quando, banalmente, la mamma chiede di apparecchiare la tavola, i bambini - che spesso non ne hanno voglia - incominciano a dire: ma io non lo so, come faccio? Dove sono i piatti? Dove sono le posate? Quando c’è qualcosa da imparare, se per esempio volessimo costruire un uccellino con un foglio di carta con la tecnica giapponese dell’origami, possiamo aprire la pagina di YouTube sul nostro tablet: di sicuro c’è un tutorial. Ce n’è uno per qualsiasi cosa, basta trovare quello giusto. Ancora prima, però, c’erano i manuali e i foglietti delle istruzioni. Senza quelli, è impossibile montare un nuovo apparecchio o imparare a utilizzarlo nel modo corretto. Bisogna capire come si fa, decifrare i singoli passaggi. Dentro ogni oggetto c’è una storia e un mondo da scoprire. E se guardando un oggetto incominciamo a chiederci “come si fa”? Incominciamo a comprendere che bisogna imparare, acquisire una tecnica, una “competenza”, e magari tutto quello che abbiamo ricercato e osservato prima ci può essere utile: come accade a Leonardo quando dipinge un albero rispettandone perfettamente le proporzioni.  Obiettivi Cre-Grest 2018 Il lavoro dell’artigiano è sicuramente quello di creare degli oggetti, come avviene per il calzolaio che a partire da alcuni pezzi di pelle costruisce un paio di scarpe su misura, mettendo insieme molti aspetti diversi: devono essere belle da vedere, comode, devono vestire “bene” il piede al quale sono destinate, non devono stringere troppo o creare problemi di stabilità. Tutti questi risultati si possono ottenere con gli accorgimenti appropriati, imparando per esempio a scegliere i materiali giusti, bisogna saperli plasmare adattandoli al progetto che abbiamo pensato, bisogna lavorare con attenzione, seguendo i passaggi necessari, costruire gli oggetti assemblandone le parti, e attraverso tutte queste azioni generare qualcosa di nuovo, che è alla fine non solo un’opera o un oggetto, ma rappresenta la sintesi di un lungo processo: lo si vede bene, per esempio, in una sinfonia musicale, quando le note scritte sul pentagramma da un compositore si trasformano in musica grazie all’esecuzione contemporanea di tanti strumenti diversi, ognuno con la sua voce. Questo percorso si può realizzare in mille modi diversi, nella storia l’uomo ne ha inventati tantissimi. Alcuni di essi richiedono soprattutto un lavoro intellettuale, altri uno sforzo fisico: pensiamo all’arte, alla musica, alla poesia, all’architettura, alla medicina, all’ingegneria, il commercio, l’agricoltura, la caccia, la medicina. 

Fare... Con chi?

Marco Polo grazie ai suoi viaggi in Oriente divenne il più grande mercante dell’antichità. Nelle sue esplorazioni studiò le tradizioni e le culture di popolazioni diverse e lontane, trovò spezie, oggetti e tessuti preziosi e li portò in Europa. Grazie al suo lavoro terre lontanissime divennero più vicine, scambiandosi merci e conoscenze, e ne resta anche oggi traccia nei suoi scritti, prima di tutto ne “Il Milione”, perché anche raccontare è un modo per condividere. Pierre e Marie Curie nel 1903 ottennero il Nobel per aver scoperto insieme la radioattività: le loro ricerche ebbero un forte impatto sulla medicina e sulla società. Un celebre oggetto di design come la sedia Mackintosh non potrebbe arrivare nelle case prodotto in serie se al disegno del suo creatore, Charles Rennie Mackintosh, vissuto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, non si accompagnasse il lavoro di molte persone per realizzarlo in serie attraverso un processo industriale, e poi per distribuirlo nei negozi. Oggetti e azioni, lo mostrano tutti questi esempi, generano una rete di relazioni, collaborazioni, contributi e partecipazioni. Quando Sherlock Holmes trova un indizio, per verificare che sia fondato e che conduca alla soluzione del caso ha bisogno di condividerlo con Watson. Parlando si scambiano informazioni e opinioni, e nel risultato che ottengono c’è il contributo e l’impronta di entrambi: l’intuizione di Sherlock, la paziente ricerca di Watson. La sedia Mackintosh non avrebbe potuto arrivare fino alle case di oggi, cent’anni dopo essere stata inventata, se nessuno si fosse preoccupato di commerciarla, di investire delle risorse (materiali, tempo, lavoro, persone) per realizzarla e di offrirla al pubblico. Marie e Pierre Curie non hanno tenuto per sé la scoperta della radioattività, l’hanno offerta al mondo: altri scienziati hanno proseguito il loro lavoro portando a nuove scoperte, contribuendo ad alimentare la scienza come patrimonio comune, che va a beneficio di tutti. Come dice Papa Francesco “Tutto è in relazione e la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri” (Laudato sì, 70).

Fare... Perché?

Quando Sherlock Holmes incomincia una delle sue indagini, per prima cosa prova a chiedersi “perché” è accaduto un delitto. “Perché” è la prima domanda che poniamo da bambini, quando ancora non ne comprendiamo bene il senso, esprime un bisogno profondo di ricerca che appartiene a tutti. I più piccoli continuano a chiedere perché fino a quando non si sa più cosa rispondergli. E’ una domanda utile, che spinge a pensare a ciò che si nasconde dietro un’azione, alla libertà di compierla oppure no, alla responsabilità che ogni scelta comporta, e alla capacità di ripensarci in modo critico (avrò fatto bene?). Se Sherlock Holmes indaga, lo fa perché vuole scoprire il colpevole e consegnarlo alla giustizia: agisce per un bene più alto, la sicurezza e la pace. Con le sue azioni contribuisce a creare un bene. Anche noi possiamo chiederci perché e per chi compiamo un’azione, pensando che ogni gesto che compiamo partecipa a un compito più grande, quello della creazione: Dio ha affidato all’uomo (a tutti, quindi anche a noi) il compito di custodire la terra, di renderla più bella. Nell’antichità i cantastorie portavano per il mondo il racconto delle gesta degli eroi: era un modo per farle conoscere, perché la gente le comprendesse e avesse dei modelli a cui ispirarsi. Grandi e piccoli si riunivano intorno al fuoco per ascoltarle, come in un rito serale, perché erano belle. Pensiamo a Omero che ha narrato le gesta di Achille e il grande viaggio di Ulisse. Che cosa c’è dentro un racconto come quello di Omero? Prima di tutto delle parole. Il cantastorie non le sceglie a caso, ma cerca, con fatica, le più belle, quelle che fanno spalancare gli occhi dallo stupore, che suscitano e fanno rivivere le emozioni, prolungano la durata della memoria. Senza l’Odissea chi mai si ricorderebbe oggi di Ulisse “dal multiforme ingegno”? Se un cantastorie è bravo come Omero, le sue storie parlano direttamente al cuore dell’uomo, gli trasmettono messaggi che può fare suoi, in cui può identificarsi e che gli offrono strumenti per migliorare, per crescere. Raccontare trasforma le storie, permette di interpretare la realtà, e in questo modo di crearla di nuovo in modo originale, come fanno gli artisti, i poeti, gli scrittori. Quando un’artista come Leonardo dipinge un quadro non lascia nulla al caso: ricerca, disegna, è attento ogni minimo dettaglio perché il risultato finale sia bello. Accade lo stesso anche in un momento speciale della nostra vita di fede, nella liturgia: anch’essa, contribuisce a festeggiare e a celebrare la bellezza della creazione di Dio e del dono che essa rappresenta per l’uomo. Ecco perché ogni aspetto è il frutto di un’attenta ricerca: le parole che vengono pronunciate, i canti, le preghiere, gli oggetti che si usano, il luogo dove ci si raduna, perché solo così potrà davvero svelare un aspetto della realtà che non sempre appare così evidente, come la presenza di Gesù in mezzo a noi.

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