Essere qualcuno

La voce parte insieme al basso, accompagnata solo da qualche nota quando confida “I'm just the boy inside the man” [“Sono solo un ragazzo nel corpo di un uomo”]. Inizia così la canzone “Be Somebody” della band canadese Thousand Foot Krutch, brano che in forma di dialogo esprime la forza del legame che unisce il cantante (e chi fa proprie le sue parole) alla persona che lo ha reso chi è.

Il protagonista della conversazione si sente smarrito e disorientato, ma ha incontrato qualcuno che riesce sempre a raggiungerlo e a parlargli, non importa quanto siano lontani. È una persona speciale, che gli sa indicare una via d'uscita quando lui non ne vede alcuna e gli porge una luce quando è immerso nel buio. Il loro legame è così solido che “quando la gente dice di non crederci, spero che veda me e te” [“When they say they don't believe / I hope that they see you and me”].

Ogni volta che ascolto questa canzone non saprei dire con certezza chi ci sia dietro il “tu” cui si rivolge quest'uomo che si vede ancora giovane, inesperto: è un amico importante? O Dio? Certo è che si tratta di qualcuno che ha avuto fiducia in lui e che l'ha supportato e amato come nessun altro ha fatto, dandogli la forza di diventare chi realmente è. Come dice il ritornello, “tutti vogliamo essere qualcuno, abbiamo solo bisogno di un assaggio di chi siamo” [“We all wanna be somebody / we just need a taste of who we are”]. Eppure a volte non riusciamo ad avere quell'assaggio di noi stessi, ci sentiamo fragili e diafani, come vetro; andiamo in pezzi e ci perdiamo.

Tuttavia, c'è chi alla fine incontra qualcuno che gli mostra quell'aspetto della sua identità, a volte ignorato, che racchiude la meraviglia che è in lui.

In un'intervista rilasciata al sito NewReleaseToday il cantante dei Thousand Foot Krutch, Trevor McNevan, ha dichiarato che questa canzone è una riflessione sia su se stesso sia su Dio. L'ha scritta in un momento di blocco creativo e attraverso di essa ha voluto comunicare come è riuscito a superarlo. “Be Somebody” mi ricorda dell'insicurezza che a volte proviamo perché non ci sentiamo all'altezza e di chi riesce comunque a farci sentire a nostro agio così come siamo.

Credo che la canzone possa essere interpretata indifferentemente in un'ottica laica o religiosa: sarà l'ascoltatore a darle il significato che gli sembra più appropriato. Qualunque sia la luce sotto cui la si ascolta, rimane un canto di ringraziamento e di amore per questa persona speciale che ci conosce davvero e che, mostrandoci fiducia, ci ha “resi qualcuno”.

(Rachele Armillotta)

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Essere qualcuno | Parrocchia di Traversetolo

Essere qualcuno

La voce parte insieme al basso, accompagnata solo da qualche nota quando confida “I'm just the boy inside the man” [“Sono solo un ragazzo nel corpo di un uomo”]. Inizia così la canzone “Be Somebody” della band canadese Thousand Foot Krutch, brano che in forma di dialogo esprime la forza del legame che unisce il cantante (e chi fa proprie le sue parole) alla persona che lo ha reso chi è.

Il protagonista della conversazione si sente smarrito e disorientato, ma ha incontrato qualcuno che riesce sempre a raggiungerlo e a parlargli, non importa quanto siano lontani. È una persona speciale, che gli sa indicare una via d'uscita quando lui non ne vede alcuna e gli porge una luce quando è immerso nel buio. Il loro legame è così solido che “quando la gente dice di non crederci, spero che veda me e te” [“When they say they don't believe / I hope that they see you and me”].

Ogni volta che ascolto questa canzone non saprei dire con certezza chi ci sia dietro il “tu” cui si rivolge quest'uomo che si vede ancora giovane, inesperto: è un amico importante? O Dio? Certo è che si tratta di qualcuno che ha avuto fiducia in lui e che l'ha supportato e amato come nessun altro ha fatto, dandogli la forza di diventare chi realmente è. Come dice il ritornello, “tutti vogliamo essere qualcuno, abbiamo solo bisogno di un assaggio di chi siamo” [“We all wanna be somebody / we just need a taste of who we are”]. Eppure a volte non riusciamo ad avere quell'assaggio di noi stessi, ci sentiamo fragili e diafani, come vetro; andiamo in pezzi e ci perdiamo.

Tuttavia, c'è chi alla fine incontra qualcuno che gli mostra quell'aspetto della sua identità, a volte ignorato, che racchiude la meraviglia che è in lui.

In un'intervista rilasciata al sito NewReleaseToday il cantante dei Thousand Foot Krutch, Trevor McNevan, ha dichiarato che questa canzone è una riflessione sia su se stesso sia su Dio. L'ha scritta in un momento di blocco creativo e attraverso di essa ha voluto comunicare come è riuscito a superarlo. “Be Somebody” mi ricorda dell'insicurezza che a volte proviamo perché non ci sentiamo all'altezza e di chi riesce comunque a farci sentire a nostro agio così come siamo.

Credo che la canzone possa essere interpretata indifferentemente in un'ottica laica o religiosa: sarà l'ascoltatore a darle il significato che gli sembra più appropriato. Qualunque sia la luce sotto cui la si ascolta, rimane un canto di ringraziamento e di amore per questa persona speciale che ci conosce davvero e che, mostrandoci fiducia, ci ha “resi qualcuno”.

(Rachele Armillotta)

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Il sito della parrocchia come strumento di preghiera: la Liturgia delle Ore

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