« Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me »

San Clemente d'Alessandria (150-ca 215), teologo - Il Pedagogo, I, 21-24

settembre 27 , 2021
Dice la Scrittura: “I suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. Come una madre consola un figlio, così vi consolerò” (Is 66, 12-13). La madre attira a sé i suoi figli e noi cerchiamo nostra madre, la Chiesa. Ogni essere debole e delicato, che ha bisogno di aiuto per la sua debolezza, è grazioso, mite, incantevole; Dio non rifiuta di aiutare un essere così giovane. I genitori prestano una tenerezza particolare ai figli. (...) Così, il Padre di ogni creatura accoglie coloro che si rifugiano presso lui, li rigenera con lo Spirito e li adotta come suoi figli; conosce la loro mitezza e li ama, li soccorre, li difende; per questo li chiama figlioli (cfr Gv 13,33). (…) Lo Spirito Santo, parlando per bocca di Isaia, attribuisce al Signore stesso il termine di bambino: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (…)” (Is 9,5). Chi è dunque questo bambino, questo neonato, a immagine del quale noi siamo dei bimbi? Per bocca dello stesso profeta, lo Spirito ci descrive la sua grandezza: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”(v. 6). Oh che grande Dio! Oh bambino perfetto! Il Figlio è nel Padre e il Padre è nel Figlio. Potrebbe forse non essere perfetto quanto ci insegna questo bambino? Riunisce tutti noi, i suoi bimbi, per guidarci. Ha steso sopra di noi le sue mani, e noi vi abbiamo messo tutta la nostra fede. A questo bambino anche Giovanni Battista rende testimonianza: “Ecco, dice, l’Agnello di Dio” (Gv 1,29). Poiché la Scrittura chiama agnelli i fanciulli, egli ha chiamato “agnello di Dio” il Verbo di Dio che per noi si è fatto uomo e ha voluto essere in tutto simile a noi, lui, il Figlio di Dio, il figlio del Padre, il suo bambino.     

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