« Il servo non è più del suo maestro »

San Cipriano (ca 200-258), vescovo di Cartagine e martire - Lettera 58

dicembre 28 , 2020
L’apostolo Giovanni scrive: « Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato » (1Gv 2,6); e san Paolo: « Siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria » (Rom 8,16-17)… Fratelli carissimi, imitiamo Abele il giusto che per primo ha meritato il martirio per la giustizia (Gen 4,8)… ; imitiamo i tre giovani, Sadràch, Mesàch e Abdènego, che hanno vinto il re con la forza della loro fede (Dan 3)… I profeti a cui lo Spirito Santo aveva dato la conoscenza del futuro e gli apostoli scelti dal Signore, non ci insegnano forse col loro martirio a morire anche noi per la giustizia? La nascita di Cristo è stata subito accompagnata dal martirio a causa del suo nome di bimbi di meno di due anni; anche senza combattere, essi hanno conquistato la corona. Perché fosse chiaro che coloro che sono uccisi per Cristo sono innocenti, dei bimbi innocenti sono stati messi a morte a causa del suo nome… Sarebbe grave che un servo dal nome di cristiano non volesse soffrire quando il suo maestro, Cristo, ha sofferto per primo …! Il Figlio di Dio ha sofferto per farci figli di Dio, e i figli degli uomini non vogliono soffrire per continuare ad essere figli di Dio…? Il Signore del mondo ce lo ricorda : “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo... Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone” (Gv 15,18-20)… Quando combattiamo per la fede, Dio ci guarda, i suoi angeli ci guardano, Cristo ci guarda. Quale gloria, quale fortuna aver Dio che presiede alla prova e Cristo giudice quando riceveremo la corona! Allora, fratelli carissimi, raccogliamo tutte le nostre forze, prepariamoci alla lotta con anima senza colpa, fede solida e generoso coraggio.    

Da 70 anni suonano ancora assieme le campane di Vignale

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In seguito al decreto del 23 aprile 1942, emanato dal governo Mussolini, che comportò la requisizione forzata delle campane su tutto il territorio italiano per convertirle in armi da offesa, anche la frazione di Vignale subì la rimozione delle due campane minori, lasciando sulla torre la sola campana maggiore. Nel dopoguerra le due campane requisite furono rifuse a spesa del governo e solennemente benedette da S. E. il vescovo Evasio Colli il giorno 11.10. 1948, con...

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