« In quel giorno chiederete nel mio nome »

San Fulgenzio di Ruspe (467-532), vescovo in Africa del Nord - Lettere 14, 36; CCL 91, 42

maggio 15 , 2021
Per prima cosa dobbiamo rivolgere l'attenzione a quel che diciamo a conclusione della preghiera: "Per Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore"; non diciamo affatto "Per lo Spirito Santo": infatti non senza ragione la Chiesa cattolica esalta Cristo per quel mistero per cui "uno solo è il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Gesù Cristo" (1 Tm 2, 5), "sacerdote in eterno alla maniera di Melchisedek" (Eb 7, 17), "che con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario" (Eb 9, 12), "non fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso dove siede alla destra di Dio e intercede per noi" (Eb 9, 24). L'Apostolo, contemplando nel Cristo la sua missione di pontefice, disse: "Per mezzo di lui offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome" (Eb 13, 15). Per mezzo suo dunque offriamo il sacrificio di lode e di preghiera, poiché da nemici che eravamo siamo stati riconciliati dalla sua morte (Rm 5, 10). Per lui, che si è degnato di farsi vittima per noi, il nostro sacrificio può essere accetto agli occhi di Dio. Per questo il beato Pietro ci ammonisce dicendo: "Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo" (1 Pt 2, 5). Ecco dunque perché diciamo a Dio Padre: "Per Gesù Cristo nostro Signore".    

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