« Infine il seme è caduto sulla terra buona »

San Teodoro Studita (759-826), monaco a Costantinopoli - Omelia 2 per la Natività della Vergine Maria, 4, 7: PG 96, 683-686, 690 D, 695 D

settembre 18 , 2021
Sembra rivolversi a Maria il beato profeta Gioele quando esclama: « Non temere, terra, ma rallegrati e gioisci, poiché cose grandi ha fatto il Signore » (Gl 2, 21). Infatti Maria è una terra: quella terra sulla quale l'uomo di Dio Mosè ha ricevuto l'ordine di togliere il sandalo (Es 3, 5), immagine della Legge il cui posto sarebbe stato preso dalla grazia. È quella terra sulla quale, nello Spirito, si è stabilito colui di cui cantiamo che « ha fondato la terra sulle sue basi » (Sal 103, 5). È una terra dalla quale sboccia, pur senza esser stata inseminata, un frutto che dà il cibo ad ogni vivente (Sal 135, 25). Una terra nella quale non è mai cresciuta la spina del peccato: proprio al contrario, essa ha dato alla luce colui che ha estirpato il peccato alle radici. Una terra infine, non maledetta come la prima, che produceva spine e cardi (Gen 3, 18), bensì sulla quale riposa la benedizione del Signore, e che porta nel suo grembo un « frutto benedetto » come dice la parola sacra (Lc 1, 42). (...) Rallegrati, Maria, dimora del Signore, terra che Dio ha calcato con i propri passi. (...) Rallegrati, paradiso più bello del giardino di Eden, in cui è germogliata ogni virtù ed è cresciuto l'albero di Vita.     

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