« Io vi dico »: La Legge antica compiuta da colui che dà la Legge nuova

Un’omelia greca del IV secolo - Ispirata dal Trattato sulla Pasqua di Sant’Ippolito di Roma ( ?-circa 235), sacerdote e martire; SC 27, 134

giugno 17 , 2017
La Legge data a Mosè è una raccolta di insegnamenti vari e imperativi, una collezione, utile a tutti, di ciò che conviene fare in questa vita, un riflesso mistico delle usanze della vita celeste: una fiaccola e una lampada, un fuoco e una luce, immagini delle luci di lassù. La Legge di Mosè era l’itinerario della pietà, la regola dei costumi onesti, il freno del primo peccato, lo schizzo della verità futura (Col 2,17)... La Legge di Mosè era per la pietà un maestro e per la giustizia una guida, per i ciechi una luce e per gli insensati una prova, per i bambini un pedagogo e per gli imprudenti un ormeggio, per le teste rigide una briglia e per gli impazienti un giogo vincolante. La Legge di Mosè era il messaggero di Cristo, il precursore di Gesù, l’araldo e il profeta del gran Re, una scuola di sapienza, una preparazione necessaria e un insegnamento universale, una dottrina venuta al momento opportuno e un mistero temporaneo. La Legge di Mosè era un riassunto simbolico ed enigmatico della grazia futura, annunciando in figure la perfezione della verità a venire. Con i sacrifici annunziava la vittima, con il sangue, il Sangue, con l’agnello, l’Agnello, con la colomba, la Colomba, con l’altare, il Sommo Sacerdote, con il Tempio, il soggiorno della divinità, con il fuoco dell’altare la piena “luce del mondo” (Gv 8,12) che scende dall’alto.    

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