« Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? »

Isacco di Siria (VII secolo), monaco nella regione di Mossul - Discorsi ascetici, prima parte, n° 58

marzo 21 , 2017
Se coesistono nella stessa anima, la compassione da un lato e il giudizio di semplice equità dall'altro, sono come un uomo che adora nella stessa casa insieme Dio e gli idoli. La compassione è il contrario del giudizio di semplice giustizia. Il giudizio strettamente equo implica l'uguale ripartizione di una misura simile per tutti. Dona a ognuno quello che merita, niente di più; non si sbilancia da un lato né dall'altro, né discerne nella retribuzione. Invece la compassione è suscitata dalla grazia, si china su tutti gli esseri con lo stesso affetto, si guarda dalla semplice retribuzione verso coloro che meritano il castigo, e colma oltre misura coloro che sono degni del bene. La compassione è dunque dal lato della giustizia, il giudizio semplicemente equo è dal lato del male... Come un granello di sabbia non pesa come molto oro, la giustizia equa di Dio non pesa quanto la sua compassione. Come un pugno di sabbia che cade nel grande oceano sono le colpe di ogni carne in confronto alla provvidenza e alla misericordia di Dio. Come una sorgente che cola abbondantemente non può venire intasata da un pugno di polvere, così la compassione del Creatore non può essere vinta dalla malizia della creatura. Chi conserva il risentimento mentre prega è simile a un uomo che semina nel mare e spera di mietere.    

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