« Non è un Dio dei morti ma dei viventi »

Sant'Anastasio d'Antiochia, monaco poi patriarca d'Antiochia 549-570 e 593-599 - Discorso 5, sulla Risurrezione di Cristo; PG 89, 1358

giugno 02 , 2021
“Per questo Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi” (Rm 14,9). “Dio non è Dio dei morti, ma dei viventi”. Poiché il Signore dei morti è vivo, i morti non sono più morti, ma vivi; e regna in loro la vita proprio perché vivano, senza temere più la morte, come “Cristo, risuscitato dai morti, non muore più” (Rm 6,9). Così risuscitati e liberati dalla corruzione, non vedranno più la morte, ma parteciperanno alla risurrezione di Cristo, come Cristo fu partecipe della loro morte. Non per altro motivo infatti egli discese sulla terra, fino ad allora eterna prigione, se non per “infrangere le porte di bronzo e spezzare le sbarre di ferro” (Is 45,2) della morte e per attirare a sé dalla corruzione la nostra vita, donandoci la libertà al posto della schiavitù. Se non appare ancora ultimata l'opera di questo disegno divino (gli uomini infatti continuano a morire e i corpi si dissolvono nella morte), ciò non deve diventare motivo di incredulità. Già in anticipo infatti abbiamo avuto le primizie dei beni futuri promessi nella persona di colui che è il primogenito (...); “Con lui ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù” (Ef 2,6). Raggiungeremo il compimento di questa promessa quando verrà il tempo prestabilito dal Padre, quando avremo lasciato l'infanzia e arriveremo “allo stato di uomo perfetto” (Ef 4,13). Così piacque al Padre dei secoli, perché fosse stabile il dono concesso. (...) L'apostolo Paolo inoltre dice che questo fatto, a lui ben noto, si sarebbe avverato per tutto il genere umano per mezzo di Cristo, “il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,21). (...) Il corpo glorioso di Cristo non è diverso dal “corpo seminato ignobile” (1 Cor 15,43), è lo stesso, ma mutato poi in glorioso. Portando al Padre la sua umanità, primizia della nostra natura, Cristo condurrà a lui anche tutto l'universo; lo ha promesso quando ha detto: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).    

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