« Quello che ascoltate all'orecchio, predicatelo sui tetti »

San Patrizio (ca 385-ca 461), monaco missionario, vescovo - Confessione, § 43- 47; SC 249, 119

giugno 21 , 2020
Non per mia iniziativa ho cominciato questa opera, ma Cristo Signore mi ha ordinato di venire a trascorrere tra i pagani Irlandesi il resto dei miei giorni – se lo vuole il Signore e se mi custodisce da ogni via cattiva. (...) Ma non confido in me stesso «finché sono in questo corpo votato alla morte» (2 Pt 1,13; Rm 7,24). (...) Non ho condotto una vita perfetta come altri fedeli; ma lo confesso al mio Signore e non arrossisco alla sua presenza. Infatti non mentisco: da quando l'ho conosciuto nella mia giovinezza, l'amore di Dio è cresciuto in me, insieme al suo timore, e fino ad oggi, per la grazia del Signore, «ho conservato la fede» (2 Tm 4,7). Rida dunque e mi insulti chiunque vorrà; io non tacerò e non nasconderò «i prodigi e i miracoli» (Dn 6,28) che il Signore che conosce ogni cosa mi ha mostrato, molti anni prima che succedessero. Per questo dovrei rendere senza sosta grazie a Dio, che tanto spesso ha perdonato la mia stupidità e la mia trascuratezza e non si è irritato neanche una sola volta contro di me, nonostante sia stato eletto vescovo. Il Signore mi «ha fatto grazia», «in favore di mille generazioni» (Es 20,6), perché ha visto che ero disponibile. (...) Infatti numerosi erano coloro he si opponevano a questa missione; parlavano anche fra di loro a mia insaputa e dicevano: «Perché costui si getta in un'impresa pericolosa presso degli stranieri che non conoscono Dio?» Non per malizia si esprimevano così; io stesso lo attesto: a causa della mia rozzezza non potevano capire perché io fossi stato nominato vescovo. Neanch'io sono stato pronto a riconoscere la grazia che era in me. Ora tutto questo è diventato chiaro per me. Ora dunque, espongo semplicemente ai miei fratelli e ai miei compagni di servizio che mi hanno creduto, perché «ho predicato prima e lo ripeto ora» (2 Cor 13,2), allo scopo di fortificare e di confermare la vostra fede. Possiate anche voi ricercare scopi più elevati e compiere opere più eccellenti. Questo sarà la mia felicità, poiché «il figlio saggio rende lieto il padre» (Pr 10,1).    

I Guarnieri

Close

I Guarnieri e la tradizione della lavorazione del ferro La tradizione della lavorazione del ferro in Traversetolo è stata per tanti anni legata al nome della famiglia Guarnieri. Gli stessi arredi in ferro, finemente lavorato, che ornano la nostra Chiesa sono opera novecentesca di Rosolino Guarnieri. Un mestiere, un’abilità artistica che ha origini lontane, ormai secolari. Nel 1558, il 25 novembre, mastro Andrea Guarnieri, uomo discreto,...

Continua...





Avvisi e Comunicazioni