'A livella

'A livella (in italiano, La livella) è una poesia in italiano e napoletano scritta da Totò nel 1964.

agosto 04 , 2019

Citata da Don Giancarlo nell'omelia della XVIII Domenica del Tempo Ordinario, riportiamo il testo della traduzione della poesia:

“Ogni anno, il 2 Novembre, si usa andare al cimitero per i defunti. Ognuno deve avere questa gentilezza; ognuno deve avere questo pensiero.

Ogni anno, puntualmente, in questo giorno di questa triste e mesta ricorrenza, anche io ci vado e con dei fiori adorno il loculo di marmo di zia Vincenza.

Quest’anno mi è capitata un’avventura..dopo aver compiuto il mio triste omaggio. (Madonna) se ci penso che paura! ma poi mi diedi anima e coraggio.

Il fatto è questo, statemi a sentire: si avvicinava l’ora di chiusura: io piano piano, stavo per uscire buttando un occhio a qualche sepoltura.

Qui dorme in pace il nobile marchese signore di Rovigo e di Belluno ardimentoso eroe di mille imprese morto l’11 Maggio del ’31

Lo stemma con la corona sopra a tutto..sotto una croce fatta di lampadine; tre i mazzi di rose con una la scritta del lutto: candele, lanterne e sei lumini.

Proprio accanto alla tomba di questo signore, c’era un’altra tomba, piccolina, abbandonata, senza nemmeno un fiore; per segno, solamente una piccola croce.

E sopra la croce appena si leggeva: ” Esposito Gennaro – netturbino”: guardandola, che pena mi faceva questo morto senza nemmeno un lumino!

Questa è la vita! nella mia testa pensavo..chi ha avuto tanto e chi non ha niente! Questo povero madonna (uomo) si aspettava che anche all’atro mondo era pezzente?

Mentre fantasticavo su questo pensiero, si era fatta quasi mezzanotte, e rimasi chiuso prigioniero morto di paura..davanti alle candele.

Tutto a un tratto, cosa vedo da lontano? Due ombre avvicinarsi dalla mia parte. Pensai: questo fatto mi sembra strano…Sono sveglio..dormo, o è fantasia?

Altro che fantasia; Era il Marchese: con la tuba, la caramella e il pastrano; quell’altro dietro a lui un brutto arnese, tutto puzzolente e con una scopa in mano.

E quello certamente è don Gennaro…il morto poverello..il netturbino. In questo fatto io non ci vedo chiaro: sono morti e tornano a quest’ora?

Potevano starmi a quasi un palmo, quando il Marchese si ferma di botto e si gira piano piano..calmo calmo, disse a don Gennaro. ” Giovanotto!

Da voi vorrei sapere, vile carogna, con quale ardire e come avete osato di farvi sepellire, per la mia vergogna, accanto a me che sono nobile!

La casta è casta e va rispettata, ma voi perdeste il senso e la misura; la Vostra salma andava sì tumulata; ma seppellita nella spazzatura!

Non posso sopportare ancora oltre la vostra vicinanza puzzolente, è d’uopo quindi, che cerchiate una fossa tra i vostri pari, tra la vostra gente”.

 Signor Marchese non è colpa mia, io non vi ho fatto questo torto; è stata mia moglie a commettere questa sciocchezza, io che potevo fare se ero morto?

Se fossi vivo vi accontenterei, prenderei la cassa con dentro le quattro ossa e proprio adesso, in questo istante, entrerei dentro un’altra fossa.

E cosa aspetti sporco maleducato, che la mia ira raggiunga l’eccedenza? Se non fossi stato un titolato avrei già dato piglio alla violenza!

Fammi vedere..prendi questa violenza..La verità Marchese, mi sono stufato di ascoltarti; se perdo la pazienza mi dimentico di essere morto e sono botte!…

Ma chi ti credi di essere..un dio? Qui dentro, lo vuoi capire, che siamo uguali? Morto sei tu e morto sono anche io; ognuno come a un altro tale e quale.

“Lurido porco!..Come ti permetti di paragonarti a me, che ebbi natali illustri, nobilissimi e perfetti, da fare invidia a Principi Reali?”.

“Ma quale Natale..Pasqua ed Epifania!!! Te lo vuoi mettere in testa..nel cervello che sei ancora malato di fantasia?..La morte sai cos’è? ..è una livella.

Un re, un magistrato, un grand’uomo, passando questo cancello, ha fatto il punto che ha perso tutto, la vita e pure il nome: tu questo conto non lo hai ancora fatto?

Perciò stammi a sentire..non fare il restìo, sopportami vicino- che te ne importa? Queste pagliacciate le fanno solo i vivi: noi siamo seri..apparteniamo alla morte!”

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