Aggrapparsi all'Eterno, nostra roccia

San Claudio La Colombière (1641-1682), gesuita - Diario spirituale

dicembre 02 , 2021
Pensando all'eternità di Dio, me la sono immaginata come una roccia immobile sulla riva di un fiume, dalla quale il Signore vede passare tutte le creature senza muoversi e senza mai passare lui stesso. Tutti gli uomini che si aggrappano alle cose create mi sembravano come quelli che, trasportati dalla corrente dell'acqua, si aggrappano a una tavola, a un tronco d'albero o a grumi di schiuma che prendono per qualcosa di solido. Tutto questo viene portato via dal torrente; gli amici muoiono, la salute si consuma, la vita passa, si arriva all'eternità portati su questi supporti temporanei come su un grande mare, dove non si può fare a meno di entrare e perdersi. Ti rendi conto di quanto sei stato imprudente a non aggrapparti alla roccia, all'Eterno, al Signore; vorresti tornare, ma le onde ti hanno portato troppo lontano, non puoi tornare, devi necessariamente perire con le cose che periscono. Ma un uomo che si aggrappa a Dio vede senza paura il pericolo e la perdita di tutti gli altri; qualunque cosa accada, qualunque rivoluzione avvenga, è sempre sulla sua roccia; Dio non può sfuggirgli; ha abbracciato solo lui, è sempre preso da lui; le avversità gli danno solo motivo di gioire della buona scelta che ha fatto. Egli possiede sempre il suo Dio; la morte dei suoi amici, dei suoi genitori, di coloro che lo stimano e lo favoriscono, la distanza, il cambiamento di lavoro o di luogo, l'età, la malattia, la morte non gli tolgono nulla del suo Dio. Egli è sempre ugualmente contento, dicendo nella pace e nella gioia della sua anima: "Il mio bene è stare vicino a Dio: nel Signore Dio ho posto il mio rifugio" (Sal 73,28).     

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