ALLELUIA, CRISTO È RISORTO!

Invitati al banchetto dell’Agnello

aprile 04 , 2021

Dopo quaranta giorni di silenzio, in questa celebrazione torna a risuonare con solennità e gioia il canto tipico del cristiano: «Alleluia!». È come se dicessimo: «Finalmente!». Le angosce della vita, i dolori e le sofferenze, le attese più belle giungono al loro compimento perché sperimentiamo che la morte non ha l’ultima parola. Siamo discepoli del Dio della risurrezione, di colui che in Gesù strappa ogni uomo al male e lo riporta al bene vero ed eterno. La nostra gioia sia davvero profonda: Cristo è risorto, è veramente risorto e noi risorgiamo insieme a lui! Buona Pasqua!

don Tiberio Cantaboni

Tutto parte dalla Pasqua. La risurrezione è il sigillo divino su tutto quello che Gesù ha fatto e insegnato nella sua vita terrena, ed è svelamento del compimento definitivo – il regno di Dio – che attende l’umanità e la creazione intera. La Pasqua è causa della nostra fede; sulla Pasqua si fonda il nostro Battesimo; dalla Pasqua nasce la Chiesa. Gli apostoli, testimoni privilegiati della morte e risurrezione del Signore, annunciano la bella notizia della salvezza, che è messaggio di vita e di speranza (I Lettura). Apprendiamo, però, dal Vangelo, che la Chiesa del giorno di Pasqua muove passi incerti: fragile è la sua fede, quasi accantonata la speranza, corta la memoria; e il Risorto la sostiene con i segni della sua misteriosa presenza – il sepolcro vuoto e in ordine, il forestiero sulla via di Èmmaus, parole che riscaldano il cuore, il pane spezzato – perché ogni dubbio si plachi e il vero fiorisca. La fede si consolida, rinasce la speranza, si ricompongono i fili della memoria: sì, Cristo è veramente risorto! Oggi è Pasqua. Anche a noi è donata l’alba della risurrezione. Lasciamo che la grazia fluisca dalla croce gloriosa di Cristo e ci rigeneri a una vita di fede pura e credibile (II Lettura).

don Giuliano Saredi, ssp

Eucaristia, splendore del Risorto
La celebrazione eucaristica che «fa salire verso l’alto un rendimento di grazie» orienta oggi il nostro sguardo. La Pasqua del Signore fa risuonare in noi quello stupore da primi discepoli, attoniti davanti a ciò che li superava e ai quali verrà chiesto: «Uomini di Galilea perché guardate il Cielo?» (At 1,11). Interpellati sul nostro guardare in alto, verso i cieli, siamo attratti da quel mistero a noi svelato nella Risurrezione e che, in situazioni di prova come quella vissuta con la pandemia, è stato l’unico a sostenere la nostra speranza. Cristo è nei cieli per ricongiungersi al Padre suo e Padre nostro, portando con sé tutti noi. Gesù che aveva già consegnato se stesso nelle mani del traditore nell’ultima Cena, in realtà ribadiva già lì il senso del suo sedersi a mensa con noi. Privandosi della sua vita per il Padre e i discepoli, suoi commensali, ci ha lasciato la più grande eredità: «Fate questo in memoria di me». Ora siede alle nostre mense e ripropone a noi lo stesso memoriale attualizzandolo: solo nell’eucaristia celebrata possiamo unirci a lui nella sua Pasqua-passaggio dalla morte alla vita, ritrovando il dimanismo della nostra esistenza credente! È qui il fulcro della nostra fede, è qui il perno attorno al quale ruota il senso della nostra sequela. I quattro Vangeli, senza distinzione, ci mostrano che il banchetto al quale Dio ci invita è per tutti: suo Figlio sta volentieri a tavola con i tipi più disparati di persone, non solo per condividerne la mensa, ma per insegnare, in gesti e parole, che il suo banchetto non è per chi ha manìe di protagonismo e cerca i primi posti, ma per chi attende in umiltà, già appagato dall’essere lì, con lui. È il povero delle beatitudini che attira il dono gratuito di Dio, il povero di sé che nulla pretende e che, stupìto, si interroga, come i discepoli di Èmmaus, su quel viandante che si fa compagno nel cammino. È chi vede finalmente cadere le proprie perplessità «allo spezzare del pane». Lì, ogni povero in spirito, tra cui anche noi, comprende chi, sottratto alla vista, permane come vivente nei nostri cuori, certi di non essere mai abbandonati. Nell’Eucaristia permane il bagliore del Risorto!

don Vittorio Stesuri, ssp

Liturgia delle Ore

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Il sito della parrocchia come strumento di preghiera: la Liturgia delle Ore

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