Annunciamo la Pasqua del Signore

Come hanno guardato quel sepolcro?

marzo 14 , 2021

Questo periodo di Quaresima volge alla fine e presto l’annuncio della Resurrezione farà rifiorire la speranza nella vittoria della vita eterna sulla morte, sulla nostra morte di umani deboli, fragili, mortali. “Cristo è risorto! È veramente risorto!”: questa è la nostra verità, la nostra fede, la nostra speranza e lo scaturire della nostra carità. Come dice l’Apostolo, “se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede … e noi possiamo essere considerati tra i più miserabili della terra” (1Cor 15,17-19).

Come esprimere questa gioia che ci conforta e rassicura? Siamo pronti o dobbiamo prepararci all’annuncio?

la Pasqua non è “la solita festa” che scandisce il tempo liturgico; è la sorgente della speranza che ci fa guardare avanti per risorgere anche noi a vita nuova, ritrovando la gioia nella vita e la forza di vivere bene, in comunione con Dio e in pace con tutti gli uomini. Col trascorrere del tempo però anche noi cambiamo, non siamo sempre gli stessi: alcuni hanno maturato le proprie incertezze, altri sono rimasti nel dubbio della propria fede.

Abbiamo per questo il bisogno di sentire la voce di Gesù che ci rassicura: fidati! Abbi fede, lascia alle spalle il passato e guarda con nuova luce il presente.

Se questo invito poteva risuonare strano e difficoltoso da applicare per le popolazioni coeve alla vita di Gesù, perlopiù politeisti, o per gli stessi ebrei, per noi, già cristiani, dovrebbe apparire familiare. Ma non è così. Il procedere nella vita, le difficoltà, le tristezze, le preoccupazioni ci conducono spesso ad affievolire la nostra fede. E così, come ogni anno si fanno le “pulizie pasquali” della casa, per togliere la polvere ed il superfluo accumulati nell’inverno, dobbiamo togliere in noi ciò che ci ha allontanati dalla fede. Abbiamo bisogno per questo di sentirci ripetere quel “fidati!” necessario per vincere la confusione del passato e vivere nella costanza della fiducia in Cristo.

La fedeltà in Cristo ha bisogno di costanza: come nella vita è richiesta la fedeltà familiare, altrettanto la fede necessita di dedizione, insistenza, volontà e fiducia.

Come la Pasqua apre alla primavera, tempo simbolico di rinnovamento, rinascita, nuovo vigore, anche per noi questo periodo di preparazione pasquale sia propizio alla nostra resurrezione dal buio invernale, per fare pulizia di tutte le inutilità che ci opprimono, per riportare ordine nella nostra vita interiore. Solo se rigenerati nello spirito potremo anche noi dare l’annuncio della Resurrezione.

Credere è fidarsi, avere fiducia.

La Pasqua è la verità centrale della nostra fede, eppure la voce del Vangelo che l’annuncia è poco più di un bisbiglio. Per la nostra logica e sensibilità questo evento, il più importante della storia e della nostra fede, avrebbe dovuto apparire spettacolare, e invece è un avvenimento che non ha testimoni: nessuno ha visto che cosa era accaduto il terzo giorno.

Gli stessi racconti evangelici, in cui le discordanze tra un evangelista e l’altro sono numerose, evidenziano stupore e diffidenza: nessuno se lo aspettava: la realtà sembra aver superato l’immaginazione. Davanti al mistero di Dio, anche i più fedeli vacillano e non sanno, impauriti e meravigliati, che balbettare tra loro. Avrebbero dovuto gioire, annunciare a tutti la resurrezione, invece rimangono ammutoliti.

Nel racconto di Marco (Mc 16,1-8) Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome, passato il sabato, munite di aromi per andare a ungere il cadavere di Gesù, si recano al sepolcro, lo trovano aperto e vedendo all’interno un giovane vestito di bianco, si spaventarono. E quando il giovane, un angelo, dice loro che Gesù è risorto e di andare ad annunciare ai discepoli di raggiungere la Galilea dove lo avrebbero rivisto, esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da tremito e da stupore; e non dissero nulla a nessuno, perché avevano paura.

Matteo (Mt 28,1-10) fornisce dell’episodio alcuni diversi particolari:
“Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete». Ecco, io ve l'ho detto».

Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Pur nella diversità dei fatti narrati anche Matteo evidenzia il timore e l’incredulità che pervadono le donne; la paura cessa soltanto alla vista di Gesù. Per credere, le donne, hanno dovuto vedere concretamente.

Nel vangelo di Luca la narrazione è pressoché analoga, anche se gli angeli che parlano alle donne incredule e spaventate sono due. “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno”.

A queste parole degli angeli “esse si ricordarono delle sue parole”. Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo e anche le altre che erano con loro ricordano, ma rimangono titubanti, tanto che, riferendo l’accaduto agli apostoli, le loro “parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse. Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l'accaduto.

La narrazione di Giovanni (Gv 20,1-10) diventa più dettagliata nei tempi e nelle descrizioni, diradando la nebbia che ha offuscato e turbato le menti alla vista del sepolcro vuoto
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario che era stato sul suo capo non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa.

La narrazione prosegue col racconto di Maria di Magdala che, rimasta sola e piangente al sepolcro, vede gli angeli e Gesù stesso, ma non lo riconosce subito, ha bisogno di sentirsi chiamata per nome da lui. Solo allora comprende e corre ad annunciare ai discepoli “ho visto il Signore”, riferendo le sue parole.

Nel brano di Giovanni, diversamente dalle altre scritture, gli unici testimoni della resurrezione, messi al centro della scena, sono la tomba, le bende e la pietra.

Non compaiono altri particolari che possano aver catturato l’attenzione di Pietro e che portano Giovanni a credere. Le bende sono intatte, ma afflosciate, svuotate, gli manca il contenuto, quello che prima contenevano non c’è più, non sono ripiegate ma avvolte e impacchettate come prima, solo che ora non avvolgono nessuno.

Tutto ciò sconvolge, fa pensare… ma solo Giovanni crede.

Pur vedendo la stessa scena, solo Giovanni crede, Pietro rimane come perplesso, le donne hanno bisogno di vedere Gesù per credere.

Come hanno guardato quel sepolcro?
Diversi sono i modi di vedere sottolineati da Giovanni: c’è il vedere materiale del sepolcro vuoto da parte di Maria e del discepolo amato, c’è il vedere investigativo da parte di Pietro che genera lo stupore, e c’è in fine la visione che nasce dalla fede: è lo sguardo del discepolo che ama, e l’amore, come direbbe Pascal, vede quello che la ragione non è in grado di vedere.

Ma forse in Giovanni c’è qualcosa in più, c’è il vedere con fiducia, la fiducia in Cristo, e c’è la memoria delle scritture, per questo rivolge ai discepoli quasi un rimprovero: “non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”. Avrebbero dovuto credere anche senza vedere il vuoto del sepolcro e le bende ripiegate perché per i credenti il criterio di verità è quello della Parola.

Questo è il messaggio della Pasqua, della resurrezione: la fiducia nella Parola di Gesù. E proprio il non clamore, la mancata spettacolarità della resurrezione, ne sono la dimostrazione: credere non richiede il vedere con gli occhi ma col cuore e la mente rivolti a Gesù, alle sue parole e alle Scritture che lo hanno annunciato.

Don Giancarlo

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