Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo - Anno B

Non stare con le mani in mano! - Omelia di Don Giancarlo

maggio 16 , 2021

La missione di fare del mondo un Battesimo - di padre Ermes Ronchi 

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato

Gli sono rimasti soltanto undici uomini impauriti e confusi, e un piccolo nucleo di donne, fedeli e coraggiose. Lo hanno seguito per tre anni sulle strade di Palestina, non hanno capito molto ma lo hanno amato molto, e sono venuti tutti all'appuntamento sull'ultimo colle.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù compie un atto di enorme, illogica fiducia in uomini e donne che dubitano ancora, affidando proprio a loro il mondo e il Vangelo. Non rimane con i suoi ancora un po' di tempo, per spiegare meglio, per chiarire meglio, ma affida loro la lieta notizia nonostante i dubbi. I dubbi nella fede sono come i poveri: li avremo sempre con noi. Gesù affida il vangelo e il mondo nuovo, sognato insieme, alla povertà di undici pescatori illetterati e non all'intelligenza dei primi della classe. Con fiducia totale, affida la verità ai dubitanti, chiama i claudicanti a camminare, gli zoppicanti a percorrere tutte le strade del mondo: è la legge del granello di senape, del pizzico di sale, della luce sul monte, del cuore acceso che può contagiare di vangelo e di nascite quanti incontra.

Andate, profumate di cielo le vite che incontrate, insegnate il mestiere di vivere, così come l'avete visto fare a me, mostrate loro il volto alto e luminoso dell'umano.

Battezzate, che significa immergete in Dio le persone, che possano essere intrise di cielo, impregnate di Dio, imbevute d'acqua viva, come uno che viene calato nel fiume, nel lago, nell'oceano e ne risale, madido d'aurora. Ecco la missione dei discepoli: fare del mondo un battesimo, un laboratorio di immersione in Dio, in quel Dio che Gesù ha raccontato come amore e libertà, come tenerezza e giustizia. Ognuno di noi riceve oggi la stessa missione degli apostoli: annunciate. Niente altro. Non dice: organizzate, occupate i posti chiave, fate grandi opere caritative, ma semplicemente: annunciate.

E che cosa? Il Vangelo, la lieta notizia, il racconto della tenerezza di Dio. Non le idee più belle, non le soluzioni di tutti i problemi, non una politica o una teologia migliori:il Vangelo, la vita e la persona di Cristo, pienezza d'umano e tenerezza del Padre.

L'ascensione è come una navigazione del cuore. Gesù non è andato lontano o in alto, in qualche angolo remoto del cosmo. È disceso (asceso) nel profondo delle cose, nell'intimo del creato e delle creature, e da dentro preme come forza ascensionale verso più luminosa vita. "La nostra fede è la certezza che ogni creatura è piena della sua luminosa presenza" (Laudato si' 100), che «Cristo risorto dimora nell'intimo di ogni essere, circondandolo con il suo affetto e penetrandolo con la sua luce» (Laudato si' 221).

MEDITAZIONE (P. R. Cantalamessa)

Se vogliamo che la festa dell’Ascensione sia davvero una “festa” e non somigli invece a un mesto addio, è necessario comprendere la differenza radicale che c’è fra una scomparsa e una partenza. Chi parte non c’è più; chi scompare può essere ancora lì, a due passi, solo che qualcosa impedisce di vederlo. La partenza causa un’assenza; la scomparsa inaugura una presenza nascosta. Con l’Ascensione Gesù non è partito, non si è “assentato”, si è invece stabilito per sempre in mezzo a noi. Su questo punto le rappresentazioni tradizionali dell’Ascensione possono portarci completamente fuori strada. Come hanno rappresentato l’Ascensione i pittori? Gesù sale in cielo, Maria e gli apostoli lo guardano allontanarsi e restano con il capo in su. La vera Ascensione non è stata mai rappresentata e non può essere rappresentata. Si può rappresentare una partenza, un addio, ma non una scomparsa, perché ciò che scompare, per definizione, non appare più. Gesù scompare, sì, dalla vista degli apostoli, ma per essere presente in altro modo, più intimo, non fuori, ma dentro di loro. Avviene come nell’Eucaristia: finché l’ostia è fuori di noi la vediamo, la adoriamo; quando la riceviamo non la vediamo più, è scomparsa, ma per essere ormai dentro di noi. Si è inaugurata una presenza nuova e più forte. L’Ascensione è dunque un’intensificazione della presenza di Cristo, non un’ascensione locale che lo allontanerebbe da noi. Come egli non ha lasciato il Padre venendo da noi nell’incarnazione, così non si è separato da noi ritornando al Padre. Non ha ristabilito le distanze tra cielo e terra, ha, al contrario, assicurato stabilmente la comunicazione tra di loro. Se non fosse scomparso secondo la carne, sarebbe stato visibile in Giudea, da alcuni uomini; in questo modo nuovo, spiritualizzato, è presente a tutti gli uomini, di tutti i tempi.

Cesare Zini

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Domenica 16 luglio 1961 si spegneva a Traversetolo Cesare Zini, una delle figure più caratteristiche del nostro paese. Nato a Traversetolo il 20 novembre 1888 da Torquato di Giacomo e da Ferlini Elvira, si era unito in matrimonio a Ventoso di Scandiano, nel 1919, con Mattioli Carmelita. Sin da ragazzo dimostrò amore vivissimo per la musica al cui studio, così come per la cultura, si dedicò come autodidatta. Dopo la morte del padre, già vicedirettore...

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