Battesimo di Gesù - Anno A

Il frutto del nostro battesimo - Omelia di Don Giancarlo

gennaio 12 , 2020

Is 42,1-4.6-7 Ecco il mio servo di cui mi compiaccio
Sal 28 Il Signore benedirà il suo popolo con la pace
At 10,34-38 Dio consacrò in Spirito Santo Gesù di Nazaret
Mt 3,13-17 Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui

La scena del battesimo di Gesù apre la vita pubblica del Figlio di Dio e segna in qualche modo il passaggio dalla sua silenziosa testimonianza nell’ambito del piccolo abitato di Nazaret alla predicazione pubblica, che di lì a poco seguirà. Per questo anche la Chiesa primitiva, dovendo scegliere un sostituto di Giuda Iscariota, si dà come criterio che l’eletto debba essere “tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo” (At 1,21-22). Ma che cosa rappresenta in concreto il momento del battesimo di Gesù? Cosa è successo quel giorno, che ha dato una svolta alla vita di Gesù di Nazaret? Il racconto evangelico è parco di particolari, non si dilunga molto a descrivere quello che succede: ci parla della indecisione di Giovanni, di fronte alla venuta di Gesù (“Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”, Mt 3,14), e di un fenomeno celeste (l’apertura dei cieli, la discesa dello Spirito in forma di colomba, e l’udirsi di una voce dal cielo), che non è chiaro da chi sia stato colto (da Gesù? da Giovanni? da entrambi?, cfr. Gv 1,32-33). Eppure questi pochi particolari sono sufficienti per darci delle piste interpretative dell’evento, perché ci comunicano il senso di quello che avvenne sulle rive del fiume Giordano duemila anni fa. L’esitazione del Battista nel battezzare Gesù testimonia che Gesù non ha bisogno di un battesimo per la remissione dei peccati: egli è l’innocente, anzi, egli è colui che toglie il peccato del mondo (cfr. Gv 1,29), egli è colui dal quale lo stesso Giovanni avrebbe bisogno di ricevere il battesimo. Ma Gesù preferisce mettersi in fila con i peccatori, perché è venuto proprio per assumere su di sé il peso e la pena di tutto il peccato umano. Nell’aprirsi dei cieli dopo il suo battesimo, comprendiamo che la strada per il cielo, per il mondo di Dio, che si era chiusa dopo il primo peccato dei progenitori, viene finalmente riaperta, per non chiudersi mai più. Con Gesù la via per il regno del Padre è ormai percorribile da tutti coloro che crederanno in lui e, attraverso il loro battesimo, saranno incorporati a lui. Lo Spirito di Dio, che discende su Gesù come una colomba, richiama la consacrazione in Spirito Santo che già nell’Antico Testamento ricevevano gli unti, i “messia”, del Signore (come Saul, Davide, i sacerdoti, ecc.). Questo abilita Gesù ad agire con la potenza di Dio, come ci ha ricordato la lettura degli Atti degli Apostoli, affinché egli passasse per le strade del mondo “beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38). Non che Gesù non fosse già colmo di Spirito fin dal suo concepimento nel seno di Maria, ma ora l’unzione spirituale diventa consacrazione pubblica all’esercizio di un ministero di guarigione e liberazione, che manifesti la vera identità di Gesù quale Figlio di Dio. La voce del Padre, che si ode su Gesù al Giordano, va interpretata alla luce della prima lettura di questa domenica. Il profeta Isaia aveva infatti proclamato, a nome del Signore, che Dio avrebbe posto il suo Spirito su un suo misterioso servo: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio” (Is 42, 1). Come la figura del servo, lumeggiata da Isaia, ha una missione da compiere verso tutti i popoli (“…porterà il diritto alle nazioni…”, Is 42,1), sia Israele che i pagani (“…ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni”, Is 42,6), così Gesù vivrà il suo servizio d’amore al Padre per adempiere la stessa missione universale. Grazie al battesimo cristiano, infatti, tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro origine etnica o religiosa precedente, sono introdotti nella Chiesa, sono elevati alla vita della grazia, e divengono la famiglia dei figli di Dio, la comunità di coloro che, credendo in Gesù, sono stati guariti, liberati dal Maligno, e redenti dai loro peccati, secondo l’annuncio delle letture di questa domenica.

S. Stefano da Cuneo e compagni, sacerdoti O.F.M....

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