"Beato l'uomo che sopporta la tentazione" (Gc 1,12)

Beato Columba Marmion (1858-1923), abate - La contrizione del cuore

marzo 06 , 2022
La tentazione non è forse un pericolo per l'anima? Non sarebbe molto meglio non essere mai tentati? Siamo spontaneamente portati a invidiare la persona che non sperimenta mai la tentazione: "Beato l'uomo", diremmo, "che non deve subire i suoi assalti!" Questa può essere davvero l'opinione della nostra saggezza umana. Ma Dio, che è la verità infallibile, la fonte della nostra santità e beatitudine, ci dice proprio il contrario: "Beato l'uomo che sopporta la tentazione" (Gc 1,12)... Perché lo Spirito Santo proclama quest'uomo "beato", quando noi saremmo portati a pensare tutt'altro? (...) È a causa della tentazione stessa? No, certo che no, ma è perché Dio se ne serve per ottenere la prova della nostra fedeltà; la nostra fedeltà - sostenuta naturalmente dalla grazia - si rafforza e si manifesta nella lotta, e la corona della vita è infine concessa alla sua vittoria (cfr. Giacomo 1,12). La tentazione che l'anima sopporta pazientemente è una fonte di merito per essa, ed è gloriosa per Dio. Con la sua costanza nella prova, l'anima è una testimonianza vivente della potenza della grazia: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (2 Cor 12,9). Dio si aspetta che gli rendiamo questo omaggio e questa gloria. (...) Cristo Gesù è con noi, in noi: chi è più forte di lui?     

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