C'è qui un giovane

Lettera Pastorale del Vescovo Enrico Solmi

novembre 04 , 2018

È uscita in prima stesura “C’è qui un giovane”, Lettera Pastorale del nostro vescovo Enrico Solmi, nell’anno del Sinodo su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

La Lettera rimane aperta a contributi e osservazioni fino al 28 ottobre. Il testo definitivo verrà pubblicato nella Solennità di Cristo Re, domenica 25 novembre. L’edizione integrale si può leggere nel sito della Diocesi di Parma.

Il testo base si compone di cinque parti: “Un anno speciale”, “Il mondo dei giovani”, “Luce ai miei passi è la tua Parola”, “Giovani e Comunità cristiana”, “Pastorale giovanile”.

La prima parte “Un anno speciale”, chiama in causa non solo gli addetti ai lavori, ma tutta la Chiesa, perché i giovani sono “questione di Chiesa”. In particolare si rivolge alle famiglie e a tutti coloro che hanno, per il loro ruolo, un carisma particolare per i giovani che hanno bisogno di sostegno nel loro percorso di fede e discernimento vocazionale.
L’interesse ai giovani è esteso a tutti, non solo quelli che vivono a Parma, ma anche a quelli che vivono olre i confini della nostra diocesi; in particolare a quelli che vengono da altri paesi e che noi vogliamo accogliere e conoscere, andando loro incontro e non soltanto aspettandoli. Vogliamo guardare i giovani con gli occhi di Gesù, dire loro che Lui ha una parola significativa.

La seconda parte, “Il mondo dei giovani”, evidenzia le problematiche giovanili nella fascia compresa tra i 16 e 29 anni, una età decisiva in cui i giovani maturano scelte individuali che determinano identità e corso della propria esistenza. Momenti difficili sui quali hanno un peso fondamentale il contesto sociale e ambientale, fattori psicologici, valoriali e religiosi.

I giovani vivono in una società vecchia; un problema questo di non poca rilevanza perché esprime una società vecchia non solo anagraficamente, ma anche di prospettive per i giovani che rischiano di non essere considerati e responsabilizzati adeguatamente.

La famiglia mantiene un valore essenziale; ma non sempre i giovani vi trovano adeguato aiuto. La figura materna mantiene, qui da noi, un ruolo essenziale, mentre appare latitante quella paterna, lasciando un grande vuoto. Si ha l’impressione, a volte, di un rovesciamento dei rapporti tra le generazioni: gli adulti cercano i giovani come modelli e li imitano, non solo nelle mode che mascherano la paura di invecchiare, ma anche nel vivere un’affettività che pare regredire a quella adolescenziale. Possono così essere significativi gli adulti per i giovani? I nonni restano un riferimento, gli unici, a volte, capaci di assicurare un rapporto educativo, oltre che di vicinanza.

La diminuzione dei matrimoni, l’aumento di convivenze, la decisione di procrastinare le nascite, sono attualità su cui la Chiesa si interroga. Ai giovani è estranea la realtà del matrimonio cristiano che non può essere di immediata comprensione ma necessita di educazione all’amore che Gesù annuncia.

Anche la scuola sempre più pressata dalla necessità di trasmettere conoscenze, sembra più orientata al “come fare” piuttosto che al “chi essere” ponendo in disparte l’aspetto educativo e formativo. Il lavoro stabile, sogno di tanti giovani, rimane per molti una meta irraggiungibile col rischio di essere precari per sempre senza la possibilità di programmare un futuro. Molti giovani sono costretti ad abbandonare il loro paese e l’allontanamento comporta una grave perdita di risorse per l’Italia  sia sul piano della formazione di nuove famiglie sia per la sottrazione di potenzialità culturali. Ansia, bassa autostima, aggressività, bullismo stanno trasformando i giovani una nuova “periferia”.

Per quanto riguarda la Chiesa, i giovani appaiono altalenanti tra frequenza e indifferenza. “In Chiesa a modo mio”, questo sembra spesso il loro pensiero: momenti particolari, ricorrenze o festività, lutti … sembrano le occasioni uniche. Essi vivono un momento nella Chiesa; forse vorrebbero di più, ma manca loro il coraggio di esprimersi e di chiedere. Su questo aspetto deve concentrarsi la nostra attenzione: le risposte esistenziali di un giovane sulla fede non corrispondono spesso a frettolosi dati statistici.

Nella terza parte il vescovo propone una lettura di alcuni passi biblici e del Vangelo per richiamare l’attenzione sull’età giovanile come momento non transitorio ma formativo e decisionale. Dio ha sempre cercato i giovani e così anche Gesù si rivolge spesso a loro e loro a lui: un’amicizia densa di futuro perché la parola del maestro diverrà quella del discepolo, a sua volta nuovo maestro. Ma se è Gesù che chiama è altrettanto indispensabile che il giovane sia e voglia essere in ascolto.

Nella quarta parte, “Giovani – Comunità cristiana”, viene sottolineata l’importanza di cercare i giovani, compito della comunità che deve per questo esercitarsi a sospendere il giudizio, la facile generalizzazione così come la tentazione di osservare i giovani attraverso uno specchio retrovisore, avendo davanti soltanto la propria vecchia e nostalgica esperienza. La Chiesa deve essere quindi “in uscita”, per cercare; ma deve anche saper “fare casa” cioè essere capace di accoglienza ed offerta. Se il cristiano, l’adulto, vuole essere un riferimento per il giovane deve rinnovarsi e fare appello al proprio impegno, mettersi a disposizione in comunità per rinnovare e creare una nuova comunità. in questo l’esempio di vita è basilare: il giovane ha bisogno di esempi concreti, fedeli e duraturi, di ascolto, di sentirsi protagonista e non oggetto: il giovane vuole essere attivo, partecipe, ha bisogno di educatori di vita non di maestri d’esperienza.

La conclusione, riservata alla V parte, “Pastorale Giovanile”, espone in sintesi un’interrogazione su come la Chiesa ha finora fatto Pastorale Giovanile. Il dato importante è che tanto si è fatto, forse non sempre con esiti positivi, ma comunque si è accumulato un bagaglio di esperienze che possono aprire al futuro. Il vescovo pone l’attenzione sull’importanza e il metodo dell’offerta della Catechesi ai giovani che deve tener conto delle età e fruire di passaggi graduali non rigidi.

L’avvicinamento ai giovani può e deve avvenire anche fuori dai normali circuiti ecclesiali, per questo bisogna intensificare le occasioni che, al di là degli impegni quotidiani imprescindibili, possano coinvolgere il giovane e avvicinarlo alla cristianità come desiderio di vita. Servizio missionario e caritativo, oratorio, scuola sport, nuove tecnologie, sono tante realtà a cui occorre far riferimento, potenziando le iniziative già in atto, per ampliare l’orizzonte comunicativo con i giovani senza i quali ogni futuro rimane privo di speranza.

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