"Cercavano di ucciderlo perché... chiamava Dio suo Padre"

Lettera a Diogneto (ca 200) - Cap. 9; SC 33 bis, 68

marzo 14 , 2018
Dio ci ha permesso fino a questi tempi, che sono gli ultimi (Eb 1,2), che fossimo travolti dalle inclinazioni disordinate, trascinati dai piaceri e dalle passioni. Non si compiaceva affatto dei nostri peccati, ma ci sopportava e non approvava quel tempo d'iniquità. Preparava però il tempo della giustizia perché noi fossimo convinti che in quel periodo, per le nostre opere, eravamo indegni della vita, di cui ora diventiamo degni solo per effetto della bontà divina... alvatore capace di salvare anche l'impossibile. Con queste due cose ha voluto che ci fidiamo della sua bontà e lo consideriamo nostro sostentatore, padre, maestro, consigliere, medico, mente, luce, onore, gloria, forza, vita, senza preoccuparsi del vestito e del cibo.    

Oggi viviamo in un mondo violento, ma com’era secoli fa?

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Facciamo un salto nel tempo e spostiamoci a Castione Baratti. È il 25 giugno del 1564, domenica, siamo precisamente nella località di Orio, presso la Maestà detta “del rio” o “la Maestà di Gregorio”; sono circa le sei del pomeriggio ed è in atto una festa: è il giorno del matrimonio della figlia di Gregorio di Orio. C’è una gran folla e tutti hanno voglia di ballare e divertirsi. Giungono a cavallo due signorotti...

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Concerto "Lodi d'agosto"
30 agosto, domenica Leggi