"Chi crede in me, anche se muore, vivrà" (Gv 11, 25)

San Cipriano (ca 200-258), vescovo di Cartagine e martire - Trattato sulla mortalità, 20, PL 4,596s

novembre 02 , 2017
Non dobbiamo piangere i nostri fratelli liberati da questo mondo con la chiamata divina. Sappiamo che per noi non sono perduti, bensì mandati innanzi a noi, e che morendo ci precedono come chi parte per un viaggio in terra o in mare; e noi dobbiamo desiderarli, ma non piangerli, né indossare vesti di lutto, mentre lassù essi già portano vesti bianche; né dobbiamo dare occasione ai pagani di rimproverarci e giustamente, perché piangiamo come estinti e perduti quelli che affermiamo viventi presso Dio, non provando con la testimonianza dei nostri sentimenti quella fede che professiamo con le parole. Noi siamo traditori della nostra speranza e della nostra fede, se quello che diciamo appare falso, artificioso, ingannevole nei fatti. A nulla serve ostentare la virtù con le parole e distruggere con la vita la loro veracità... Se dobbiamo soggiacere alla morte, attraverso la morte noi passiamo all’immortalità, e non può cominciare per noi la vita eterna se non usciamo dalla vita presente. Né si tratta di un’uscita, ma di un passaggio, di un viaggio nel tempo per raggiungere l’eternità. Chi non si affretterebbe a raggiungere una sorte migliore? Chi non desidererebbe cambiare e trasformare al più presto il proprio essere a immagine di Cristo? La nostra patria è nei cieli (Fil 3,20)... Là ci aspetta un gran numero di persone a noi care: una schiera folta e vasta di parenti, fratelli e amici ci attende con gioia, già sicura della propria salvezza e avendo a cuore la nostra... Affrettiamoci a raggiungerli, desideriamo ardentemente essere presto presso di loro e presto presso Cristo.    

Liturgia delle Ore

Close

Il sito della parrocchia come strumento di preghiera: la Liturgia delle Ore

Continua...





Avvisi e Comunicazioni

San Lorenzo
10 agosto, mercoledì, ore 21.00 Leggi