“Come agnelli in mezzo ai lupi”

Sant'Ambrogio (ca 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa - Commento al Vangelo di San Luca, 7, 45.59; SC 52

settembre 30 , 2021
Gesù inviò i discepoli alla sua messe, che era stata ben seminata dal Verbo del Padre, ma richiedeva di essere lavorata, coltivata, curata con sollecitudine perché gli uccelli non rubino il seme, e dice loro: “Ecco che vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” (...) Il Buon Pastore non avrebbe paura dei lupi per il suo gregge; i discepoli sono inviati non per essere una preda, ma per diffondere la grazia. La sollecitudine del Buon Pastore fa sì che i lupi non possono fare nulla contro gli agnelli che Egli invia. Li invia perché si realizzi la profezia di Isaia: “Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme” (Is 65,25). (...) D'altra parte, i discepoli inviati non hanno forse l'ordine di non avere neanche un bastone in mano? (...) Ciò che l'umile Signore ha prescritto, i discepoli lo compiono anche con la pratica dell'umiltà. Poiché Egli li manda a seminare la fede non con la costrizione, ma con l'insegnamento; non mostrando la forza del loro potere, ma facendo risaltare la dottrina dell'umiltà. Ed ha giudicato giusto aggiungere la pazienza all'umiltà, come testimonia Pietro: “oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta” (1Pt 2,23). Ciò significa: “Siate miei imitatori: lasciate cadere il gusto della vendetta, rispondete all'arroganza non col male, ma con la pazienza che perdona. La dolcezza risponde in modo molto più forte agli insolenti”.     

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