"Come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione"

Attribuita a San Romano il Melode (?-ca 560), compositore d'inni greco - Inno "Nìnive"; SC 99

ottobre 16 , 2017
Hai prevenuto la disperazione di Ninive, hai allontanato l'annunciata minaccia e sulla collera ha prevalso la tua pietà, o Signore! Sii misericordioso anche ora verso il tuo popolo e la tua città, con mano possente abbatti i nostri nemici per intercessione della Madre di Dio, accogliendo da noi il pentimento.       L'ospedale del pentimento è aperto a tutte le malattie morali: venite, sbrighiamoci ad andarvi per rinvigorire le nostre anime. È nel pentimento che la peccatrice ha ritrovato la salvezza, che Pietro è stato liberato dal suo rinnegamento, che Davide ha messo fine alla sua sofferenza, grazie a Lui i Niniviti sono stati salvati (Lc 7,50; 22,62; 2S 12,13). Perciò non esitiamo, alziamoci, mostriamo la nostra ferita al Salvatore e lasciamoci medicare: Egli accoglie il nostro pentimento al di là di ogni nostra speranza.       Nessun compenso è dovuto da tutti quelli che vanno da Lui perché non potrebbero offrire un regalo pari alla cura. Hanno ritrovato la salvezza gratuitamente dando quanto potevano dare: al posto dei regali, le lacrime, perché queste, per il Liberatore, sono preziosi oggetti di amore e di desiderio. Ne sono testimoni la peccatrice, Pietro, Davide e i Niniviti, perché è solamente offrendo il loro gemiti che sono andati ai piedi del Liberatore, ed Egli ha accettato il loro pentimento.       Le lacrime sono spesso più forti di Dio, per modo di dire, e gli fanno violenza: perché il Misericordioso si lascia con gioia commuovere dalle lacrime, per lo meno le lacrime dello spirito (cfr. 2Co 7,10)... Piangiamo, dunque, di vero cuore alla stessa maniera dei Niniviti che, grazie alla contrizione, hanno aperto il cielo e sono stati visti dal Liberatore che ha accettato il loro pentimento.    

In punto di morte...

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La fine della vita spaventa, non dovrebbe essere così per un cristiano, ma pur con tutta la fede, qualche timore persiste. Qualche secolo fa era assai peggio: non spaventava tanto la morte in sé quanto il giudizio di Dio che, secondo le predicazioni d’allora, non era per nulla tollerante e le porte dell’inferno si aprivano più spesso di quelle del paradiso. Grande preoccupazione dei parroci era quindi quella di riuscire a salvare il maggior numero di...

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