"Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella"

San Massimo di Torino (? - ca 420), vescovo - Discorsi 88,1-3; PL 57, 733-736

dicembre 16 , 2018
Giovanni non gridò soltanto nel tempo in cui annunziava ai farisei il Signore e la sua salvezza dicendo: “Preparate la via del Signore, raddrizzate il suoi sentieri” (Mt 3,3). Anche oggi grida in mezzo a noi, e la sua voce come tuono scuote il deserto dei nostri peccati... Dice anche a noi oggi: “Preparate la via del Signore, appianate la sua strada”... Ci comanda di preparare la via del Signore. Questa via non è tracciata sul terreno, ma sta nella purezza della fede. Il Signore non vuole aprirsi una via sui sentieri della terra, ma nell’intimo dell’anima. Se quella via presenta qualche cosa di rugoso a causa dei nostri cattivi costumi, di duro a causa della nostra brutalità, di macchiato a causa della nostra condotta, ci è comandato di pulirlo, di spianarlo, di livellarlo. Così, quando verrà, il Signore non inciamperà, bensì troverà una via segnalata dalla castità, spianata dalla fede, ornata dalle nostre elemosine. Il Signore è solito camminare su una strada siffatta, poiché ha detto il profeta: “Spianate la strada a chi cavalca le nubi, Signore è il suo nome” (Sal 68,5)... Vediamo che via ha aperto al Salvatore Giovanni stesso, lui che dice a noi di preparare al Signore la strada! Egli ha disposto e diretto tutto il percorso della sua via in ordine a Cristo che veniva: lunghi digiuni, umiltà, povertà, verginità. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle intorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico” (Mt 3,4). Quale umiltà più grande nel profeta che l’andar coperto di ruvido pelo, disprezzando le morbide vesti? Quale fedeltà più devota che l’esser sempre pronto, coi fianchi cinti, a rendere qualsiasi servizio? C’è astinenza più ammirevole del non tenere in nessun conto le comodità della vita accontentandosi di locuste e miele selvatico?    

Giovanni Battista, martire per la verità...

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\"Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi\" (Rom 8,18). Chi non farebbe di tutto per ottenere una tale gloria diventando amico di Dio, per rallegrarsi al più presto in compagnia di Gesù e ricevere la ricompensa divina dopo le pene e i tormenti di questa terra? E' una gloria per i soldati di questo mondo rientrare trionfanti in patria, dopo la vittoria sui nemici. Ma non è forse...

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