Cospargere i piedi di Cristo dell’unguento della compassione

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa - Discorsi sul Cantico dei cantici,12

aprile 15 , 2019
Vi ho parlato prima di due unguenti spirituali: quello della contrizione, che viene sparso per tutti i peccati ed è simboleggiato attraverso l’unguento di cui la peccatrice cosparse i piedi del Signore: “Tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”; c’è anche quello della devozione che racchiude tutti i benefici di Dio... Ma c’è un unguento che li supera ambedue di gran lunga; lo chiamerò l’unguento della compassione. Si compone infatti dei tormenti della povertà, delle angosce in cui vivono gli oppressi, delle preoccupazioni della tristezza, delle colpe dei peccatori, insomma di tutte le pene degli uomini, persino dei nostri nemici. Questi ingredienti sembrano indegni eppure l’unguento che compongono è superiore a tutti gli altri. E' un balsamo che guarisce: “Beati i misericordiosi, troveranno misericordia” (Mt 5,7). Così, molte miserie abbracciate sotto uno sguardo compassionevole sono essenze preziose... Beata l’anima che si è curata di fare provviste di questi aromi, di cospargerli dell’olio della compassione e di farli cuocere al fuoco della carità! Chi è, secondo voi, quel “felice uomo pietoso che dà in prestito” (Sal 11,5), portato alla compassione, pronto a soccorrere il prossimo, più contento di dare che di ricevere? Quell’uomo che perdona facilmente, resiste all’ira, non consente alla vendetta, e in ogni cosa guarda come sue le miserie degli altri? Qualunque sia quell’anima impregnata dalla rugiada della compassione, il cui cuore trabocca di pietà, che si fa tutta a tutti, che ritiene se stessa nulla se non un vaso incrinato in cui nulla è tenuto gelosamente, quell’anima così perfettamente morta a se stessa da vivere solamente per gli altri, è felice di possedere quel terzo unguento migliore. Le sue mani distillano un balsamo infinitamente prezioso, che non inaridirà nell’avversità, né sarà disseccato dal fuoco della persecuzione. Dio infatti ricorderà sempre i suoi sacrifici.    

SAN GIACOMO di Rivarossa

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Il toponimo è un agionimico che ricorda uno dei due apostoli di questo nome, quello detto il Maggiore, cui è dedicato il santuario di Compostela, e si riferisce all’omonima località di San Giacomo della Riva Rossa di Traversetolo. Giacomo, figlio di Zebedeo e di Salomè, fratello di Giovanni l’evangelista, nacque a Betsaida di Galilea. Di professione pescatore, fu tra i primi chiamato da Gesù all’apostolato insieme...

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