È festa con Te

La liturgia è esperienza e partecipazione attiva

maggio 19 , 2019

Può sembrare banale, ma anche per chi a messa è solito andare almeno in ogni giorno festivo, una considerazione sul come predisporsi per la celebrazione è doveroso ripeterlo. Una puntuale riflessione di don Silvano Sirboni richiama ogni credente ad una propria intima considerazione che desideriamo condividere.

Prima del Concilio Vaticano II, cioè prima della riforma liturgica, i fedeli, se pur con tanta devozione, non potevano far altro che assistere come estranei spettatori alla messa.

La lingua e la struttura rituale non permettevano alcuna vera partecipazione all’azione del sacerdote. In effetti nel vecchio Catechismo, il primo dei cinque precetti della Chiesa era espresso così: “Udir la messa la domenica e le altre feste comandate”. Anche il vecchio Codice di diritto canonico si esprimeva con lo stesso verbo: “Missa audienda est”.

Il 22 ottobre 1962 il Cardinal Montini, futuro Paolo VI, intervenne nell’aula conciliare con queste parole: “La liturgia è stata istituita per gli uomini e non gli uomini per la liturgia”. L’antico assioma teologico “i sacramenti sono per gli uomini” non significa solamente in loro favore, degli uomini, ma anche nel rispetto della loro natura, del loro modo di esprimersi e di apprendere.

Quindi devono parlare nella stessa lingua per instaurare un autentico dialogo fra Dio e il suo popolo.

Tutta la sacramentalità della Chiesa trova fondamento e immagine nel modo di agire di Gesù; per questo la riforma liturgica, che ha motivazione nella partecipazione attiva dei fedeli, modifica riti e testi allo scopo di suscitare la formazione dei fedeli rendendoli compartecipi nella liturgia. La celebrazione liturgica è il più efficace strumento per far conoscere il mistero di Dio. Per raggiungere lo scopo la celebrazione deve coinvolgere il fedele con tutte le sue facoltà, intellettuali ed emotive, interiori ed esteriori. La salvezza riguarda tutto l’uomo.

La partecipazione attiva però non deve essere confusa con quella deriva attivistica che rende un cattivo servizio alla riforma conciliare, moltiplicando i “simboli” e introducendo elementi estranei al culto cristiano. Non si tratta di trasformare la ministerialità in spettacolo mondano.

Si partecipa attivamente alternando le parole al silenzio, la preghiera all’ascolto, uniformando, per quanto possibile, i gesti e gli atteggiamenti assembleari. La liturgia è essenzialmente esperienza, quindi spiegazione e interiorizzazione. All’ascolto passivo o alla presenza esibita va contrapposta la partecipazione attiva, personale, condivisa nella presenza comunitaria.

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