"È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla" (Gv 6,63)

Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), badessa benedettina e dottore della Chiesa - Il libro delle opere divine, cap. 6 (trad. cb© evangelizo)

aprile 20 , 2024
Dall'inizio alla fine di ogni azione l'anima deve venerare con pari zelo i sette doni dello Spirito Santo. All'inizio dell'azione, accoglie la sapienza, che possiede al termine del timore e conserva nel coraggio-forza del cuore-, nelle cose celesti si avvale dell'intelletto e del consiglio, mentre nelle cose terrestri della scienza e della pietà: queste ultime devono essere accolte con gran rispetto, poiché sono il suo sostegno. Vegli quindi l'anima prima di tutto ad aprirsi alla Sapienza per richiudersi, al termine dell'azione, con riservatezza e pudore; nell'intervallo ella si armi di fortezza grazie all'intelletto e al consiglio, e si fortifichi egualmente con la scienza e la pietà. Il movimento dell'anima ragionevole e l'azione del corpo, secondo i cinque sensi, seguono una sola e medesima via, perché l'anima non muove il corpo più di quanto è possibile, e il corpo non fa se non ciò che l'anima mette in movimento. I diversi sensi non si separano l'uno dall'altro, si sostengono fra loro con grande decisione e illuminano interamente l'uomo al fine di condurlo sia verso l'alto che verso il basso, secondo le scelte dell'anima. La scienza dell'anima provoca lacrime di pentimento quando i peccati la raffreddano. Poiché la costanza nel retto comportamento le porta, oltre le buone opere, il calore di desideri superiori. Le altre virtù vengono in aiuto alla fortezza per comunicare al credente l'umore della santità - la grazia santificante -: l'anima si trova penetrata dalla rugiada e dal calore dello Spirito Santo, controlla la carne e la conduce a servire Dio con lei... Allora tutte le facoltà interiori portano energia all'anima umana per servirla. Così quando l'anima abbandona i peccati per compiere ciò che è giusto, si eleva pur continuando a seguire la ragione.     

In punto di morte...

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La fine della vita spaventa, non dovrebbe essere così per un cristiano, ma pur con tutta la fede, qualche timore persiste. Qualche secolo fa era assai peggio: non spaventava tanto la morte in sé quanto il giudizio di Dio che, secondo le predicazioni d’allora, non era per nulla tollerante e le porte dell’inferno si aprivano più spesso di quelle del paradiso. Grande preoccupazione dei parroci era quindi quella di riuscire a salvare il maggior numero di...

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