È risorto!

Riscoperta della Veglia Pasquale

aprile 07 , 2017

Quarant’anni di ricerca e di studio delle Sacre Scritture, dei Padri della chiesa e della liturgia dei primi secoli hanno portato alla riscoperta del mistero pasquale di Gesù di Nazareth crocifisso, morto, risorto.

Per secoli, l’unica sottolineatura fu il mistero della croce, che aveva il suo momento forte (devozionale) al Venerdì santo, con la processione che molti ancora ricordano. Non era così nei primi secoli, quando l’unica celebrazione della Pasqua annuale era la Veglia pasquale. Rimangono a noi omelie bellissime con un linguaggio simbolico poetico e ricche di teologia. Tutta questa riscoperta ha portato, già nel 1951 con Pio XII, alla ricollocazione della Veglia pasquale nel cuore della notte. Un cambiamento che ha lasciato tuttavia ancora tutta l’attenzione celebrativa delle assemblee al Venerdì santo: ogni comunità infatti aveva personalizzato e radicato nella propria esperienza religiosa un suo modo di viverlo.

Bisognava giungere al Vaticano II: un tempo di grazia e rinnovata freschezza, suscitata dallo Spirito, che per alcuni anni ha dato alla chiesa il senso di un cammino nuovo, ormai da secoli dimenticato. È nel documento sulla liturgia, il primo ad uscire dalle mani e dal cuore dei padri conciliari (1963), che leggiamo: “La santa madre chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria, in determinati giorni nel corso dell’anno, l’opera salvifica del suo sposo divino. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di “domenica”, fa la memoria della risurrezione del Signore, che una volta all’anno, unitamente alla sua beata passione, celebra a pasqua, la più grande delle solennità”(SC 102). E più avanti continua: “Nel giorno natalizio dei santi la chiesa predica il mistero pasquale nei santi che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati”(SC 105).

È la chiara consapevolezza che nella liturgia noi riviviamo, facendo memoria nello Spirito Santo, il mistero pasquale di Cristo morto risorto, Signore alla destra del Padre, donatore dello Spirito. L’anno liturgico doveva in questo senso ripartire da questa rinnovata coscienza del mistero pasquale al centro di tutto: ogni tensione, ogni ripensamento, ogni attività, ogni servizio della comunità cristiana da lì deve nascere.

Per questo le premesse al Messale del 1970 riprendono e approfondiscono le affermazioni del Vaticano II:

Il Triduo della Passione e della Risurrezione del Signore risplende al vertice dell’anno liturgico, poiché l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale, col quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e risorgendo, ci ha ridonato la vita. La preminenza di cui gode la Domenica nella settimana, la gode la Pasqua nell’anno liturgico.

E continua:

La Veglia Pasquale, durante la notte in cui Cristo è risorto, è considerata come la “madre di tutte le Veglie. In essa la Chiesa attende, vegliando, la risurrezione di Cristo e la celebra nei sacramenti. Quindi tutta la celebrazione di questa sacra Veglia si deve svolgere di notte, cosicché o cominci dopo l’inizio della notte o termini prima dell’alba della domenica.

Se questo è la Veglia Pasquale, in quella notte inizia un tempo nuovo, quello dei “cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di risurrezione alla domenica di Pentecoste” e che vengono celebrati “nell’esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come “la grande domenica”. Sono i giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l’Alleluia. (Premesse del Messale Romano).

Il progetto/programma sembra dunque riassumibile così: si tratta di vivere l'esperienza dello straordinario farsi presente del Risorto, attraverso un complesso gesto rituale globalmente connotabile, come “veglia” e come tensione escatologica, come simbolico sovvertimento dei naturali ritmi del lavoro e del riposo, come straordinario strapparsi all’ordinario dormire per vegliare, per attendere, per ascoltare, per andare incontro, per incontrare Qualcuno..., per «passare», o forse meglio, per “essere fatti passare” da una situazione a un'altra.

Lo sguardo di ogni comunità cristiana che si raduna la domenica, giorno della risurrezione di Cristo, deve sempre essere rivolto alla Veglia Pasquale, come notte più chiara del giorno, dalla quale noi rinasciamo ogni anno per vivere con Cristo per Iddio. Così ancora la liturgia nel giorno della Epifania di Cristo annuncia con forza e con gioia:

Fratelli e sorelle carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza. Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua. A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.

E ancora il Messale sottolinea con vera passione pastorale all’inizio della Veglia nella notte santa: “Per antichissima tradizione questa è "la notte di veglia in onore del Signore" (Es 12,42). I fedeli, portando in mano - secondo l'ammonizione del Vangelo (Lc 12,35ss) - la lampada accesa, assomigliano a coloro che attendono il Signore al suo ritorno, in modo che, quando egli verrà, li trovi vigilanti e li faccia sedere alla sua mensa”( Messale Romano).

Don Guido Pasini

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