Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati

Venerdì della Quarta Settimana di Quaresima

marzo 19 , 2021

1) Preghiera

Dio onnipotente, che hai voluto affidare gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di san Giuseppe, per sua intercessione concedi alla tua Chiesa di cooperare fedelmente al compimento dell’opera di salvezza.

Sposo di colei che sarebbe stata Madre del Verbo fatto carne, Giuseppe è stato prescelto come “guardiano della parola”. Eppure non ci è giunta nessuna sua parola: ha servito in silenzio, obbedendo al Verbo, a lui rivelato dagli angeli in sogno, e, in seguito, nella realtà, dalle parole e dalla vita stessa di Gesù.

Anche il suo consenso, come quello di Maria, esigeva una totale sottomissione dello spirito e della volontà. Giuseppe ha creduto a quello che Dio ha detto; ha fatto quello che Dio ha detto. La sua vocazione è stata di dare a Gesù tutto ciò che può dare un padre umano: l’amore, la protezione, il nome, una casa.

La sua obbedienza a Dio comprendeva l’obbedienza all’autorità legale. E fu proprio essa a far sì che andasse con la giovane sposa a Betlemme e a determinare, quindi, il luogo dell’Incarnazione. Dio fatto uomo fu iscritto sul registro del censimento, voluto da Cesare Augusto, come figlio di Giuseppe. Più tardi, la gioia di ritrovare Gesù nel Tempio in Giuseppe fu diminuita dal suo rendersi conto che il Bambino doveva compiere una missione per il suo vero Padre: egli era soltanto il padre adottivo. Ma, accettando la volontà del Padre, Giuseppe diventò più simile al Padre, e Dio, il Figlio, gli fu sottomesso. Il Verbo, con lui al momento della sua morte, donò la vita per Giuseppe e per tutta l’umanità. La vita di Giuseppe fu offerta al Verbo, mentre la sola parola che egli affida a noi è la sua vita.

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2) Lettura: Lettera ai Romani 4, 13. 16 - 18. 22

Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede.

Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono. Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.

 

3) Riflessione su Lettera ai Romani  4, 13. 16 - 18. 22

"Egli credette, saldo nella speranza, e così divenne padre di molti popoli." (Rm, 4, 20) - Come vivere questa parola?

La Chiesa oggi ci propone di rileggere l'esperienza di Giuseppe, lo sposo di Maria, dentro l'esperienza di Abramo. Entrambi sono uomini giusti, perché hanno saputo amare Dio dentro la Legge e oltre essa stessa. Quando la legge non riusciva più a giustificare quello che stava accadendo (il figlio donato e poi chiesto in sacrifico; la sposa promessa già incinta) il loro cuore, il centro della loro persona ha cercato una nuova sintonia con la volontà di Dio. La loro fede si è dimostrata disponibile ad un salto di qualità, si è permessa di frequentare terreni inesplorati, insicuri. Perché cercare è alla base della fede autentica.

Credere senza pensare, senza discernimento continuo non è previsto nell'esperienza del Dio di Abramo e in quella del Dio di Gesù Cristo. Entrambi, Abramo e Giuseppe hanno sacrificato il buon senso del loro essere giusti e si sono avventurati nella novità proposta da Dio. Questo ha fatto si che la loro esistenza ha permesso a Dio di agire nella storia in modo impensabile e li ha resi estremamente fecondi. Le loro scelte hanno generato vita abbondante per molti popoli. Li riconosciamo nostri padri nella fede, testimoni dell'autentica giustizia.

Oggi, Signore ti chiediamo la fede intelligente, coraggiosa e tenace di Abramo e di Giuseppe. Il nostro tempo ha bisogno di protagonisti originali dell'evangelizzazione, uomini e donne di dialogo che sappiano trasmettere speranza alle generazioni più giovani, senza che le questioni di bioetica, di morale sessuale, di politica e di economia siano terra straniera da temere ed evitare.

Ecco la voce di un padre nella fede oggi Benedetto XVI (udienza del 22/11/2012): La conoscenza di Dio è perciò esperienza di fede e implica, nel contempo, un cammino intellettuale e morale: toccati nel profondo dalla presenza dello Spirito di Gesù in noi, superiamo gli orizzonti dei nostri egoismi e ci apriamo ai veri valori dell'esistenza.

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4) Lettura: Vangelo secondo Matteo 1, 16. 18 - 21. 24

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. 

5) Riflessione sul Vangelo secondo Matteo 1, 16. 18 - 21. 24

Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo.

La nascita di Gesù è descritta dagli evangelisti Luca e Matteo. Da quest'ultimo possiamo apprezzare con miglior completezza la personalità bellissima di San Giuseppe. La sua figura si staglia alle nostre coscienze perché possiamo comprendere, seguendo il suo cuore, la profondità dell'amore di Dio. Le scelte di Dio infatti sono imperscrutabili alla nostra intelligenza. Dio guarda al cuore e non all'apparenza. Davanti alla sua opera l'uomo rimane stupefatto in contemplazione. Non è la passività di chi rinuncia alla propria volontà ma la lode di chi riconosce nell'opera di Dio la realizzazione completa dei propri desideri. Dio per la salvezza dell'uomo ha scelto l'umiltà di Maria e la sua disponibilità di servizio. Ha scelto anche Giuseppe come sposo di Maria, certo, ma come figura del vero giusto, capace di affidarsi completamente alla volontà di Dio. Davanti all'umanamente incomprensibile e all'inaccettabile, Giuseppe non reagisce con sprezzo ed alterigia. Egli si pone all'ascolto di Dio ed accoglie la sua parola. Accoglie Maria per accudire quello che ella portava nel grembo. Questa è la vera contemplazione, dalla quale nasce il vero agire dell'uomo. L'agire che va oltre i pregiudizi e che ha il coraggio di andare anche oltre le condanne sommarie... l'agire che realizza la giustizia vera. San Giuseppe è per noi guida ispiratrice per affidare la nostra vita al Signore. È modello di santità che insegna la vera giustizia. È un Santo che parla continuamente ai nostri cuori, anche in una società dove sembrano smarriti i valori di paternità e responsabilità. Parla ai padri per insegnare il rispetto e l'accoglienza, parla ai figli per inculcare loro l'obbedienza.

 

Il brano del vangelo di oggi è tratto dal primo capitolo del vangelo di Matteo che fa parte della sezione riguardante il concepimento, la nascita e l’infanzia di Gesù. Il centro di tutto il racconto è la persona di Gesù alla quale si costeggiano tutti gli eventi e le persone menzionate nel racconto. Si deve tener presente che il vangelo rivela una teologia della storia di Gesù, perciò accostandoci alla Parola di Dio ne dobbiamo cogliere il messaggio nascosto sotto i veli del racconto senza perderci, come saggiamente ci ammonisce Paolo, «in questioni sciocche», guardandoci «dalle genealogie, dalle questioni e dalle contese intorno alla legge, perché sono cose inutili e vane» (Tt 3,9).

 

Effettivamente, questo testo si collega alla genealogia di Gesù, che Matteo compone con l’intento di sottolineare la successione dinastica di Gesù, il salvatore del suo popolo (Mt 1,21). A Gesù vengono conferiti tutti i diritti ereditari della stirpe davidica, da «Giuseppe, figlio di Davide» (Mt 1,20; Lc 2,4-5), suo padre legale. Per il mondo biblico ed ebraico la paternità legale bastava a conferire tutti i diritti della stirpe in questione (cfr.: la legge del levirato e di adozione Dt 25,5 ss). Perciò, subito dall’inizio della genealogia, Gesù viene designato come «Cristo figlio di Davide» (Mt 1,1) cioè l’unto del Signore figlio di Davide, con il quale si compiranno tutte le promesse di Dio a Davide suo servo (2Sam 7,1-16; 2Cr 7,18; 2Cr 21,7; Sal 89,30). Perciò Matteo aggiunge al racconto della genealogia e del concepimento di Gesù la profezia di Isaia: «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi» (Mt 1,21-23 e Is 7,14).

 

Soffermandoci, per così dire, sulla realtà spirituale dell’adozione, possiamo riferirci al fatto che il popolo eletto possiede «la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse» perché «essi sono Israeliti e possiedono l'adozione a figli» (Rm 9,4). Ma anche noi, il popolo nuovo di Dio in Cristo, riceviamo l’adozione a figli perché «quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5). È questa la salvezza che ci ha portato Gesù. Cristo «salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21) perché egli è il «Dio con noi» (Mt 1,23) che ci rende figli adottivi di Dio.

 

Gesù nasce da «Maria promessa sposa di Giuseppe» (Mt 1,18a) che «si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1:18b). Matteo non ci dà il racconto dell’annunciazione come fa Luca (Lc 1,26-38), ma struttura il racconto dal punto di vista dell’esperienza di Giuseppe, l’uomo giusto. La Bibbia ci rivela che Dio ama i suoi giusti e molte volte li sceglie per una missione importante, li protegge e non li accomuna con gli empi (Gen 18,23ss). Nell’Antico Testamento troviamo molti personaggi che sono ritenuti giusti. Pensiamo a Noè «uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei» (Gen 6,9). Oppure Ioas che «fece ciò che è giusto agli occhi del Signore» (2Re 12,3).

 

Un’idea costante nella Bibbia è il «sogno» come luogo privilegiato dove Dio fa conoscere i suoi progetti e disegni, e alcune volte rivela il futuro. Ben conosciuti sono i sogni di Giacobbe a Betel (Gen 28,10ss) e Giuseppe suo figlio come pure quelle del coppiere e del panettiere imprigionati in Egitto con lui, (Gen 37,5ss; Gen 40,5ss) e i sogni del Faraone che rivelavano i futuri anni di prosperità e di carestia (Gen 41,1ss).

 

A Giuseppe appare «in sogno un angelo del Signore» (Mt 1,20) per rivelargli il disegno di Dio. Nei vangeli dell’infanzia appare spesso l’angelo del Signore come messaggero celeste (Mt 1,20.24; 2,13.19; Lc 1,11; 2,9) e anche in altre occasioni questa figura appare per rasserenare, rivelare il progetto di Dio, guarire, liberare dalla schiavitù (cfr.: Mt 28,2; Gv 5,4; At 5,19; 8,26; 12,7.23). Molte sono le referenze all’angelo del Signore anche nell’Antico Testamento dove originariamente rappresentava il Signore stesso che guida e protegge il suo popolo restandogli vicino (cfr Gen 16,7-16; 22,12; 24,7; Es 3,2; 23,20; Tb 5,4).

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6) Per un confronto personale

- Che cosa ti ha colpito in questo brano? Perché?

- Nella chiave di lettura, abbiamo dato ampio spazio ad alcuni termini (adozione, angelo, sogno, giusto). Quali sentimenti e pensieri hanno suscitato nel tuo cuore? Che rilevanza possono avere per il tuo cammino di maturazione spirituale?

- Quale pensi sia il messaggio centrale del brano evangelico?

 

7) Preghiera finale: Salmo 88

In eterno durerà la sua discendenza.

 

Canterò in eterno l’amore del Signore,

di generazione in generazione

farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,

perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;

nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».

 

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,

ho giurato a Davide, mio servo.

Stabilirò per sempre la tua discendenza,

di generazione in generazione edificherò il tuo trono».

 

«Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,

mio Dio e roccia della mia salvezza”.

Gli conserverò sempre il mio amore,

la mia alleanza gli sarà fedele».

 

Comunità in cammino

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