«Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei»

Catechismo della Chiesa cattolica - § 1333-1335

aprile 28 , 2017
Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua Passione: «Prese il pane. . . », «Prese il calice del vino. . . ». Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così, all'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, «frutto del lavoro dell'uomo», ma prima ancora «frutto della terra» e «della vite», doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che «offrì pane e vino» (Gen 14,18 ) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta (Cfr Messale Romano, Canone Romano: «Supra quae»). Nell'Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell'Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall'Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio (Dt 8,3). Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il «calice della benedizione» (1Cor 10,16 ), al termine della cena pasquale degli ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell'attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice. I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia. Il segno dell'acqua trasformata in vino a Cana (Gv 2,11) annunzia già l'Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel Regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo (Mc 14,25) divenuto il Sangue di Cristo.    

Buon Anno

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L’augurio che sotto riportiamo risale al 1933, ed è il parroco di Traversetolo, don Varesi ad inviarlo ai suoi parrocchiani. Sono trascorsi ben 85 anni, ma, leggendolo, sembra scritto solo ieri. La ricetta per un mondo migliore è la stessa da tantissimi anni, ma chi la mette in pratica? Buon Anno! Volete che il 1933 sia felice ...? Ebbene allora non perdetevi nelle fantasticherie d’un avveni- re ignorato, ma...

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