Fede e Sacramenti

Prima parte

gennaio 23 , 2022

È inutile ormai cercare di sminuire o non vedere la crisi che sta attraversando attualmente la Chiesa, ed attribuirne la causa in particolare alla pandemia ancora in corso e che ha sconvolto le abitudinarie prassi pastorali. La crisi attuale ha radici antiche, già il Concilio Vaticano II (19621965) ne aveva colto le cause tanto che nei documenti prodotti esortava già allora a un profondo rinnovamento su tutti i versanti delle attività ecclesiali. Ma pochi passi si sono compiuti, si potrebbe parlare più di iniziative, a volte “fantasiose” e sporadiche che di autentico rinnovamento. Fatto sta che oggi l’assemblea domenicale conta sempre meno presenze. Secondo le recenti indagini, quaranta giovani su cento si professano senza Dio, nonostante siano battezzati, e del restante sessanta per cento, una parte, frequenta sporadicamente evidenziando scarsissimo interesse per il Vangelo; l’altra parte, dopo aver ricevuto i sacramenti di Comunione e Cresima, sparisce. Tra chi rimane nella Chiesa, adulti o giovani, è sempre più evidente l’allontanamento dal sacramento della penitenza; per non parlare poi dell’ambiguità di tanti matrimoni celebrati in chiesa. Il 21 dicembre 2020, papa Francesco, in un discorso alla Curia, ma rivolto a tutta la Chiesa, diceva: “La tempesta smaschera le nostre vulnerabilità, lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. […] la crisi è un fenomeno che investe tutti e tutto. È presente ovunque e in ogni periodo della storia, coinvolge le ideologie, la politica, l’economia, la tecnica, l’ecologia, la religione. Si tratta di una tappa obbligata della storia personale e sociale”. Facendo tesoro della verità espressa dal papa, non limitiamoci quindi a ripetere “Nulla sarà più come prima” come lamento o rimpianto, ma con speranza: guardiamo al passato solo per rendere migliore il futuro. La Commissione teologica internazionale, il 3 marzo 2020, pubblicava, con l’approvazione del papa, il documento La reciprocità tra fede e sacramenti, un aiuto provvidenziale per riprendere, con entusiasmo il cammino che lo Spirito aveva già indicato attraverso il Vaticano II. Tale documento pone tra le cause principali dell’attuale crisi pastorale la fragile, se non inesistente, reciprocità tra fede e sacramenti, a cominciare dalla prassi di iniziazione cristiana, specialmente dei fanciulli e dei ragazzi. Non si tratta di rinnovare qualche tattica catechistica e celebrativa, come si è già fatto da anni senza successo, occorre ragionare sui problemi più radicali che stanno a monte. Il sapere scientifico e tecnologico ha aperto nuovi orizzonti, il dialogo ecumenico e anche interreligioso costringe a verificare non i contenuti ma le forme storiche che abbiamo dato alla nostra fede. Non è utile né saggio, di fronte ai ragazzi che frequentano il catechismo, presentare l’evento cristiano come se nulla fosse successo quando loro sono costantemente attratti dai nuovi e sconvolgenti orizzonti della scienza. È necessario riprendere il discorso dalla Bibbia con una rinnovata esegesi in dialogo con le scienze e la storia. La fede cristiana è frutto di una scelta libera, intelligente e responsabile che nasce dal dialogo e non può essere separata dai sacramenti che la alimentano. Se svanisce questa unione dialogica sorgono fraintendimenti che originano forme di religiosità non consone col pericolo di giungere alla privatizzazione soggettivista concentrata esclusivamente sulla salvezza individuale. È indispensabile riprendere il discorso ascoltando i grandi interrogativi che uomini e donne si pongono di fronte al grande mistero della vita su questo pianeta, ma per farlo occorre prima un esame di coscienza: crediamo o no alla dimensione storica della rivelazione che trova il suo centro nell’incarnazione del Verbo? Crediamo o no in una Chiesa che è guida? Se crediamo veramente in questo nulla può mettere in crisi la nostra fede. Valutiamo l’oggi alla luce del Vangelo e affrontiamo le paure superandole come il Vangelo ci insegna a farlo. Non guardiamo al passato con nostalgia di una Chiesa di pizzi e merletti, di celebrazioni lontane da una realtà che è mutata; riscopriamo e facciamola scoprire ai giovani la gioia del Vangelo affinché la Chiesa non appaia ai loro occhi come un’azienda di impiegati del sacro che offrono servizi a clienti di cerimonie.

S. Norbert von Xanten, vescovo e fondatore...

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S. Norbert von Xanten, vescovo e fondatore (1085-1134) ...

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