Gesù, pane consacrato

San Bonaventura (1221-1274), francescano, dottore della Chiesa - L'Albero di Vita, § 16 (Opere spirituali, t. III)

marzo 29 , 2018
Tra tutti i ricordi di Cristo più degni di essere ricordati, c'è evidentemente il pasto finale della santissima cena, dove non solo si dà come cibo l'agnello pasquale, ma l'agnello immacolato, che cancella i peccati del mondo, è lui stesso offerto in cibo sotto la specie di un pane "capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto" (Sap 16,20). Vi rifulge un ammirabile esempio d'umiltà quando il Re di gloria, cinto di un asciugamano, lava con molta cura i piedi dei suoi peccatori e persino di chi lo tradisce. Pure ammirabile la generosità della sua magnanimità quando egli dona il suo Corpo santissimo come cibo ed il suo vero Sangue come bevanda ai primi sacerdoti e poi a tutta la Chiesa e al mondo intero, affinché quello che sarebbe presto diventato un sacrificio gradito a Dio e il prezzo inestimabile della nostra redenzione fosse nostro viatico e nostro sostegno. Alla fine l'ammirabile sovrabbondanza del suo amore vi risplende al massimo nella tenera esortazione che, "amando i suoi fino alla fine" (Gv 13,1), indirizza loro per confermarli nel bene, avvertendo Pietro in particolare per fortificarne la fede e offrendo il petto a Giovanni per un soave e santo riposo. Come sono ammirabili e piene di dolcezza tutte queste cose! Almeno per l'anima chiamata ad una cena così eccellente e che accorre con tutto l'ardore del suo spirito, in modo da poter lanciare il grido del profeta: "Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio!" (Sal 42,2).    

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