Giovedì della Prima Settimana di Avvento (Anno A)

01.XII.2022

dicembre 01 , 2022

1) Orazione iniziale

Risveglia la tua potenza, o Signore, e con grande forza vieni in nostro soccorso, perché la tua grazia vinca le resistenze dei nostri peccati e affretti il momento della salvezza.

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2) Lettura: Isaia 26, 1 - 6

In quel giorno si canterà questo canto nella terra di Giuda: «Abbiamo una città forte; mura e bastioni egli ha posto a salvezza. Aprite le porte: entri una nazione giusta, che si mantiene fedele.

La sua volontà è salda; tu le assicurerai la pace, pace perché in te confida.

Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna, perché egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto, ha rovesciato la città eccelsa, l’ha rovesciata fino a terra, l’ha rasa al suolo. I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri».

 

3) Commento   su Isaia 26, 1 - 6

«Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna, perché egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto, ha rovesciato la città eccelsa, l'ha rovesciata fino a terra, l'ha rasa al suolo. I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri» (Is 26, 4-6) - Come vivere questa Parola?

Ci accompagna oggi un'altra visione: una città bella e molto grande viene rasa al suolo e i piedi di chi è disprezzato perché povero, la calpestano. Questo è un anticipo di quanto cantato da Maria di Nazareth nel Magnificat, che vedeva i ricchi a mani vuote e abbassato chi voleva innalzarsi. Questo è un tema ricorrente nel rivelarsi di Dio che vede la giustizia come il trionfo dell'oppresso. Quasi che solo così calpestato, il peccato, il disordine introdotto dalla disobbedienza nella creazione, possa essere sanato. Se pensiamo al nostro tempo, è costatazione immediata riscontrare che i poveri e gli oppressi aumentano esponenzialmente e altrettanto in modo esponenziale crescono le città eccelse, esclusive e superbe. Ogni latitudine del modo conosce questi drammi, che sembrano non avere epilogo: violenza domestica, abuso e prostituzione, mutilazioni, dipendenze, odio razziale, necessità di migrare per la siccità, la guerra, la povertà, le religioni tradizionali. Nuove forme di schiavitù sostituiscono le più antiche, purtroppo con lo stesso risultato che è l'oppressione della persona nei suoi sentimenti, pensieri, possibilità e competenze.

Signore, perdona la città eccelsa, ma permetti che venga distrutta. Per costruire la città forte che in te si mantiene fedele.

Ecco la voce di don Dilani: "Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri."

I primi sei versetti di Isaia 26 amplia il canto di esultanza, ma se si osserva con attenzione la terminologia, ci si rende conto che l’esaltazione per la città forte e per le sue mura, come la certezza della pace … tutta questa prosperità è legata e sgorga da una ragione tanto diretta quanto umilmente essenziale: tutto sarà così perché, dice Isaia al Signore, il popolo “confida in te”!! (ver. 3). Per questo il Signore gli assicurerà la pace. Il ver. 6 è l’estremo di questa meravigliosa avventura della fede di Israele: la città mondanamente eccelsa sarà “rasa al suolo. I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri”!! La fede è la forza dei poveri, che non hanno altro su cui contare! È il clima della grande beatitudine dei poveri: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. È l’annuncio e la proclamazione da parte di Gesù della gloria dei piccoli e dei poveri!

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4) Lettura: dal Vangelo di Matteo 7, 21. 24 - 27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

 

5) Riflessione sul Vangelo di Matteo 7, 21. 24 - 27 

Poiché ci ama, il Salvatore ci mette in guardia contro l’illusione; per entrare nel regno dei cieli non basta dire: “Signore, Signore”. Non si tratta qui di una condanna della preghiera. Noi dobbiamo dire: “Signore, Signore”, essendo però consapevoli che non basta sussurrarlo a bassa voce, mentre ogni nostra decisione testimonia che Gesù non è per noi il Signore. La preghiera, separata da un amore obbediente, è un’illusione, se non una menzogna.

Gesù sarà davvero il nostro Signore solo se il nostro cuore si fa simile al suo, reso appassionato dall’amore per il Padre, capace di dire, senza esitazione alcuna, che suo nutrimento è fare la volontà del Padre... fare sempre ciò che gli è gradito.

Sarebbe rischioso affidare la nostra volontà ad un altro, se l’“altro” non fosse Dio, il Dio di dolcezza e misericordia. Volere ciò che egli vuole significa scegliere la felicità. Volere altro significa accettare il rischio di una costruzione fragile ed effimera: si tratterà di una soluzione illusoria, essa potrà resistere per un po’, ma crollerà agli assalti delle varie prove cui sarà sottoposta.

Proprio del buon cristiano è l’ascoltare Gesù, parola d’amore del Padre. E noi dobbiamo allora lasciare che questa parola ci trasformi, che ci renda conformi all’amorosa volontà del Padre, ascoltarla e farla vivere in noi!

Ma colui che fa la volontà del Padre.

Il tema odierno riassume la correlazione tra fede e opere. Tale correlazione si realizza sempre dall'ascolto della Parola di Dio. Dio-roccia è il fondamento su cui noi dobbiamo costruire. Potremmo costruire una casa senza le fondamenta? Certamente no! Potremmo anche approntare una sorta di fondamenta e costruirci sopra, ma poi quella casa si sbriciolerà o crollerà. Dall'altra parte, il verbalismo religioso, sia individuale che comunitario o liturgico, diventa una pia illusione, se non è convalidato dalla propria vita operosa e impegnata. Si può notare qui la differenza tra gli uomini che sono dediti con affanno all'attività e la vita composta del cristiano autentico che nell'impegno di attività nel mondo, non perde i contatti con il fondamento divino.

Nella seconda lettura si ribadisce il fondamento su cui costruire la propria vita. Il Signore ha un metro diverso dal nostro: egli capovolge tutti i nostri valori umani, i principi terreni ed egoistici. Per un popolo abituato alle sabbie del deserto, la roccia salda è un'immagine plastica, suggestiva. E questa roccia è Cristo, pietra angolare su cui il Padre vuole costruire la «città forte». Il salmo 117 è tipicamente messianico e per gli ebrei al centro di questo, come degli altri salmi, c'è il popolo di Israele con la sua storia, per noi la lettura è Cristocentrica. Come Israele, Cristo è stato circondato dai nemici ma, confidando nel Padre, tali nemici sono stati sconfitti. Anche noi, uniti al Padre nel Figlio, possiamo sconfiggere i nostri nemici che non stanno fuori, ma dentro di noi. Ascoltiamo le parole ma mettiamole anche in pratica.

 «Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli» (Mt 7,21) - Come vivere questa Parola?

Gesù ci ricorda che non basta pregare e dire parole, ma occorre concretamente eseguire la volontà di Dio, che si manifesta nelle situazioni di ogni giorno. Non ci si deve accontentare di buone intenzioni, di "pie" chiacchiere, ma accettare quello che Dio ci prepara e affrontare con coraggio e con gioia la realtà quotidiana. Solo così costruiremo la "casa sulla roccia", non sulla sabbia che il vento disperde, per cui la casa crolla. La nostra "roccia" è la persona di Cristo nella sua testimonianza di vita e nel suo messaggio evangelico.

Questo tempo di Avvento è un periodo privilegiato per vivere la nostra vita cristiana, esaminando le nostre azioni, leggendo la parola di Dio, dedicandoci ad opere di carità.

Aiutaci, Signore, a edificare la nostra vita sulla tua Parola e a testimoniare il tuo amore con opere di carità e di giustizia

Ecco la voce di un grande monaco moderno San Charles de Foucauld (di cui si celebra il centenario della morte il 1° dicembre 1916-2016): L'ora meglio impiegata della nostra vita è quella in qui maggiormente amiamo Gesù.

 «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia...». (Mt 7, 21; 24-25) - Come vivere questa Parola?

Gesù nel Vangelo di oggi ci dà una lezione di vita molto concreta. Egli ci dice, infatti, che non si accontenta delle nostre chiacchiere e delle nostre ‘pie' intenzioni: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio».

Non basta ascoltare la Parola e nemmeno pregare! Ciò che è veramente necessario è il "fare". Si tratta, cioè, di mettere in pratica o no la Parola di Gesù. Essa infatti, quando è accolta interiormente, diviene il fondamento su cui è basata la nostra vita cristiana, perché solo in essa è la nostra solidità, la nostra roccia.

«Chiunque ascolta queste mie parole e le fa (traducendo letteralmente il testo originale), sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia». La roccia non è la nostra volontà, il nostro lavoro, il nostro darci da fare: la roccia è unicamente la Parola di Dio.

Siamo nel tempo di Avvento, che mette in risalto il grande mistero dell'Incarnazione del Logos fatto carne: il Logos chiede di "farsi carne" anche nella nostra vita!

I cristiani della fine del primo secolo - come è attestato dal testo patristico più antico riportato più sotto - avevano un senso acuto della "parola" come prassi, come fatto vissuto e concreto.

Ecco la voce del testo patristico più antico Didaché 2,5: «La tua parola (logos) non sarà menzognera né vuota, ma piena di concretezza (prassi).

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6) Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nella orazione

- Fa' che la tua Chiesa, Signore, radicata profondamente in Cristo, attinga da lui gli insegnamenti per la sua missione nel mondo. Preghiamo?

- Illumina, o Signore, i capi dei popoli, perché con saggezza sappiano costruire l'avvenire del mondo sui valori duraturi della pace e della fratellanza. Preghiamo?

- Concedi, o Signore, ai carcerati, ai drogati e a quanti hanno perso la fiducia negli uomini, il coraggio e la fede di ricostruire la loro vita in Cristo, rinnovatore di ogni cosa. Preghiamo?

- Dona, o Signore, alla nostra comunità parrocchiale la forza di ricercare la tua volontà anche nelle scelte ordinarie della vita pastorale. Preghiamo?

- Fa' crollare, o Signore, le illusioni di quanti impostano la loro esistenza sulla vacuità, e dona loro sete e fame dei veri valori. Preghiamo?

- Preghiamo per le vocazioni della nostra diocesi?

- Preghiamo per l'impegno nella catechesi degli adulti?

 

 

7) Preghiera: Salmo 117

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

 

Rendete grazie al Signore perché è buono,

perché il suo amore è per sempre.

È meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nell’uomo.

È meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nei potenti.

 

Apritemi le porte della giustizia:

vi entrerò per ringraziare il Signore.

È questa la porta del Signore:

per essa entrano i giusti.

Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,

perché sei stato la mia salvezza.

 

Ti preghiamo, Signore: dona la salvezza!

Ti preghiamo, Signore: dona la vittoria!

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Vi benediciamo dalla casa del Signore.

Il Signore è Dio, egli ci illumina.

Liturgia del giorno

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Le letture del giorno secondo il calendario liturgico.

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