II Domenica di Quaresima - Anno B

Fidarsi di Dio

febbraio 28 , 2021

Conservare la luce per quando viene il buio - padre Ermes Ronchi

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia»

Il monte della luce, collocato a metà del racconto di Marco, è lo spartiacque della ricerca su chi è Gesù. Come in un dittico, la prima parte del suo libretto racconta opere e giorni del Messia, la seconda parte, a partire da qui, disegna il volto altro del "Figlio di Dio": vangelo di Gesù, il Cristo, il figlio di Dio (Mc 1,1).

Il racconto è tessuto ad arte con i fili dorati della lingua dell'Esodo, monte, nube, voce, Mosè, splendore, ascolto, cornice di rivelazioni. Nuovo invece è il grido entusiasta di Pietro: che bello qui! Esperienza di bellezza, da cui sgorga gioia senza interessi. Marco sta raccontando un momento di felicità di Gesù (G. Piccolo) che contagia i suoi. A noi che il fariseismo eterno ha reso diffidenti verso la gioia, viene proposto un Gesù che non ha paura della felicità. E i suoi discepoli con lui. Gesù è felice perché la luce è un sintomo, il sintomo che lui, il rabbi di Nazaret, sta camminando bene, verso il volto di Dio; e poi perché si sente amato dal Padre, sente le parole che ogni figlio vorrebbe sentirsi dire; ed è felice perché sta parlando dei suoi sogni con i più grandi sognatori della Bibbia, Mosè ed Elia, il liberatore e il profeta; perché ha vicino tre ragazzi che non capiscono granché, ma che comunque gli vogliono bene, e lo seguono da anni, dappertutto.

Anche i tre apostoli guardano, si emozionano, sono storditi, sentono l'urto della felicità e della bellezza sul monte, qualcosa che toglie il fiato: che bello con te, rabbi! Vedono volti imbevuti di luce, occhi di sole, quello che anche noi notiamo in una persona felice: ti brillano gli occhi! Vorrebbero congelare quella esperienza, la più bella mai vissuta: facciamo tre capanne! Fermiamoci qui sul monte, è un momento perfetto, il massimo! C'è un Dio da godere, da esserne felici. Ma è un'illusione breve, la vita non la puoi fermare, la vita è infinita e l'infinito è nella vita, ordinaria, feriale, fragile e sempre incamminata. La felicità non la puoi conservare sotto una campana di vetro o rinchiudere dentro una capanna. Quando ti è data, miracolo intermittente, godila senza timori, è una carezza di Dio, uno scampolo di risurrezione, una tessera di vita realizzata. Godi e ringrazia. E quando la luce svanisce e se ne va, lasciala andare, senza rimpianti, scendi dal monte ma non dimenticarlo, conserva e custodisci la memoria della luce vissuta.

Così sarà per i discepoli quando tutto si farà buio, quando il loro Maestro sarà preso, incatenato, deriso, spogliato, torturato, crocifisso. Come loro, anche per noi nei nostri inverni, sarà necessario cercare negli archivi dell'anima le tracce della luce, la memoria del sole per appoggiarvi il cuore e la fede. Dall'oblio discende la notte.

 

Dal Sussidio Liturgico-Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana per la Quaresima-Pasqua 2021: "Cristo, mia speranza, è risorto" 

«Io ti colmerò di benedizioni»

La seconda domenica

Nella seconda domenica di Quaresima non si parla direttamente di alleanza, ma si fa riferimento a quella stretta con Abramo attraverso il racconto del «sacrificio di Isacco», o della «prova di Abramo» (Gen 22,1-2.9a.10-13.15-18). Infatti, nel testo della prima lettura di questa domenica non si narra la stipulazione dell’alleanza con Abramo, narrata in Gen 15,1-21 e in Gen 17,1-27, ma si fa riferimento alla «discendenza numerosa», che costituisce una parte importante del contenuto dell’alleanza secondo Gen 17,2. Il medesimo testo che leggiamo in questa domenica con diversi tagli, poco felici in una narrazione così bella e intensa, lo leggeremo nella sua integralità nel contesto della Veglia pasquale.

Nel contesto del cammino quaresimale il brano del «sacrificio di Isacco» può mettere al centro principalmente due temi: la prova e l’ascolto/obbedienza. Innanzitutto si parla di «prova» (Gen 22,1), il testo lo afferma esplicitamente. Cosa è per la Bibbia la prova? Non si tratta di ciò che spesso pensiamo noi, di qualcosa di doloroso mandato da Dio perché lo sopportiamo con rassegnazione. Nella Bibbia la prova serve per sapere. È noto il testo di Es 8,2: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto… metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore». La prova in fondo è la vita, con le sue vicende. È nella vita e per come viviamo che manifestiamo ciò che abbiamo nel cuore. Uno dei frutti importanti del cammino quaresimale è proprio questo: sapere ciò che abbiamo nel cuore e dove è il nostro cuore.

Un secondo tema è quello dell’ascolto/obbedienza. Abramo è chiamato a lasciare il suo futuro, i suoi progetti, per poter avere il futuro che Dio ha preparato per lui. Solo nell’ascolto è possibile vivere la «prova» della vita senza ripiegarsi su di sé, ma lasciando lo spazio necessario a Dio per realizzare la sua promessa. Così la Quaresima diventa il tempo privilegiato dell’ascolto della Parola. L’ascolto e l’obbedienza sono fonte di benedizione, quindi di vita (Gen 22, 17). Se la «prova» rivela ciò che abbiamo nel cuore, l’«ascolto» è ciò che può sanare il nostro cuore e aprirlo ai progetti di Dio.

\"Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in...

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Dopo la mia prima messa sulla tomba di san Pietro, ecco le mani del Santo Padre Pio X, posate sul mio capo in benedizione di buon augurio per me e per l’inizio della mia vita sacerdotale. E dopo più di mezzo secolo, ecco le mie mani stese sui cattolici – e non solo sui cattolici – del mondo intero, in gesto di paternità universale... Come san Pietro e i suoi successori, sono stato incaricato del governo dell’intera Chiesa di Cristo, una, santa,...

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