III Domenica di Pasqua - Anno C

Il bisogno dell'altro - Omelia di Don Giancarlo

maggio 05 , 2019

È ormai l’alba e Gesù risorto attende i discepoli sulla riva del lago di Tiberiade. Forse proprio lui ha fatto sì che essi non pescassero nulla durante la notte, poi li provoca benevolmente chiedendo loro “Figlioli, non avete nulla da mangiare?” Le tenebre della notte già si dissolvono, gli uccelli accompagnano l’aurora col loro canto, il lago rispecchia il prodigio dipingendosi di luce e al comando del Signore Risorto le reti si riempiono come già era successo in passato – È il Signore! – dice il discepolo amato a Pietro, il quale si veste e si getta nell’acqua. Non è facile nuotare vestiti per la distanza di cento metri. Pietro è evidentemente colmo di gioia e al tempo stesso preda di un grande imbarazzo, un imbarazzo che divampa nel momento in cui vede il fuoco di brace sulla riva del lago, un fuoco di brace che gli ricorda quello davanti al quale aveva rinnegato di essere un discepolo di Gesù (Gv 18,18). Il maestro tuttavia dona a Simone figlio di Giovanni la possibilità di ricominciare, gli concede di professare per tre volte il suo amore, gettando così nel fuoco il suo triplice rinnegamento. Simone viene ristabilito, ritorna ad essere Pietro, la roccia Kefa che aveva smesso di essere dal momento del suo rinnegamento, e viene preparato dal Maestro a una nuova sequela che lo condurrà al martirio. Ormai forte dell’esperienza del Risorto, Pietro non teme persecuzione e morte e così, come ascoltiamo nella prima lettura, insieme agli altri apostoli, testimonia quanto Dio ha fatto per mezzo di Gesù Cristo, ha donato cioè la grazia della conversione e il perdono dei peccati. Il sommo sacerdote invano tenta di zittire la verità, non accetta che gli venga imputata la responsabilità della morte di Gesù e neanche vuole che di Lui si parli. Colui che dovrebbe aiutare il popolo a conoscere e incontrare Dio, si pone come ostacolo alla diffusione del suo Regno. Sarà Gamaliele, un dottore della legge fariseo e membro del sinedrio, a convincere l’assemblea a rilasciare gli apostoli (At 5,34-39). È inutile, secondo lui, sopprimere ciò che non viene da Dio perché si estingue da solo, ed è assurdo tentare di arginare quanto Dio stesso ha suscitato perché sarebbe uno sforzo inutile. Il vangelo viene da Dio e non può essere domato perché, come testimoniato dalla seconda lettura, l’Agnello che è stato immolato ha ricevuto potenza, ricchezza, sapienza, forza, onore, gloria e benedizione. A lui la gloria per i secoli eterni! Amen.

1 - La terra, serbatoio di bellezza

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La terra è un nido per i semi che aspettano di germogliare. Un rifugio per gli animali che in essa si scavano una tana. Dalla terra viene il cibo che mangiamo. Dovunque ci troviamo possiamo chinarci e raccoglierla in un pugno: perché la terra è la stessa, generosa e potente, per tutti gli uomini del mondo. San Francesco nel “Cantico delle Creature” scrive così: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre...

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