Il caleidoscopio della Croce

Tempo di quaresima, tempo di riflessione!

febbraio 14 , 2021

Ci sono idee che nascono nel tempo, altre che col tempo germinano e che abbisognano di altro tempo per fruttificare, altre ancora che solo col tempo riescono a fecondare il placido fluire della vita di ogni uomo. Tutto questo, però, non avviene se il desiderio muore.

È con questo scritto che spero si desti con prepotenza il desiderio di vivere in profondità quanto la tradizione ci ha consegnato cioè: il segno della croce. L’abitudine, infatti, se da un lato ci rassicura nei gesti della quotidianità (posso così aprire la maniglia di una porta senza dover tutte le volte pensare che devo tendere nervi e muscoli della mano e del braccio fino a formare un pugno che trattenga la maniglia) dall’altro si pietrifica e ci frena, impedendoci di riflettere seriamente sul significato di ciò che si dice, di ciò che si fa, o di ciò che non si fa. Vale quindi la pena fermarsi a capire il perché si agisca e che senso ha la stessa nostra azione. La riflessione sul segno della croce, non di meno, non può limitarsi a comprendere il perché del segno della croce. Se la domanda si ponesse, infatti, da cristiani l’unica risposta che potremmo dare è quella che ci farebbe dire: “faccio il segno della croce perché sono cristiano!” e tutto sarebbe finito. Per capire un gesto occorre, invece, pensare al valore che esso ha in se stesso. Occorre cioè sondare lo spessore simbolico di ciò che compio fino a valutarne tutte le sfaccettature.

1) Orbene, tenendo presente che la croce è un elemento materiale: può essere di legno, di ferro, di pietra, di materiali preziosi o meno, ma anche di luce, sta di fatto che essa c’è. Posta in questi termini, il primo dato di fatto che si incontra, in un’analisi simbolica, è che la croce è presente, la si vede, la si può toccare, la si può esaltare, ma la si può anche spezzare, imbrattare, bruciare, ecc., ma non si può far finta che non ci sia. Il segno della croce ha quindi come suo primo simbolo innato il fatto di ricordare il presente, l’oggi, il tempo durante il quale io sono impegnato a trascorrere la mia vita.

2) Proprio perché la croce è una presenza che mi ricorda “il presente”, la croce ha in sé anche il simbolo del tempo. Se penso allo scorrere dei secondi, dei minuti, delle ore, dei giorni, dei mesi, degli anni come una linea orizzontale, posso al medesimo tempo concepire che il vissuto dell’uomo è una linea verticale che costantemente incrocia la linea orizzontale del tempo senza il quale ciò che l’uomo vuole realizzare non potrebbe esistere. È infatti l’azione umana che s’innesta nella linea del tempo come una lancia che lo taglia. Sono le nostre azioni, i nostri desideri, i nostri affetti che fanno sì che quel momento particolare che ho vissuto sia o diventi un momento unico e per certi versi irrepetibile. Un secondo simbolismo della croce sembra quindi essere quello che vede la croce come esperienza vitale di ogni essere umano che venuto al mondo incrocerà la linea orizzontale del tempo in maniera totalmente personale. La croce, di conseguenza, è un simbolo esistenziale: riguarda me, personalmente, in ogni momento in cui devo fare i conti con il tempo.

3) Un terzo elemento simbolico che emerge dalla croce è determinato dalla constatazione che tutto ciò che l’uomo compie materialmente è costruito secondo le linee della croce, cioè da una retta verticale e da una orizzontale, basta pensare, a titolo di esempio parziale e molto riduttivo, alle nostre case ove i mattoni vengono disposti in modo alternato perché la costruzione possa reggere, possa stare in piedi. Così dicendo, però è come se si affermasse che la tecnica umana è un costante fare in modo incrociato che, proprio perché tale, crea tensioni, urti, ma anche vicinanza, affiancamento. L’agire tecnico dell’uomo è, di conseguenza, un ulteriore simbolismo che vede la croce all’opera a tal punto che si può sostenere: la croce è un senso nascosto che permette la competenza e l’abilità tecnica dell’uomo. D’altro canto, poiché di tecnica si tratta, e quindi anche di progresso, lo stesso progresso dell’uomo ha il significato della croce. Ogni progredire è un incrocio, cosicché lo sviluppo umano non può essere pensato se non conformemente alla struttura della croce: linee verticali e linee orizzontali che in certi punti si devono per forza toccare perché ciò che può essere postulato come infinito, si renda visibile e utilizzabile.

4) La logica del simbolo poc’anzi espressa, permette un’altra considerazione. Pensiamo ai tessuti di cui molti dei nostri abiti sono fatti. Un tessuto è costituito dalla trama – fili tesi verticalmente – e dall’ordito – fili che si intrecciano con la trama in linea orizzontale. Il loro intrecciarsi costituisce ad ogni passaggio della navetta una piccola croce. Il simbolismo della croce diventa a questo punto un simbolo vestiario. Indossando i nostri vestiti prodotti con il telaio è come se implicitamente affermassimo: “la croce mi veste, mi protegge, mi mostra agli altri”. La croce, cioè è un simbolo non solo che si vede, ma che fa vedere, che fa apparire l’uomo anche nella sua individualità. Stando le cose in questi termini è come se ci venisse detto: si vede una persona solo quando è vestita dalla croce.

5) La croce, tuttavia, nella sua prepotente materialità, sia essa di pietra, di legno ecc., come si diceva più sopra, ha un quinto significato simbolico. Se la guardiamo essa è costruita secondo la linea dei quattro punti cardinale: il nord, il sud, l’est e l’ovest. Ora, come i punti cardinali hanno la funzione di orientare, soprattutto quando non ci sono strade e sentieri stabiliti o conosciuti, così la croce simbolizza la capacità di orientamento. Ma se così è, allora il segno della croce si fa simbolo e memoria viva, per chi si segna con esso, della decisione di orientarsi che, cristianamente parlando, significa dirigersi verso Cristo che è la stella del mattino.

6) Ma guardiamo ancora una volta la croce. Essa non ha linee che vanno all’infinito. Perché possa esistere ed essere vista con tutto il suo spessore, la croce ha bisogno di un limite. Proprio perché ha un inizio e una fine, la croce è segno di misura. Essa cioè è segno di ciò che è limitato e, perché tale, è al medesimo tempo misurabile e misurato. Chi compie su di sé il segno della croce non può dimenticare questo significato. Segnandomi con il segno della croce, cioè, mi impegno in un’autostima che ha chiara dinanzi agli occhi i miei limiti e il mio essere finito cioè il mio essere misurato. Il simbolismo della croce, posto in questi termini, permette di concepire la persona in quanto individuo e in quanto tale fa emergere il soggetto con tutte le sue capacità uniche e per nulla trascurabili. Il simbolismo della croce permette a una persona di dire che avendo quella statura, quel volto, quelle braccia, quelle gambe quelle mani ecc., è solo lui e non un altro. Il simbolismo della croce è quindi un simbolo che ha risvolti sull’identità, ha cioè delle ripercussioni che riguardano ogni uomo in tutto ciò che è per ogni istante della sua vita. Il segno della croce, quindi, mi permette di dire io sono così qui ed ora, mi permette cioè una conoscenza profonda di chi sono in ogni momento particolare della storia che mi resta da vivere.

7) Esiste un settimo simbolo che la croce racchiude in sé. È il simbolo della centralità. Disegnando una linea verticale che s’interseca con una linea orizzontale la croce offre a chi la guarda il punto esatto in cui le due linee si incontrano. Come simbolo della centralità, la croce è, al medesimo tempo, segno dell’unificazione. La croce, cioè, richiama in maniera unica l’unità che esiste tra il cielo (linea verticale) e la terra (linea orizzontale). La croce è simbolo dell’armonia cosmica verso la quale l’uomo è impegnato a tendere. La croce è simbolo dell’unificazione verso la quale la natura umana è protesa nel suo slancio vitale. Proprio perché tale san Francesco d’Assisi, nel capitolo 23 della Regola non bollata, cioè della Regola che non ottenne l’approvazione da parte della Santa Sede, raccontando la creazione del mondo, quasi come un sognatore, parla dell’uomo come di un essere vivente che partecipa in maniera vitale di tutte le realtà create, siano esse spirituali o materiali: l’uomo è, di conseguenza, un piccolo universo, ossia un microcosmo che il simbolo della centralità della croce al meglio rappresenta.

8) Un ottavo simbolo che la croce riveste è quello che intravede la croce nella forma di un albero. La trattatistica dovrebbe prendere in questo caso le linee della storia dell’arte che non poche volte ha rappresentato la croce di Cristo come un legno dal quale spuntano nuovi germogli e nuovi rami, basti per il momento aver indicato la strada dell’argomento. Assimilabile alla simbolica dell’albero, la raffigurazione della croce può essere considerata come un universo vivente in continua rigenerazione verso il cielo nella direzione del quale spinge anche il mondo sotterraneo grazie alle sue radici: è all’albero della vita che evoca il medesimo albero, sempre della vita, raccontato dal libro del Genesi posto al centro del paradiso. Concepita come albero della vita, la croce è, al medesimo tempo, segno della vita socialefamiliare, basti qui pensare all’albero genealogico di una casata. La croce, nondimeno, simboleggiando il legame sociale nella logica dell’albero, dice il non ancora compiuto. Afferma cioè che è un segno che resta in attesa, invitando a non fermarsi là dove si è e a restare così come si è. La croce, nella qualifica dell’albero, è cioè è un simbolo che sospinge e sprona al di là di ogni traguardo che si pensa di aver raggiunto. Ciò detto, se la croce può essere paragonata all’albero, allora essa si staglia come segno che offre la sua ombra per ripararsi dal sole cocente. La croce quindi è un segno di protezione fino a diventare un simbolo dell’uomo alla ricerca di Dio. Esclama nella seconda Omelia sulla Pasqua lo pseudo Crisostomo, ovvero un testo attribuito a san Giovanni Crisostomo:

“Questo legno mi appartiene per la mia salvezza eterna. Io me ne nutro, me ne cibo; mi attacco alle sue radici, mi stendo sotto i suoi rami, al suo soffio mi abbandono con delizia come al vento. Sotto la sua ombra ho piantato la mia tenda e, al riparo dal calore eccessivo, ho trovato un riposo pieno di frescura. Io fiorisco con i suoi fiori, i suoi frutti mi procurano una gioia perfetta, frutti che io colgo preparati per me fin dall’inizio del mondo Per la mia fame, vi trovo un nutrimento delicato, per la mia sete una fontana, per la mia nudità una veste; le sue foglie sono uno spirito vivificante. Lungi da me, ormai, le foglie del fico. Se io temo Dio, quest’albero è il mio rifugio; nel pericolo esso mi protegge, nelle mie battaglie è per me uno scudo e per la mia vittoria è un trofeo. Eccolo il mio sentiero stretto, eccolo la mia serrata! Eccola la scala di Giacobbe in cui gli angeli salgano e scendono e alla sommità della quale sta il Signore. Quest’albero che si estende lontano fino al cielo, sale dalla terra al cielo. Pianta immortale, si leva al centro del cielo e della terra; fermo sostegno dell’universo, legame di tutte le cose, supporto di tutta la terra abitata, intreccio cosmico che in sé comprende tutte le variegate forme della natura umana, fissato dai chiodi invisibili dello Spirito, per non vacillare nel suo avvicinamento al divino, tocca il cielo con la cima della testa, consolidando la terra ai suoi piedi e nello spazio intermedio abbraccia l’intera atmosfera con le sue mani incommensurabili”.
La tradizione cristiana, oltre ai vari significati fin qui considerati, ne ha ritenuti ancora altri tra i quali segnalo i seguenti:

9) La croce è simbolo della presenza di Cristo cosicché si può dire: dove si trova la croce, là è il Crocifisso. Ne deriva che tutto quanto abbiamo visto sopra, cioè la croce come simbolo, implica, cristianamente parlando, la presenza di Cristo stesso cosicché sia che si parli di materia, di tempo, di orientamento, di misura, di tessuto o di vestito, di centralità o di albero è il Cristo che è presente come materia, tempo, orientamento, misura, abito, centro e albero. Ne consegue che quando un cristiano fa su di sé il segno della croce viene ad indicare che porta sulla propria carne la stessa persona di Cristo che è uomo e Dio.

10) D’altro canto – decima esemplificazione simbolica – la croce è il termine di tutta la dinamica della vita storica di Gesù Cristo. La sua sepoltura appartiene al momento che fa seguito alla morte, quindi quando il Figlio di Dio non è più vivo, e la sua risurrezione fa parte del momento che separando la storia umana dalla storia dopo la risurrezione, inaugura i tempi nuovi. La croce è quindi, cristianamente parlando, simbolo riassuntivo della vicenda umana del Figlio di Dio. Essa il luogo dove si pietrifica ogni sua azione e ogni sua parola a tal punto che san Paolo nella seconda lettera ai Corinzi potrà osare dire: “Tutte le promesse di Dio sono divenute sì in [Gesù Cristo]” (2Cor 1, 20).

11) Da ultimo – undecima esemplificazione – la croce che è materia, tempo, orientamento, misura, abito, centro e albero, crea, cristianamente parlando, un nuovo simbolo che permette di concepirla come una finestra o, se si preferisce, come una breccia sull’aldilà. Se, infatti, Mons. Bruno Forte, attualmente vescovo di Chieti, poteva affermare: “la croce senza la risurrezione è cieca, e la risurrezione senza la croce è vuota”, si può altrettanto dire che è la croce a lasciar trasparire la luce, è solo il venerdì santo che fa germinare la luce dell’aurora del sabato. Ne consegue che chi pone su di sé il segno della croce attesta il proprio impegno a guardare oltre l’immediatezza della storia e dei fatti, il mistero che le stesse vicende e gli stessi fatti già preannunciano nel loro accadere.

La croce, cioè, si staglia come segno responsabilizzante che in tutto il suo simbolismo chiama il cristiano ad essere attore lungimirante nella propria vita pesantemente incarnato nella storia.

don Antonio Ciceri

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