«Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere riprovato ..., esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».

Teodoreto di Cirro (393-460), vescovo - Trattato sull'incarnazione, 26-27; PG 75,1465

settembre 25 , 2020
Gesù s'incammina decisamente verso i dolori annunciati dalla Scrittura. Li aveva spesso predetti ai discepoli ed aveva anche ripreso severamente Pietro che aveva accolto con dispiacere il loro annuncio (Mt 16,23). Infine aveva mostrato che quei dolori avrebbero realizzato la salvezza del mondo. Ecco perché si dichiara lui stesso agli uomini che venivano ad arrestarlo con queste parole: "Sono io colui che cercate" (cf. Gv 18,5.8). (...) E' schiaffeggiato, coperto di sputi, oltraggiato, torturato, flagellato e infine crocifisso. Accetta che due banditi, a destra e a sinistra, siano associati al suo supplizio; trattato come gli assassini e i criminali, raccoglie aceto e fiele, frutti di una cattiva vigna; per scherno è colpito con una canna, trafitto al costato dalla lancia e infine messo nella tomba. Ed ha sofferto tutto ciò per realizzare la nostra salvezza. (...) Con le spine ha messo fine al castigo inflitto ad Adamo, poiché quello, dopo il peccato, aveva avuto questa sentenza: "Maledetto sia il suolo per causa tua! Spine e cardi produrrà per te" (Gen 3,17-18). Con il fiele ha preso per sé quanto c'è di amaro e penoso nella vita mortale e dolorosa degli uomini; con l'aceto ha accettato la degenerazione della natura umana e le ha accordato di assumere uno stato migliore. Con la porpora ha simbolizzato la regalità; con la canna ha suggerito quanto la potenza del demonio è debole e fragile. Con lo schiaffo ha proclamato la nostra liberazione (come si faceva con gli schiavi); ha sopportato violenze, correzioni e le botte che ci erano dovute. E' stato colpito al costato, cosa che lo fa assomigliare ad Adamo. Ma, lungi dal farne uscire la donna che, col suo errore, ha portato la morte, ne ha fatto sgorgare una sorgente di vita (Gen 2,21); Gv 19,34). Questa dà la vita al mondo con un duplice ruscello. L'uno, nel battistero, ci rinnova e ci riveste dell'abito immortale; l'altro, dopo questa rinascita, ci nutre al banchetto di Dio, così che si possano allattare nuovi nati.     

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