B. Francesco Zirano, sac. O.F.M. Conv. e martire (1564-1603)

gennaio 25 , 2019
B. Francesco Zirano

Beato Francesco Zirano Sacerdote O.F.M. Conv. Martire ad Algeri († 1603)

F

 rancesco Zirano nasce a Sassari agli inizi del 1564 da genitori cristiani di modeste condizioni economiche. Si trovò presto orfano di padre. La famiglia era devota ai protomartiri Gavino, Proto e Gianuario e da Sassari due volte all'anno era usanza partire in pellegrinaggio al santuario di Porto Torres.

Ammesso tra i Frati Minori Conventuali nel convento di Santa Maria di Betlem, a Sassari, vi emette la professione religiosa nel 1580. Il 31 maggio 1586 è ordinato sacerdote.

Presso la chiesa di Santa Maria dove esercita il suo ministero sacerdotale, p. Francesco è stimato particolarmente per la sua carità. Questa virtù lo porta ad accogliere l’ispirazione divina che lo chiama ad intraprendere la missione di redentore dei cristiani tratti in schiavitù dai corsari di Algeri, tra i quali si trova dal 1590 anche fra Francesco Serra, suo cugino e confratello.

Nel 1599 papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 1592-1605) lo autorizza a raccogliere offerte per riscattarlo, per poi recarsi personalmente ad Algeri. Il 28 luglio 1602 giunge in Africa in compagnia di p. Matteo de Aguirre, già a lungo schiavo ad Algeri ma ora ambasciatore del re di Spagna presso sid Amar, re di Cuco (odierna Cabilia).

Il 21 agosto raggiunge Algeri, trovandovi una situazione critica e avversa ai cristiani a causa della guerra che sta per scoppiare tra il regno di Cuco (appoggiato dalla Spagna) e la reggenza turca di Algeri. Per questo il beato lascia la città e tornando al regno di Cuco si limita a portare liberi con sé quattro schiavi cristiani.

Scoppiata la guerra, dopo una battaglia vinta dal re sid Amar, Francesco Zirano viene inviato in Spagna a portare la lieta novella al re Filippo III. Ma, tradito dai mori che lo accompagnano, è consegnato ai soldati turchi che lo conducono incatenato ad Algeri. Qui il pascià Soliman, cristiano rinnegato, lo rinchiude nel carcere del suo palazzo fissandone il possibile riscatto in 3.000 ducati d’oro, equivalenti al prezzo di 17 schiavi. All’annuncio del cugino schiavo, che lo visita segretamente e l’informa che forse sarà bruciato vivo, Francesco esclama: “Piaccia a Dio che io mi veda bruciato per essere cristiano”. Un tentativo dei giannizzeri di inviarlo al Sultano in Costantinopoli fallisce per l’opposizione del pascià. Al nuovo annuncio, datogli dal cugino il 24 gennaio 1603, che l’indomani sarà giustiziato, egli così prega: “Piaccia a Dio che con la mia morte i rinnegati riconoscano quanto male han fatto rinnegandolo tra questi infedeli”.

La lotta serrata del giorno prima nel Gran Consiglio di Algeri - tra i giannizzeri che ne vogliono la morte e il solo pascià che lo vorrebbe vivo per incassare i soldi del riscatto -termina la mattina (25 gennaio 1603) con la crudele sentenza: sarà scorticato vivo, poi la pelle ricucita sarà affissa alla porta più frequentata della città. All’annuncio della sentenza Francesco non si abbatte bensì ringrazia Dio perché l’ha reso degno di testimoniarlo. Ciò induce i messe a proporgli: avrai salva la vita se ti fai maomettano. La risposta non si fece attendere: “Sono cristiano e religioso del mio padre Francesco, e come tale voglio morire; e supplico dio che vi illumini così  che abbiate a conoscerlo”. Al suo netto rifiuto, è condotto in catene al patibolo, ma lui cammina assorto in preghiera. Lungo il tragitto, alla rinnovata proposta di rinnegare la fede cristiana, risponde che essa è l’unica fonte di salvezza.

Giunto fuori porta Babason e sistemato per l’esecuzione della sentenza, respinge l’ultima proposta di abbandonare la fede con le parole inizialmente riferite. Affronta i tormenti della crudele esecuzione recitando il “cantico biblico dei tre fanciulli” (Dn. 3, 52-57)e invocando Gesù, Maria e S. Paolo apostolo. Muore pronunciando le parole di Gesù: “Nelle tue mani, Signore, consegno il mio spirito”. Segue l’atto finale della sentenza: la sua pelle è ricucita, riempita di paglia ed affissa alla porta Babason. Vi rimarrà sino a che non la butteranno i venti e le tormente dell’autunno successivo.

I cristiani si appropriarono di alcuni lembi della pelle del martire, custodendoli. Alcuni giunsero in Italia; in Sicilia venne portata una mano e la pelle di un braccio, tuttavia di queste reliquie si persero successivamente le tracce. Il cugino Francesco Serra, trovata la libertà, riscattò a sua volta alcuni schiavi cristiani, e riuscì in seguito anche a dare al corpo straziato una sepoltura. La fede di padre Zirano suscitò un’ammirazione commossa e la fama del suo martirio è stata tramandata.

Il 7 gennaio 2014 Papa Francesco ne ha riconosciuto il martirio, aprendo la strada alla beatificazione, avvenuta a Sassari il 12 ottobre 2014, celebrata dal card. Angelo Amato S.D.B. delegato pontificio, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.

A testimoniare il grande clima di festa è stata la presenza di diecimila fedeli, una folla immensa che ha partecipato alla cerimonia religiosa officiata da 250 sacerdoti e 25 vescovi. In piazzale Segni, che per l'occasione è stata trasformata in una grande chiesa a cielo aperto, dal Vaticano è arrivato anche il sostituto alla segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu. Presente inoltre l'arcivescovo di Algeri, monsignor Ghaleb Moussa Abdalla Bader, che ha portato in dono un sacchetto di terra proveniente da Algeri "irrigata dal sangue del nostro nuovo beato, per il quale anche la comunità algerina è raccolta in preghiera, in comunione con quella di Sassari". Alla celebrazione hanno preso parte i rappresentanti delle istituzioni militari, civili e religiose dell'isola. Poco prima della conclusione della liturgia da un maxischermo è stato trasmesso il saluto del Pontefice. Il Papa ha concesso alla chiesa di Sassari di prevedere nel proprio calendario che la festa del nuovo beato si celebri il 25 gennaio di ogni anno.

Padre Zirano sarà proposto come patrono e protettore delle persone rapite, schiavizzate e degli immigrati che attraversano deserti e mari in cerca di libertà.

©Evangelizo.org

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