"In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà"

Beato John Henry Newman (1801-1890), Cardinale, fondatore di una comunità religiosa, teologo - Meditazioni e Preghiere, Part III, 2, 2 "Our Lord refuses sympathy", § 15

aprile 17 , 2019
Quando si è separato da sua madre, Gesù si è scelto degli amici – i dodici apostoli – come per riporre in loro la sua simpatia. Li ha scelti, dice, per essere “non servi, ma amici” (Gv 15,15). Li ha fatti suoi confidenti; ha confidato loro cose che non ha detto ad altri. Era sua volontà mostrare loro un favore speciale, la sua generosità, come un padre verso i figli preferiti. Con quanto ha loro rivelato, li ha colmati più dei re, dei profeti e dei sapienti dell’Antico Testamento. Li ha chiamati “figlioli » (Gv 13,33); per conferire loro i suoi doni, li ha preferiti “ai sapienti e agli intelligenti” di questo mondo (Mt 11,25). Ha manifestato la sua gioia e li ha lodati perché sono rimasti con lui nelle prove (Lc 22,28), e come segno di riconoscenza annuncia loro che siederanno un giorno sui dodici troni per giudicare le dodici tribù d’Israele (v.30). Ha trovato conforto nella loro amicizia quando s’avvicinava la prova suprema. Li ha radunati attorno a sé nell’ultima Cena, come per essere da loro sostenuto in quell’ora solenne. “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione » (Lc 22,15). C’era dunque tra il Maestro e i discepoli una reciprocità di affetto, una profonda simpatia. Ma faceva parte del suo volere che gli amici l’abbandonassero, lo lasciassero solo – una volontà davvero degna di adorazione. Uno l’ha tradito; un altro l’ha rinnegato; gli altri sono scappati, lasciandolo in mano ai nemici… Era solo quando ha subito la passione. Sì, Gesù onnipotente e beato, ripieno nell’anima della gloria divina, ha voluto sottomettersi ad ogni sofferenza della nostra natura. Come si era rallegrato dell’amicizia dei suoi, così ha accettato la desolazione del loro abbandono. E quando ha voluto, ha scelto di privarsi della luce della presenza di Dio.    

San Nicolò in Cazzola

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Le origini medioevali della chiesa di Cazzola sono ancora visibili nella struttura architettonica della parte absidale esterna, a conci regolari e con archetti ciechi a decoro della fascia terminale. Le prime testimonianze inerenti la presenza di un edificio sacro risalgono al 1230. La chiesa è infatti  ricordata tra le cappelle del pievato di Traversetolo nel Capitulum Decimarum Omnium Ecclesiarum del 1230. Ancora nelle decime del 1299 viene...

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