Invocare il nome del Padre

San Bonaventura (1221-1274), francescano, dottore della Chiesa - Commento al Vangelo di San Luca, cap. VII (Studi francescani, 2008)

febbraio 20 , 2018
Gesù dice agli apostoli: "Quando pregate, dite: Padre". Cioè, prima di tutto invocate il Padre; dite, non solo con la voce, ma anche col cuore, per paura che non si dica di voi come in Isaia: "Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me" (Is 29,13). Dite non solo col cuore ma anche con la bocca poiché la preghiera vocale è accetta a Dio secondo il salmo: "Alta risuoni sulle mie labbra la lode del Signore" (109,30). E ciò perché serve sia a risvegliare la memoria, sia a togliere la sonnolenza, infiammare il desiderio, disporre all'obbedienza, esprimere gioia e dare l'esempio. Invochiamo dunque il nome del Padre. E' Padre, infatti, a causa della condizione di natura, secondo Efesini: "Dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome" (Ef 3,15). E in Malachia: "Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre?" (Ml 2,10). E' Padre, anche, a causa del dono della grazia; in Romani: "E voi avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: "Abbà, Padre!" (Rm 8,15); e in Galati: "E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!" (Ga 4,-). E' Padre, anche, a causa della realizzazione della gloria, secondo Geremia: "Voi mi direte: Padre mio, e non tralascerete di seguirmi" (Ger 3,19). Poiché dunque, nel nome del Padre, Dio è compreso come signore della natura, donatore della grazia e realizzatore della gloria, per ciò stesso, è dato di capire che a lui solo dobbiamo chiedere. Matteo e Luca concordano sull'invocazione del nome di Padre, affinché in questo solo nome l'uomo trovi rispetto e fiducia, due ali senza le quali la preghiera non è efficace.    

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