IO RESTO A CASA SIGNORE!

marzo 22 , 2020

Io resto a casa, Signore!
Ed oggi mi accorgo che, anche questo,
me lo hai insegnato Tu
rimanendo, in obbedienza al Padre,
per trent’anni nella casa di Nazareth
in attesa della grande missione.

Io resto a casa, Signore!
E nella bottega di Giuseppe,
tuo e mio custode,
imparo a lavorare, ad obbedire, per smussare gli spigoli della mia vita
e approntare un’opera d’arte per Te.

Io resto a casa, Signore!
E so di non essere solo
perché Maria, come ogni mamma, è di là a sbrigare le faccende e a preparare il pranzo per noi,
tutti famiglia di Dio.

Io resto a casa, Signore!
E responsabilmente lo faccio per il mio bene,
per la salute della mia città, dei miei cari,
e per il bene di mio fratello che Tu mi hai messo accanto
chiedendomi di custodirlo
nel giardino della vita.

Io resto a casa, Signore!
E, nel silenzio di Nazareth,
mi impegno a pregare, a leggere, a studiare, a meditare, ad essere utile con piccoli lavoretti per rendere più bella e accogliente la nostra casa.

Io resto a casa, Signore!
E al mattino Ti ringrazio
per il nuovo giorno che mi doni, cercando di non sciuparlo e accoglierlo con stupore come un regalo e una sorpresa di Pasqua.

Io resto a casa, Signore!
E a mezzogiorno riceverò di nuovo il saluto dell’Angelo,
mi farò servo per amore,
in comunione con Te
che ti sei fatto carne per abitare in mezzo a noi;
e, affaticato per il viaggio,
sitibondo Ti incontrerò
presso il pozzo di Giacobbe e assetato d’amore sulla Croce.

Io resto a casa, Signore!
E se a sera mi prenderà
un po’ di malinconia,
ti invocherò come i discepoli di Emmaus:
Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto.

Io resto a casa, Signore!
E nella notte,
in comunione orante con i tanti malati
e le persone sole,
attenderò l’aurora
per cantare ancora la tua misericordia
e dire a tutti che,
nelle tempeste,
Tu sei stato il mio rifugio.

Io resto a casa, Signore!
E non mi sento solo e abbandonato,
perché Tu mi hai detto:
Io sono con voi tutti i giorni.
Sì, e soprattutto in questi giorni di smarrimento, o Signore, nei quali, se non sarà necessaria la mia presenza, raggiungerò ognuno con le sole ali della preghiera.

Amen.
+ Giuseppe, Vescovo

(Giuseppe Giudice - Nocera Inferiore)

Il giorno della Liberazione

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La pace giunse solo il 25 aprile del 1945, dopo due anni terribili di paure e sofferenze. Il giorno della Liberazione, raccontato da Mons. Varesi, nella sua Cronaca: “25 aprile. La notte, che si presentava agitata, è invece trascorsa tranquilla. Di buon mattino si odono i canti dei gruppi di partigiani che si avviano alla volta di Parma. Improvvisamente alle 6.30 si sparge la voce dell’arrivo di brasiliani e sudafricani: da prima molti rimangono dubitanti,...

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