La mano del Signore era con lui

Mercoledì della quarta settimana

dicembre 23 , 2020

La Parola del Signore

…è ascoltata

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

…è meditata

È giunto finalmente il momento di dare il nome al bambino di Zaccaria ed Elisabetta. Nel nome, si sa, è nascosto il mistero della persona. I parenti sono decisi, vogliono a tutti i costi che il nome sia lo stesso del padre, un nome cioè che esprima il legame con la sua famiglia di nobile stirpe sacerdotale. Elisabetta però si oppone decisa: «No, si chiamerà Giovanni». Fa pensare questa intraprendenza della madre, sfacciata e inopportuna per la mentalità di quella gente. Questo “no” infatti rompe l’atmosfera gioiosa che si era creata, è come uno scroscio di acqua gelida che spegne gli entusiasmi del parentado e dei vicini, una parete che si erge a separare due epoche, due mentalità, due storie. È un “no” coraggioso che segna la fine di un casato, di una stirpe e l’inizio della storia di un uomo solitario che avrebbe avuto un altro compito, molto diverso da quello del padre e legato a quel nome: Giovanni, “Dio fa grazia”. Lei lo sapeva, aveva subito creduto che quella gravidanza non solo era miracolosa, ma che anche era portatrice di un’opera più grande. Ne aveva avuto conferma nell’incontro con Maria, con quella danza che il piccolo aveva fatto nel suo grembo appena aveva sentito il saluto della cugina. I parenti però non ci stanno, insistono e si rivolgono a Zaccaria: almeno lui sarà dalla loro parte. Ma l’uomo è sordo e muto da tempo, allora fanno dei gesti con le mani, mimano la loro richiesta e finalmente Zaccaria scrive: “Giovanni è il suo nome”. È in questo momento, in cui egli conferma quanto dice la moglie, che si sciolgono i nodi del suo cuore e della lingua. Elisabetta è stata una donna che ha sempre creduto nel figlio, ha scommesso la sua vita su di lui, sul suo futuro e alla fine il marito le ha dato ragione. Ci vuole sempre qualcuno che creda, non solo in Dio, ma anche nel mistero che c’è in una persona. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che creda in noi, qualcuno che interpreti i misteriosi segni, presenti in noi e nella nostra storia, che dovranno comporre il disegno di Dio. Certo, sarebbe questo proprio un bel servizio nel quale esercitarsi tutti.

…è pregata

Mandami sempre, Signore, qualcuno che creda in me, che mi dia il coraggio di essere ciò che devo essere, di compiere ciò che devo compiere. Tu lo sai che ne ho bisogno. E quando farò degli errori, quando sbaglierò la direzione, o mi troverò senza sostegno, senza conferme, allora, Signore, ti prego, fammi capire che almeno tu continui a credere in me e che porterai comunque a compimento l’opera che hai iniziato.

…mi impegna

Devo imparare ad incoraggiare le persone, a confermarle nei loro buoni intenti, nei sogni che vorrebbero perseguire, nelle piccole o grandi opere di bene, negli impegni positivi. Devo imparare a credere ancora nell’uomo, anche se ho ricevuto molte delusioni. Scelgo una persona che penso potrei incoraggiare di più, forse è qualcuno che mi sta molto vicino.

Una storia a lieto fine per un lieto anno nuovo

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Per iniziare positivamente il nuovo anno, raccontiamo una storia che, anche se sorprendente ai nostri giorni, è veramente accaduta a Traversetolo nel 1800. È una testimonianza di quanto, anche nella miseria, fossero accoglienti e buoni di cuore i traversetolesi (per lo meno alcuni). I fatti hanno inizio nel settembre del 1869. In occasione della Sagra del paese, un certo Orlandi Luigi, di professione marionettista, era giunto a Traversetolo ed aveva collocato il...

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