La parrocchia, “casa in mezzo alle case”

Il nuovo documento della Congregazione per il clero, approvato dal Papa nella festa dei Santi Pietro e Paolo, promulgato lo scorso 29 giugno.

agosto 09 , 2020

“Sollecitato da non pochi Vescovi, spiega il segretario della Congregazione mons. Andrea Ripa questo Dicastero ha avvertito la necessità di elaborare uno strumento per sostenere e accompagnare i diversi progetti di riforma delle comunità parrocchiali e le ristrutturazioni diocesane, già in atto o in via di programmazione. Non si tratta di "ingabbiarli" nella fredda schematicità di modelli precostituiti e identici per tutti, bensì di mantenerli all’interno dell’ampio alveo ecclesiale, per accompagnare un ‘andare insieme’– Pastori e Popolo di Dio – senza cercare di comprimerne il cuore e lo Spirito entro piani pensati solo a tavolino”. Il documento, annota, “non contiene novità legislative ma propone modalità per meglio applicare la legge vigente, facendo tesoro dell’esperienza della Congregazione per il Clero nel suo servizio alle Chiese particolari, nonché nell’ascolto delle loro necessità e nell’accoglimento delle loro ricchezze. D’altra parte, una Chiesa sempre impegnata nella missione evangelizzatrice ricevuta da Cristo, in un mondo più articolato rispetto al passato e connotato dai segni del pluralismo culturale, ha bisogno di porre il proprio dinamismo "in uscita", avviando, ove necessario, anche una riforma delle proprie strutture e una riorganizzazione delle forme di affidamento e di partecipazione all’esercizio della cura pastorale, nel segno di una maggiore corresponsabilità di tutti i battezzati”. Le parrocchie sono chiamate ad una “svolta”, e a trovare nuove modalità, argine all’ “indifferenza”, per avvicinare alla Parola di Dio. Soprattutto aperte a tutti, con particolare attenzione alle nuove forme di povertà, a chi è disoccupato e nel bisogno. “Si potrebbe dire spiega ancora mons. Andrea Ripache il senso del documento è ricordare che nella Chiesa c’è posto per tutti e tutti possono trovare il loro posto nell’unica famiglia di Dio, nel rispetto della vocazione di ciascuno, cercando di valorizzare ogni carisma e di preservare la Chiesa da alcune possibili derive, come "clericalizzare" i laici o "laicizzare" i chierici, o ancora fare dei diaconi permanenti dei "mezzi preti" o dei “super laici””. “A tale fine spiega mons. Ripa è stato preso in considerazione il tema dei raggruppamenti di parrocchie, chiamati “unità pastorali”, nonché di quelli di vicariati foranei, detti “zone pastorali” volte a migliorare, nelle diocesi più grandi, la connessione tra il “centro” e la “periferia”, attraverso la costituzione di Vicari Episcopali preposti a ciascuna zona, a nome del Vescovo diocesano, sotto la sua autorità e in comunione con lui”. l’Istruzione intende offrire ai Vescovi e ai loro collaboratori, chierici e laici, gli strumenti pastorali e canonici per operare secondo un agire genuinamente ecclesiale, dove diritto e profezia si possano coniugare per il maggior bene della comunità”. "il documento spiega il Vaticano tratta il tema della cura pastorale delle comunità parrocchiali, dei diversi ministeri clericali e laicali, nel segno di una maggiore corresponsabilità di tutti i battezzati”; delineata la figura del parroco doc, chiarisce lo spazio riservato anche ai laici ai quali si chiede un “impegno generoso nella missione evangelizzatrice”, chiarendo la posizione dei diaconi da considerare “assistenti”, mai “co-parroci”. L’offerta per le messe “deve essere un atto libero da parte dell’offerente, lasciato alla sua coscienza e al suo senso di responsabilità ecclesiale, non un prezzo da pagare o una tassa da esigere, come se si trattasse di una sorta di imposta sui sacramenti. Con l’offerta per la Santa Messa, i fedeli contribuiscono al bene della Chiesa e partecipano della sua sollecitudine per il sostentamento dei ministri e delle opere”. Da qui l’importanza della sensibilizzazione dei fedeli, “perché contribuiscano volentieri alle necessità della parrocchia, che sono ‘cosa loro’ e di cui è bene che imparino spontaneamente a prendersi cura, in special modo in quei Paesi dove l’offerta della Santa Messa è ancora l’unica fonte di sostentamento per i sacerdoti e anche di risorse per l’evangelizzazione”. Può fare il parroco solo chi ha ricevuto "l’ordine del presbiterato". Il che vale anche nei luoghi dove c’è carenza di sacerdoti. "L’ufficio di parroco comporta la piena cura delle anime. Di conseguenza perché un fedele sia validamente nominato parroco occorre che abbia ricevuto l’Ordine del presbiterato, esclusa ogni possibilità di conferire a chi ne fosse privo tale ufficio o le relative funzioni, anche nei casi di carenza di sacerdoti". “Proprio per il rapporto di conoscenza e vicinanza che si richiede tra un pastore e la comunità, l’ufficio di parroco non può essere affidato a una persona giuridica particolare – a parte quanto previsto dal can. 517, §§ 1-2 – l’ufficio di parroco non può essere affidato a un gruppo di persone, composto da chierici e laici. Di conseguenza, sono da evitare denominazioni come, "team guida", "équipe guida", o altre simili, che sembrino esprimere un governo collegiale della parrocchia”. Nella Chiesa c’è posto per tutti e tutti possono trovare il loro posto, nel rispetto della vocazione di ciascuno: il senso dell’Istruzione sulla parrocchia è tutto qui. Il documento propone modalità per una migliore applicazione della normativa vigente, così da favorire la corresponsabilità dei battezzati e promuovere una pastorale di vicinanza e cooperazione tra le parrocchie. Ciò che emerge, soprattutto, è l’urgenza di un rinnovamento missionario, una conversione pastorale della parrocchia, affinché essa riscopra quel dinamismo e quella creatività che la portano ad essere sempre “in uscita”, con il contributo di tutti i battezzati. Composta di undici capitoli, l’Istruzione si potrebbe dividere in due macro-aree: la prima (cap.1-6) offre una riflessione ampia sulla conversione pastorale, il senso missionario e il valore della parrocchia nel contesto contemporaneo; la seconda (cap. 7-11), invece, si sofferma sulle ripartizioni delle comunità parrocchiali, i diversi ruoli in esse presenti e le modalità di applicazione delle relative norme.

La parrocchia, “casa in mezzo alle case”

Segno permanente del Risorto in mezzo al popolo, dunque, la parrocchia è “casa in mezzo alle case” – si legge nella prima parte del documento e il suo senso missionario è fondamentale per l’evangelizzazione. La globalizzazione e il mondo digitale ne hanno modificato il legame specifico con il territorio che non è più solo uno spazio geografico, bensì uno spazio esistenziale. Ma è proprio in questo contesto che emerge la “plasticità” della parrocchia, capace di cogliere le istanze dei tempi e di adeguare il suo servizio ai fedeli e alla storia. Per questo, l’Istruzione sottolinea l’importanza di un rinnovamento in chiave missionaria delle strutture parrocchiali: lontano da autoreferenzialità e sclerotizzazioni, esse dovranno puntare sul dinamismo spirituale e su una conversione pastorale basata sull’annuncio della Parola di Dio, la vita sacramentale e la testimonianza della carità. La “cultura dell’incontro” dovrà essere, inoltre, il contesto necessario a promuovere il dialogo, la solidarietà e l’apertura verso tutti: in tal modo, le comunità parrocchiali potranno sviluppare una vera e propria “arte della vicinanza”. In particolare, l’Istruzione raccomanda la testimonianza della fede nella carità e l’importanza dell’attenzione ai poveri che la parrocchia evangelizza, ma dai quali si lascia evangelizzare. Ogni battezzato deve essere protagonista attivo dell’evangelizzazione – ribadisce ancora la Congregazione per il Clero – ed è quindi essenziale un cambio di mentalità, un rinnovamento interiore affinché si attui una riforma missionaria della pastorale. Naturalmente, tali processi di cambiamento dovranno essere flessibili e graduali, perché ogni progetto va situato nella vita reale di una comunità, senza essere imposto dall’alto e senza “clericalizzare” il servizio pastorale.

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