La preghiera è una richiesta di quanto Dio dà

San Massimo il Confessore (ca 580-662), monaco e teologo - Interpretazione del Padre nostro

giugno 20 , 2019
Come dicevo, si capirà che le parole della preghiera del Signore portano in sé la richiesta. Parla infatti del Padre, del nome del Padre e del Regno. Mostra, per altro, che colui che prega è figlio di questo padre nella grazia. Chiede che coloro che sono in cielo e coloro che sono sulla terra discendano da una sola volontà. Prescrive di chiedere il pane "épiousios" [quotidiano]. Dà agli uomini la legge della riconciliazione: e, per il fatto di perdonare ed essere perdonati, unifica la natura affinché non sia spaccata in due volontà. Insegna a sforzarsi, con la preghiera, per non entrare in tentazione, che è la legge del peccato. Ed esorta a liberarsi dal maligno. Occorreva infatti che colui che compie lui stesso i beni e li dà a coloro che credono in lui ed imitano la sua condotta nella carne, sia anche colui che insegna loro come a suoi discepoli e offre loro i fondamenti di questa vita, le parole della preghiera, parole con le quali rivelava i tesori nascosti della sapienza e della conoscenza (cfr Col 2,3) che sono specificamente in lui, come evidente non appena porta verso il godimento di questi tesori il desiderio di coloro che chiedono. Ecco perché, penso, il Verbo ha chiamato preghiera questo insegnamento che porta in sé la richiesta dei doni che, per grazia, Dio dà agli uomini. Così i nostri Padri ispirati da Dio hanno scritto e definito la preghiera dicendo che essa è una richiesta di ciò che Dio dà naturalmente agli uomini secondo il suo volere.    

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