“L’avete fatto a me”

San Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo - Discorsi al popolo, n°24; SC 243

marzo 07 , 2022
Fratelli, riflettete e guardate l’esempio di nostro Signore, che ci ha resi viaggiatori e ci ha ordinato di andare alla città celeste (Eb 11,13ss) correndo per la strada della carità. (…) Benché sia seduto in cielo, per compassione verso le sue membra che si affaticano, poiché lui è la testa delle membra e del corpo nel mondo intero (Col 2,19), ha detto: “Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me” (…) Quando ha trasformato Paolo il persecutore in predicatore, gli ha detto dall’alto dei cieli: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (At 9,4) (…) Saulo perseguitava i cristiani: perseguitava forse il Cristo, assiso in cielo? Ma è Cristo stesso che era nei cristiani e soffriva con tutte le sue membra, perché fosse vera in lui questa parola: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (1Cor 12,26). (…) Portiamo i pesi gli uni degli altri (Gal 6,2); dove è andata la testa, andranno pure le altre membra. (…) Se il nostro Signore e Salvatore, che è stato senza peccato, si degna di amare noi peccatori con affetto tanto grande da affermare di soffrire ciò che noi soffriamo, perché noi, che non siamo senza peccato e che possiamo riscattare i nostri peccati con la carità, perché non ci amiamo di amore tanto perfetto da patire con quello fra noi che deve sopportare un grande male? 8...) Una mano o un altro membro staccato dal corpo non sente più nulla; così è il cristiano che non soffre della disgrazia, dell’indigenza o addirittura della morte di un altro.     

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