Le Cose

Il desiderio è che arda un fuoco, quello della parola e del pane spezzato

marzo 09 , 2019

Il desiderio è che arda un fuoco, quello della parola e del pane spezzato. Ma anche qui c’è un linguaggio che non appartiene al nostro tempo, e che è inaccessibile per molta gente ( linguaggio che viene dal medioevo).

In più si ha l’impressione che la nostra pastorale abbia come unico orizzonte la celebrazione dei sacramenti. Certo il sacramento deve appassionare: se c’è un cuore che batte, se il simbolo parla. Ma sarà una minoranza quella che porteremo alla celebrazione. E, allora, per gli altri?

Occorre che ci educhiamo a “stare fuori”; a stare nei racconti. Come fu per la Chiesa degli inizi. Che certo celebrava la cena del Signore, e già era un celebrare nelle case, ma poi era sulla strada, un luogo dove non ci sono steccati, dove non conti per il titolo che hai, ma conti per la tua capacità di ascoltare racconti ed entrare nel conversare con il tuo racconto.

Prendiamo gli Atti degli Apostoli 8,2640: allora il mondo cristiano non aveva ancora costruito le chiese e l’eucarestia era intorno ad una tavola. Là il racconto non finiva tra le pareti, era per le strade. Ed ecco che l’angelo spinge il diacono Filippo su una strada deserta. “Ma è deserta!”, dirà qualcuno. “Ma siamo in pieno deserto dell’anima” dirà un altro. Passa un carro: “Accostati e sali” dice la voce a Filippo. Accosta il carro e sale; un eunuco sul carro legge pagine del profeta Isaia.

La voce oggi viene a noi: accostati, sali, ascolta uno che sta leggendo, entra adagio adagio nelle sue parole. Legge la bibbia, legge la creazione, legge la sua vita, legge questo mondo. Legge un dolore, legge un amore, legge una nascita. Ascolta. Hai da imparare. E hai anche da raccontare, raccontare Gesù: “Pronti”, scrive S. Pietro “ a rispondere della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza” ( 1 Pt.3, 1415).

Una riflessione: abbiamo e diamo molte energie e molti sforzi per una educazione all’atto di fede, forse meno tempo e meno impegno per educare all’amore.

Molti , all’ultimo giorno, di quelli che non avranno frequentato le nostre chiese, i nostri ambienti, si sentiranno dire: “ Quello che hai fatto a uno di questi piccoli l’hai fatto a me”.

Questo significa godere che molti si lascino condurre nel loro cuore dalla passione per la giustizia, per la solidarietà, per la dignità di ogni donna e uomo, per la salvaguardia del creato. A tutti i livelli. Educare a questo significa tenere accesa nel cuore l’attesa del giorno in cui Dio li riconoscerà. Non importa dove questo avvenga: avremo creato un passo verso il Signore.

P.S. Non sarà che, quasi senza accorgercene, abbiamo ristretto le vie di Dio? Allarghiamo le vie della salvezza.

Da 70 anni suonano ancora assieme le campane di Vignale

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In seguito al decreto del 23 aprile 1942, emanato dal governo Mussolini, che comportò la requisizione forzata delle campane su tutto il territorio italiano per convertirle in armi da offesa, anche la frazione di Vignale subì la rimozione delle due campane minori, lasciando sulla torre la sola campana maggiore. Nel dopoguerra le due campane requisite furono rifuse a spesa del governo e solennemente benedette da S. E. il vescovo Evasio Colli il giorno 11.10. 1948, con...

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