L'umiltà del Figlio di Dio

San Bonaventura (1221-1274), francescano, dottore della Chiesa - Della vita perfetta, II §1,3,4 (Opere spirituali di San Bonaventura, Santità S. Francesco d'Assisi)

ottobre 04 , 2018
Chi considera i propri difetti con gli occhi del cuore deve "umiliarsi in verità sotto la potente mano di Dio". Ancora, vi esorto, voi che siete serva di Dio, quando conoscerete con certezza i vostri difetti, umiliate profondamente l'anima vostra e abbiate disprezzo di voi stessa. Poiché "l'umilà è una virtù, dice S. Bernardo, per mezzo della quale l'uomo si ritiene meschino, grazie ad un'esatta conoscenza di sé". Con questa umiltà, nostro Padre, il beato Francesco, divenne meschino ai propri occhi. L'amò e la ricercò dall'inizio della sua vita religiosa fino alla fine. Per essa lasciò il mondo, si fece portare nudo nelle vie della città, servì i lebbrosi, confessò i suoi peccati nelle prediche e chiese di coprirlo d'improperi. Ma é soprattutto dal Figlio di Dio che dovete apprendere questa virtù. Lo dice lui stesso: "imparate da me che sono mite e umile di cuore", poiché, secondo il beato Gregorio, "chi raccoglie virtù senza umiltà, getta polvere contro il vento". Come l'orgoglio è il principio di ogni peccato, così in effetti l'umiltà è il fondamento di tutte le virtù.     

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