Maria la madre

Maria SS. Madre di Dio

gennaio 02 , 2020

Il testo biblico Lc 2,16-21
16Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. 21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

breve contestualizzazione e spiegazione
- La Solennità della Madre di Dio apre l’Anno civile alla benedizione e alla vita. Il nostro brano si colloca nel grande racconto natalizio lucano che abbiamo commentato nel giorno di Natale (vv. 1-15). Abbiamo visto come a differenza dei racconti dei «personaggi famosi» dell’antichità, la descrizione evangelica del Natale esula dalla concezione trionfalistica del Dio che entra nel mondo degli uomini. In un contesto di totale provvisorietà e di debolezza, Gesù è accolto da Maria e Giuseppe e successivamente contemplato da semplici pastori. Una stalla fu la sua casa natale, una greppia il suo giaciglio, poche fasce di fortuna il suo manto (cf. Lc 2,6-7).
- La seconda parte del racconto mostra invece l’evento luminoso della «gloria degli angeli» e allo stesso tempo la «chiamata dei pastori» a contemplare il bambino nato. Cielo e terra si incontrano! Lo schema narrativo viene ripetuto a più livelli: si parla dell’evento storico (vv. 1-7); lo stesso evento viene presentato ai pastori come «segno» (vv. 11-12) ed infine viene descritto direttamente come «esperienza viva» (vv. 16-17).
- Luca presenta l’apparizione degli angeli ai pastori nella notte, mettendo in relazione la «gloria» (doxa) trascendente di Dio con la condizione di umiltà e di semplicità degli uomini, la luce celeste che splende nella notte del mondo. Si dice che i pastori «vegliavano le veglie della notte» (v. 8), mentre un angelo li illuminò, recando loro l’annuncio: «non temere: vi annuncio la buona notizia di una grande gioia che sarà per tutto il popolo» (v. 10).
- Da notare l’importanza del verbo «evangelizzare» (euaggelizomai) che assume nell’economia dell’intera struttura teologica lucana un ruolo centrale: Gesù è l’evangelizzatore della salvezza (cf. Lc 4,18), egli è il salvatore del mondo, la sua venuta costituisce la novità e la gioia dell’uomo. Un secondo termine è «la grande gioia» (charan megalēn): si tratta dell’esperienza dell’uomo che fa l’incontro con Dio nello Spirito Santo. La gioia, frutto del dinamismo dello Spirito, deve eliminare la paura di un Dio «giudice» e invadere il cuore dei pastori, come la luce fuga le tenebre della notte. Tutto il popolo è chiamato a gioire, come nella scena profetica di Sofonia 3,14-18 che riporta l’invito alla gioia per la salvezza operata da Jahwe.
- Nel v. 11 prosegue l’annuncio dell’evento: «oggi è nato per voi un salvatore, che è Cristo Signore, nella città di Davide». L’oggi (sēmeron) dell’incontro con il Dio con noi, l’oggi dell’evangelizzazione, l’oggi della misericordia e della salvezza! I titoli riservati a Gesù sono di fondamentale importanza per cogliere la profondità della fede: Gesù è definito anzitutto «salvatore» (sōtēr), lo stesso termine impiegato per l’imperatore, qui assume una funzione sostitutiva e velatamente ironica. Il vero e unico Re e Signore è il Cristo, venuto al mondo nella povertà e nel nascondimento. È lui il Messia (christos) atteso da tutti i credenti. È lui il Signore (kyrios), a cui il Padre ha consegnato il potere e la gloria.
- Nei vv. 13-14 si schiude al lettore la prospettiva celeste della moltitudine di angeli che cantano l’incontro tra il mondo trascendente e la realtà della terra. La celebrazione della «gloria a Dio» indica il mistero della trascendenza che illumina la notte del mondo; allo stesso tempo allude alla potenza schiacciante e luminosa (kabod) nelle teofanie dell’Antico Testamento. Unita alla gloria si menziona il dono della «pace in terra» (eirēnē epi gēs), dono offerto a coloro che Dio ama. La gloria di Dio manifestata nel più alto dei cieli si estrinseca in un progetto di pace per gli uomini. La nascita del Messia manifesta la gloria di Dio e riversa la pace «che viene da Dio» e non dai compromessi umani (si pensi alla pax augustea).
- Partiti gli angeli, nei vv- 15-17 vengono presentati i pastori che vanno a vedere con sollecitudine «questo grande avvenimento» (to rēma touto to gegonos). L’evangelista sottolinea che, arrivati i pastori, trovarono Maria e Giuseppe con il bambino, che giaceva nella mangiatoia. La presenza dei pastori ricorda la stessa funzione del «pastore» che Gesù rivestirà durante la sua missione pubblica (cf. Gv 10). Sono i pastori stessi che «riferiscono» della loro esperienza diretta (v. 17) e diventano testimoni dei fatti raccontati al cospetto di tutta la comunità (v. 18).
- Infine viene presentata la Vergine Madre nell’atteggiamento di conservare nel cuore e meditare tutti gli avvenimenti accaduti, con un senso di profondo stupore e gratitudine. Luca attribuisce alla Madonna un ruolo specialissimo soprattutto in questo racconto. In primo luogo vediamo Maria come «interprete» degli avvenimenti che stanno accadendo. In Lei possiamo scorgere il modello del credente che accoglie la Parola, si mette a servizio, dà alla luce il Verbo fatto carne e porta in sé il mistero del bambino.
- La pagina di chiude con i pastori che ritornano ai loro greggi «glorificando e lodando Dio». Alla lode degli angeli in cielo fa eco quella dei pastori sulla terra: saranno loro i primi testimoni dell’incarnazione del Cristo.

Spunti per la meditazione
- In questa seconda parte del racconto natalizio l’evangelista vuole aiutarci a cogliere il senso della nostra storia: le nostre origini, il cammino di ricerca della volontà di Dio, la fatica di credere e di vivere nella quotidianità l’ordinario, «in modo straordinario».
- Torniamo a rivivere l’esperienza della santa famiglia giovane che obbedisce alla volontà di Dio con piena umiltà e sottomissione. Il testo evoca la memoria della promessa fatta da Dio alla famiglia di Davide (cf. 2Sam 7,14): dalla sua discendenza verrà il Messia, che sarà «figlio»!
- Pur nella scarsità delle indicazioni, possiamo immaginare il disagio di Giuseppe e di Maria, «pellegrini» a Betlemme. Per la Vergine si compie il tempo del parto. Soli, lontani da Nazaret, forse ospiti di parenti nella «città di Davide». Maria dà alla luce Gesù, trasformando la notte del dolore in gioia e festa della vita.
- Il bambino è nella mangiatoia e Dio abita la notte del silenzio, per stare con gli umili e i poveri. Gesù appare come il «servo che non alzerà la sua voce!» (Is 42), ma porterà la giustizia di Dio a tutti i popoli!
- Nella seconda parte del racconto lucano si presenta l’annuncio angelico: il cielo si schiude per rivelare la grandezza del mistero di Dio. L’apparizione dell’angelo che annunzia l’evento ai pastori: «non temere!». L’avvento di Dio nella storia non distrugge gli uomini, come i tiranni umani, ma porta loro la vita e la speranza. Dio è finalmente con noi!
- Nel nostro testo (vv. 16-21) si coglie l’azione dei pastori illuminati dalla gloria angelica: essi decidono di andare a Betlemme per sperimentare la presenza del salvatore. Essi accolgono nel cuore la testimonianza della gioia e vivono il cammino dell’ospitalità.
- Anche noi siamo chiamati a vivere l’ospitalità nei riguardi di Dio e dei fratelli. L’ospitalità che si trasforma in cammino di unità, nella condivisione e nella speranza. Le nostre famiglie, le nostre comunità devono dilatarsi nella comunione verso tutti. La tristezza del dolore deve poter cedere il posto alla certezza della «sua presenza».
- Il cammino dei pastori è pieno di stupore e di sollecitudine. Lo stupore dei semplici che cercano di «vedere» l’uomo nuovo venuto nella storia. I pastori cercano il «buon pastore»: ciascun uomo ha bisogno di essere aiutato e sostenuto nel cammino. L’esperienza cristiana è un «esodo di popolo» verso la terra promessa. La notte sembra quasi la ripetizione del deserto antico, che viene illuminato dalla colonna di luce: Dio è venuto nella luce!
- Oltre al tema della luce c’è il tema della pace (eirēnē). La venuta di Dio nella storia segna l’inizio della vera pace per l’uomo. Ma come si deve intendere la pace? Nella Bibbia lo shalôm assomma tutti i beni della creazione, segno di armonia e di pienezza, augurio di sapienza e di prosperità! Il Natale di Dio è shalôm in senso pieno! In Cristo-bambino l’uomo riceve la pienezza dei doni e dei beni dal Cielo.
- La narrazione lucana di chiude con la figura centrale di Maria. L’evangelista annota che la Vergine «conservava» nel suo cuore tutti questi avvenimenti e li «meditava». Il cuore della Madre vive della gioia del Natale. Maternità di Maria, mistero della salvezza! Il posto di Maria nel Natale e nella nostra vita: la «serva» della Parola che si è fatta carne (Gv 1,14). È Lei ora la testimone delle meraviglie di Dio nella storia.

alcune domande per la riflessione
- Nella scena natalizia spicca la figura della Madre: quale esempio ci viene dato attraverso la figura di Maria? La povertà della santa famiglia, la provvisorietà e lo stato di bisogno in cui viene a nascere il bambino Gesù. Dio viene nel mondo avendo bisogno di tutto: come stai vivendo questo tempo in preparazione al Natale?
- Cosa ti colpisce di più del racconto della nascita? Perché? Il gloria celeste giunge a semplici pastori e li invita alla gioia. Il Natale è tempo di gioia e di speranza. Quale speranza deriva dal Natale per l’uomo di oggi? Che cosa ostacola oggi il cammino della speranza?

Salmo di riferimento per «pregare il testo»
Salmo 8

8,2 O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.
3 Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
4 Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate,
5 che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
6 Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato:
7 gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi;
8 tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna;
9 Gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare.
10 O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

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