Maria Santissima Madre di Dio - Anno A

Ti benedica il Signore - Omelia di Don Giancarlo

gennaio 01 , 2020

Nm 6,22-27 Porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò
Sal 66 Dio abbia pietà di noi e ci benedica
Gal 4,4-7 Dio mandò il suo Figlio, nato da donna
Lc 2,16-21 I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.

Con la solennità di Maria Santissima Madre di Dio si chiude in un certo senso l’Ottava del Natale, cioè il mistero del Natale raggiunge una sua compiutezza. Il Vangelo infatti riprende la scena del Natale, o meglio, la scena immediatamente successiva, quella dell’adorazione dei pastori e poi della circoncisione di Gesù all’ottavo giorno dalla sua nascita. Possiamo allora dire che, se il Natale celebra la venuta del Figlio di Dio nella carne, la solennità odierna celebra l’atteggiamento di risposta che a noi è richiesto di fronte alla buona notizia, all’«evangelo», di quella venuta. Come i pastori, siamo chiamati ad andare, “senza indugio”, per vedere “Maria, Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Lc 2,16). È il momento per noi di contemplare quel mistero, che abbiamo celebrato il giorno di Natale, e di “custodire” questo mistero, meditandolo nel nostro cuore (cfr. Lc 2,19), sull’esempio di Maria. In quel bimbo che ci è nato, infatti, Dio ha accordato al mondo la sua benedizione, tema della prima lettura e del Salmo responsoriale. La benedizione del Signore è giunta a noi quando “egli ha fatto risplendere per noi il suo volto” e ci ha fatto grazia (cfr. Nm 6,25); o, per dirla con le parole del Salmo 66/67, la benedizione del Signore ci ha raggiunti quando Dio ha avuto pietà di noi e “su di noi” ha fatto “risplendere il Suo volto” (Sal 67,2). C’è un nesso molto preciso tra l’atteggiamento di benevolenza, di misericordia, di grazia, di pietà di Dio verso di noi e la sua benedizione: essere benedetti dal Signore, in questo primo giorno dell’anno, significa prendere coscienza della potenza del suo amore per noi, significa accorgerci, come hanno fatto i pastori, che Dio ci ha dato un segno indistruttibile della passione d’amore che prova per noi, quando ha mandato suo Figlio a nascere per noi dalla Vergine Madre di Dio. Dio ci ha adottati quali suoi figli, ci ha ricordato S. Paolo nella Lettera ai Galati, quando, nella “pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4-5). La nascita di Gesù, celebrata a Natale, è per noi: è un mistero che Dio ha preordinato dai secoli eterni in vista della nostra liberazione dal peccato, della nostra elevazione allo stato di grazia, della nostra partecipazione alla vita divina, mediante la condivisione della vita del Figlio suo. L’iniziativa è stata tutta di Dio: lui ha condiviso la nostra vita per primo, e a noi non resta che contemplare, con i pastori, con Maria e Giuseppe, questo mistero di grazia. Ma la meditazione del mistero non è sufficiente: “i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio, per tutto quello che avevano udito e visto” (Lc 2,20). E il Salmo ci invitava: “Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti” (Sal 66). La nostra contemplazione del mistero del Natale deve condurci alla lode del piano di Dio, alla glorificazione dei Suoi disegni di salvezza per noi e per il mondo. Questa lode, questa glorificazione, diventeranno segno per coloro che non hanno ancora contemplato il mistero e porteranno “tutti i confini della terra” a temere il Signore (cfr. Sal 66). La pace, che si celebra in questo primo giorno dell’anno civile, ha il suo ultimo fondamento in questa benevolenza che Dio ci ha mostrata nel dono del Suo Figlio. Questa benevolenza è divenuta benedizione, pronunciata dal Signore sul Suo popolo, su coloro che credono nel mistero del Natale di Gesù, e deve espandersi, in cerchi sempre più larghi, su tutte le genti, chiamate alla stessa alleanza di pace nel Signore Gesù Cristo, attraverso i nostri atteggiamenti bene-volenti e bene-dicenti nei loro confronti.

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